Super Trump si prende pure la Fed, mai un presidente USA così potente

La Federal Reserve sarà presto piena di uomini del presidente Trump. La maggioranza del board è a fine mandato e mai la Casa Bianca ha avuto negli ultimi decenni una simile opportunità di controllo dell'istituto.

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La Federal Reserve sarà presto piena di uomini del presidente Trump. La maggioranza del board è a fine mandato e mai la Casa Bianca ha avuto negli ultimi decenni una simile opportunità di controllo dell'istituto.

Donald Trump starebbe diventando il presidente USA più potente da almeno 80 anni a questa parte. L’8 novembre scorso, il tycoon vinceva a sorpresa le elezioni presidenziali, mentre i repubblicani mantenevano la maggioranza alla Camera e la conquistavano al Senato. Dunque, non solo la Casa Bianca, bensì pure il Congresso è in mano alla destra, così come ben 34 stati su 50 sono retti da governatori repubblicani. Un solo potere si trova ancora in mano ad esponenti non filo-governativi: la Federal Reserve. Il suo governatore Janet Yellen è una democratica convinta, ma la tempistica sta aiutando Trump anche in questo caso, perché il mandato le scade tra 5 mesi e già nei prossimi giorni alla Casa Bianca dovranno iniziare le selezioni per trovare un successore. Non solo, perché dei 7 membri del board, in scadenza di mandato sono altri 4, tra cui Stanley Fischer, vice della Yellen, che ieri a sorpresa ha annunciato le sue dimissioni con 6 mesi di anticipo, a decorrere da ottobre.

Dunque, da qui a pochi mesi, il presidente Trump avrà la possibilità di plasmare a sua immagine anche la banca centrale americana, cosa che non accadeva dal 1936, quando alla presidenza c’era Franklin Delano Roosevelt. Il mandato dei membri della Fed dura 14 anni, per cui è raro che uno stesso presidente riesca a nominare diversi componenti del board nel corso della sua amministrazione. Già da tempo si fanno alcuni nomi sul prossimo governatore della Fed. Uno di questi è Gary Cohn, consigliere economico della Casa Bianca e uno dei più stretti ed esperti collaboratori di Trump. Lo stesso presidente lo aveva indicato quale papabile nuovo capo dell’istituto, ma le probabilità dell’ex manager di Goldman Sachs sono crollate da fine agosto, quando a sorpresa ha criticato la presidenza, rea di non avere condannato a sufficienza i suprematisti bianchi per le violenze a Charlottensville.

Cohn ha origini ebraiche e ha trovato troppo morbida la condanna di Trump dei neonazisti americani. Il suo profilo resta, tuttavia, interessante, anche se a differenza dei precedenti governatori della Fed, egli non avrebbe un curriculum accademico, pur essendo considerato tra i maggiori conoscitori dei mercati finanziari in America. Proprio l’assenza di un trascorso da economista sarebbe, però, il suo tallone di Achille. Al Senato, dove formalmente dovrebbe passare la sua nomina, tra i banchi della stessa maggioranza potrebbero sorgere dubbi sulla sua persona, non essendo chiara la sua linea di politica monetaria. (Leggi anche: Deregulation finanziaria, così Trump libera 100 miliardi per le grandi banche)

Non escluso un secondo mandato per la Yellen

In verità, Trump prenderebbe in considerazione persino l’ipotesi paradossale di assegnare alla Yellen un secondo mandato. In campagna elettorale, il presidente l’aveva accusata di assecondare i desiderata dell’amministrazione Obama, sostenendo che con i suoi tassi bassi avrebbe alimentato bolle finanziarie. Da quando è entrato alla Casa Bianca, i toni sono cambiati verso il capo della Fed, tanto che in un’intervista recente ha segnalato il suo apprezzamento per il profilo della Yellen, nota per le sue inclinazioni favorevoli ai tassi bassi. (Leggi anche: Vittoria Trump e dimissioni Yellen? Vediamo lo scenario)

Trump vorrebbe, infatti, un indebolimento del cambio per sostenere le esportazioni, che solo una politica monetaria accomodante renderebbe possibile. D’altra parte, lo stesso punta a eliminare l’eccesso di regolamentazione sul mercato bancario, introdotto con il Dodd-Frank Act. La Yellen potrebbe essersi data una zappa sui piedi un paio di settimane fa, quando dal simposio di Jackson Hole ha confermato la sua contrarietà all’allentamento delle regole.

Serve un governatore Fed amico

Il profilo del prossimo governatore sarebbe chiaro: fautore di una politica monetaria relativamente accomodante e sostenitore della deregulation bancaria. Difficile trovare nomi che sposino entrambi le cause, trattandosi di linee politiche rispettivamente di sinistra e di destra.

I repubblicani, dopo anni di critiche più o meno feroci alle stamperie della Fed, vorrebbero finalmente che fosse nominato un loro uomo, che contrariamente a Ben Bernanke e ad Alan Greenspan, non li tradisca con un’impostazione monetaria espansiva.

Eppure, tra i nomi in considerazione per riempire le caselle vuote del board, Trump scruta anche Mervin Goodfriend, professore al Carnegie Mellon University, il quale si è dichiarato lo scorso anno in favore dell’introduzione dei tassi negativi e della lotta al contante. E così, dopo avere stretto un accordo temporaneo con i democratici sull’innalzamento del tetto del debito federale, la Casa Bianca potrebbe trovare qualche altra sponda a sinistra, anche perché nel partito dell’asinello c’è la consapevolezza che, perduta la Fed, non c’è al momento altro che venga da gestito da un uomo a sé vicino.

Dalle prossime nomine dipenderà la prosecuzione della stretta monetaria avviata dalla Yellen nel dicembre di due anni fa con il primo rialzo dei tassi USA dal 2006. Forse anche per l’incertezza sulla composizione del board, il dollaro è tornato a soffrire negli ultimi giorni, perdendo mediamente l’1,8% in una settimana contro le altre valute e scendendo ai livelli minimi dalla fine del 2014. Saranno le nomine a segnare un possibile cambio di direzione per il cambio, a seconda che la nuova maggioranza del board sia affollata da “colombe” o da “falchi”. Lo scenario più probabile è che Trump scelga un suo uomo di fiducia, che non contrasti la sua agenda economica su tasse, politiche commerciali e deregulation finanziaria. Perché per dirla con le parole del segretario del Tesoro, Steve Mnuchin, l’80% delle politiche del governo possono essere attuate tramite le agenzie federali, senza nemmeno passare per il Congresso. E un governatore della Fed poco “amico” della Casa Bianca potrebbe mettere i bastoni tra le ruote al presidente. (Leggi anche: Come il dollaro debole sta sostenendo l’economia mondiale)

 

 

 

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