E reflazione fu: dal dollaro ai bond, cosa ci aspetta dopo i dati USA di ieri

L'inflazione USA accelera ai massimi da 4 anni e il dollaro si rafforza, scontando un nuovo rialzo dei tassi USA già a marzo. In salita i rendimenti dei titoli di stato e l'oro arretra un po'.

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L'inflazione USA accelera ai massimi da 4 anni e il dollaro si rafforza, scontando un nuovo rialzo dei tassi USA già a marzo. In salita i rendimenti dei titoli di stato e l'oro arretra un po'.

Il dato sull’inflazione a gennaio negli USA era di quelli attesi, che gli analisti e i mercati sapevano già che avrebbe segnato la differenza nel modo di concepire il trading per le prossime settimane. E così è stato. L’indice dei prezzi al consumo è cresciuto dello 0,6% mensile, accelerando dal +0,3% di dicembre, e del 2,5% su base annua, il ritmo più alto dal marzo del 2012.

Al netto delle componenti volatili, l’inflazione americana è stata dello 0,3% mensile e del 2,3% annuale. In entrambi i casi, le cifre sono risultate superiori alle attese. Vero è, però, che la Federal Reserve preferisce per il suo target fare riferimento all’indice dei prezzi al consumo personali, che a dicembre era ancora dell’1,6%, sotto il tasso perseguito del 2%.

Tuttavia, anche le vendite al dettaglio a dicembre negli USA sono state superiori alle attese per i dati preliminari: +0,4% contro un consensus del +0,1%. E il dato di novembre è stato rivisto al rialzo da +0,6% a +1%. A contemperare l’intonazione positiva dei dati vi è stata la produzione industriale, diminuita a gennaio dello 0,3%, peggio delle stime. (Leggi anche: Super dollaro sì o no, Trump cerca risposte)

Rialzo dei tassi USA più probabile a marzo

Esistono, quindi, tutte le condizioni, affinché la Federal Reserve alzi a marzo nuovamente i tassi, dopo l’ultima stretta di dicembre, quando sono stati ritoccati al’l’insù di 25 punti base al nuovo range dello 0,50-0,75%. Solo l’altro ieri, testimoniando al Congresso USA, il governatore Janet Yellen aveva sostenuto la necessità di alzare i tassi, qualora i segnali di ripresa sul fronte del mercato del lavoro e dell’inflazione proseguissero.

Scontando tali movimenti, ieri il mercato si è subito riposizionato, con i rendimenti decennali dei Treasuries a impennarsi dal 2,47% al 2,52%, ai massimi da un mese e mezzo, mentre il dollaro ha guadagnato fino a mezzo punto percentuale contro le principali valute. Nel dettaglio, il cambio euro-dollaro è sceso fino a 1,0522, ai minimi da inizio gennaio. I rendimenti sovrani italiani sono saliti fino a oltre il 2,27% sulla scadenza decennale, ampliando le distanze con gli omologhi Bund fino a 187,4 punti base.

Al contempo, le quotazioni dell’oro hanno ripiegato a 1.121 dollari, ennesimo segnale di un attecchimento sui mercati di aspettative rialziste sui tassi USA. (Leggi anche: Cambio euro-dollaro ai minimi da un mese, possibile rialzo tassi USA a marzo)

Draghi dovrà preparare il taglio del QE

E adesso? Da qui al prossimo board della Federal Reserve ci sarà la pubblicazione del dato sull’inflazione negli USA a febbraio, che confermerà o meno la tendenza crescente dei prezzi americani. Fino ad allora, il menù dei mercati prevederà un rafforzamento del dollaro verso i massimi dal 2002, toccati tra dicembre e gennaio, un conseguente indebolimento del cambio euro-dollaro, magari fino ai minimi di inizio gennaio e intorno a 1,03, una stabilizzazione dell’oro ai prezzi attuali (per contro, pesano le tensioni geo-politiche, specie nell’Eurozona) e una risalita dei rendimenti sovrani, dai Treasuries ai titoli di stato in euro.

Per Mario Draghi, non è in sé un’ottima notizia, in quanto un euro atteso più debole tenderebbe a rafforzare le tendenze inflattive nell’unione monetaria, mentre una più probabile stretta monetaria americana rende automaticamente ancora più accomodante la sua politica, con la conseguenza di avvicinare i tempi di un cambio di rotta, quanto meno nelle esternazioni dell’istituto. Conferma di quanto scrivevamo ieri, ovvero che il “quantitative easing” sarebbe al capolinea e il rialzo dei tassi da parte della BCE meno lontano di quanto si creda. (Leggi anche: Quantitative easing al capolinea e tassi BCE in rialzo)

 

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