Super Cashback: allo studio misure contro i “furbetti”, ma è lo stato il loro mandante

Comportamenti scorretti in fase di acquisti per vincere il super premio di 1.500 euro ogni 6 mesi. E circolano diverse ipotesi per limitarli.

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Il mandante dei

Il Super Cashback starebbe sortendo i primi effetti: gli italiani ricorrono sempre più ai pagamenti elettronici per fare acquisti. Secondo i dati al 12 febbraio scorso, i pagamenti minimi necessari per rientrare tra i 100 mila fortunati a cui verrà erogato il premio dopo i primi sei mesi sono saliti a 1,7 al giorno, pari a quasi 310 nell’arco del primo semestre. All’inizio dell’anno, era di 1,4. E il trend in crescita non può farci escludere che si arrivi a superare la soglia dei 2.

Facciamo un passo indietro e spieghiamo di cosa stiamo parlando. Dall’1 gennaio scorso è entrato in vigore il Super Cashback, che si affianca al cashback ordinario e alla lotteria degli scontrini per incentivare i pagamenti elettronici. Esso consiste nel premiare i 100 mila italiani che hanno effettuato il maggior numero di transazioni con carta di credito, bancomat e app in ciascuno dei due semestri dell’anno. Sul loro conto corrente verrà accreditata una somma di 1.500 euro. In un anno, si potrebbe arrivare a 3.000 euro.

Poiché non esiste un limite di spesa minimo per transazione – anzi, l’obiettivo del governo Conte era stato proprio di incentivare l’uso delle carte e delle app per i piccoli pagamenti, quelli che generalmente sfuggono più al fisco – la fantasia italica si è subito attrezzata. Si registrano casi estremi, come di chi ha fatto benzina per ben 62 volte nell’arco di una notte presso il medesimo distributore e per pochi centesimi alla volta. E ci sono coloro che entrano ed escono nel medesimo negozio più e più volte in pochi minuti o qualche ora per frazionare gli acquisti e aumentare il numero delle transazioni.

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Le soluzioni possibili contro i “furbetti”

I commercianti giustamente si lamentano.

In primis, perché così subiscono maggiori costi per via delle commissioni fisse applicate alle transazioni elettroniche. Secondo, perché si trovano a perdere tempo con clienti che, anziché acquistare in un’unica soluzione, si presentano alla casa più volte, intasando le file, cosa peraltro alquanto sconsigliabile in era Covid. Da qui, la ricerca di possibili soluzioni per evitare che i “furbetti” vengano premiati e finiscano per peggiorare le abitudini di acquisto degli italiani. Va detto, comunque, che essi non potranno essere sanzionati, semplicemente perché non stanno violando alcuna legge. Al massimo, rischiano di vedere escluse le micro-transazioni dal conteggio necessario per ottenere il premio del Super Cashback.

Al Ministero delle Finanze è arrivato chiaro il messaggio delle categorie e stanno già ricorrendo ai ripari. Diverse le ipotesi allo studio per scoraggiare i comportamenti scorretti. Una di esse consisterebbe nel non conteggiare le micro-transazioni, cioè quelle di pochi centesimi ciascuna o di conteggiarle fino a un numero massimo nell’arco di ogni semestre. A tale riguardo, tabaccai e benzinai propongono di escludere dal conteggio tutti gli acquisti con carta fino a 1 euro. Tuttavia, una misura così generalizzata rischia di contravvenire all’obiettivo sopra indicato.

La seconda misura ipotizzata sarebbe abbastanza logica: non conteggiare le transazioni effettuate presso lo stesso punto vendita in un arco di tempo ristretto, magari ponendo un tetto massimo di transazioni conteggiabili presso uno stesso punto vendita nell’arco della giornata. In altre parole, sarebbe ancora possibile pagare la colazione al bar la mattina con carta e poi tornarci la sera per un aperitivo con gli amici. Non verrebbe accettato, invece, che si paghi il caffè e subito dopo il cornetto con due distinte operazioni. La terza ipotesi, infine, sarebbe di escludere tutti i pagamenti sotto una certa cifra. Come sopra accennato, c’è chi propone di fissare una soglia minima di 1 euro, ma verosimilmente si andrebbe verso una soluzione meno drastica.

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E’ lo stato a incentivare i comportamenti scorretti

Ora, si fa presto a gridare contro la furbizia tipica degli italiani. In realtà, è proprio lo stato a incentivarla. Se ti dicono che puoi partecipare a una lotteria acquistando un biglietto anche a un centesimo, è evidente che per aumentare le tue chance di vincita ne comprerai 100 da 1 centesimo ciascuno, anziché 1 solo da 1 euro. E’ sbagliata la formulazione della lotteria, non il comportamento del tutto razionale di chi vi partecipa. La verità è che il Super Cashback in sé non sarebbe un’idea sbagliata, almeno non sul piano dell’obiettivo perseguito, che dicevamo consistere nell’incentivare i piccoli pagamenti con carta e app, al fine di diffondere una cultura alternativa al cash tra i consumatori.

Questa sola misura ci costerà quest’anno 300 milioni di euro, soldi che non è detto verranno recuperati, se non in parte, dal recupero del gettito fiscale. Non sarebbe stato opportuno destinarli per eliminare le commissioni a carico dei commercianti fino a un certo importo? Molti di loro ad oggi si rifiutano di accettare pagamenti con carta per un caffè perché il costo che l’operazione comporterebbe per loro sarebbe eccessivo rispetto all’importo incassato. Consapevoli di ciò, gli stessi consumatori si frenano dal fare un uso smodato delle carte per piccole cifre, anche se proprio il Super Cashback starebbe inducendo una quantità maggiore di italiani a farsi la faccia tosta, pur di mettere le mani sul premio. Comunque la si studi, ci saranno sempre effetti collaterali da una simile iniziativa legislativa. Statene certi, le soluzioni che verranno adottate contro i “furbetti” finiranno per scontentare anche consumatori in buona fede.

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