Sulle banche è in corso uno scontro con la Germania per la nostra sopravvivenza

La proposta della Germania di limitare fortemente gli acquisti di titoli di stato da parte delle banche ci creerebbe problemi insormontabili nel breve termine. Senza mediazioni, rischiamo un tracollo finanziario.

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La proposta della Germania di limitare fortemente gli acquisti di titoli di stato da parte delle banche ci creerebbe problemi insormontabili nel breve termine. Senza mediazioni, rischiamo un tracollo finanziario.

Il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ha ribadito poco fa la linea contraria del governo italiano alla proposta della Germania di imporre limitazioni alla detenzione dei titoli di stato da parte delle banche. L’ipotesi prende piede anche a Bruxelles, dove i commissari studiano il modo di recidere il legame tra i bilanci degli istituti e quelli degli stati, che in questi anni, in particolare, in Italia è diventato molto saldo. Nel dicembre scorso, le banche italiane hanno ridotto i titoli di stato in pancia di 17 miliardi a 389 miliardi, una cifra pur sempre doppia dei livelli detenuti fino al 2011. Lo scorso anno, in previsione dell’attuazione del “quantitative easing” della BCE, gli acquisti erano saliti fino al livello record di 424 miliardi.

La proposta tedesca

La Germania vorrebbe imporre un limite al 25% del patrimonio, altrimenti si dovrebbe accantonare capitale per il 70% della quantità di titoli pubblici detenuti (in eccedenza della quota?). La proposta tedesca avrebbe effetti dirompenti sull’Italia, perché se passasse, in ballo ci sarebbero BoT e BTp per complessivi 350 miliardi di euro. Calcolando, infatti, che il patrimonio di vigilanza complessivo dei nostri istituti viaggia intorno ai 200 miliardi, il limite del 25% conterrebbe gli acquisti a non oltre 50 miliardi, ossia a circa 350 miliardi in meno dei livelli medi degli ultimi mesi. Anche solo immaginando una normalizzazione nella detenzione dei bond sovrani ai livelli del 2011, si registrerebbe un eccesso di titoli in pancia nell’ordine di non meno di 100-150 miliardi. I contraccolpi sarebbero sia per le banche che per il Tesoro. Le prime, infatti, dovrebbero sbarazzarsi complessivamente dell’80% dei titoli di stato italiani oggi iscritti a bilancio, altrimenti dovrebbero sostenere l’onere assai gravoso di accantonare capitale aggiuntivo per quasi 240 miliardi. Parliamo di cifre insostenibili, che spingerebbero certamente gli istituti a cedere sul mercato immediatamente prima dell’entrata in vigore della nuova normativa le eccedenze.   [tweet_box design=”box_09″ float=”none”] Scontro tra Italia e Germania su banche riguarda 350 mld di BTp   [/tweet_box]      

Costo debito salirebbe

Se immaginassimo che la proposta di Berlino fosse introdotta senza alcun periodo di transizione, ovvero dall’oggi al domani, il sistema bancario italiano ne uscirebbe travolto, in quanto la corsa alle vendite provocherebbe un crollo dei prezzi dei titoli di stato, quindi, la registrazione a bilancio di svariati miliardi di euro di perdite. Gli effetti sarebbero nefasti anche per i conti pubblici, perché il Tesoro dovrebbe fronteggiare nell’immediato un boom dei rendimenti sovrani, così come anche un crollo della domanda complessiva, dato che le banche rappresentano oggi oltre un quinto degli acquirenti totali. L’innalzamento repentino del costo di rifinanziamento del debito pubblico implicherebbe la necessità di nuove dosi di austerità, salvo ipotizzare che la UE ci consenta farci sforare i target fiscali concordati.

Moneta di scambio con garanzia unica depositi

Quante probabilità ha la Germania di vincere anche questo ennesimo braccio di ferro? In teoria, molte. Berlino usa la proposta come arma per impedire che la Commissione europea dia il via libera con la BCE alla garanzia unica sui depositi. Prima di mutualizzare i rischi bancari, replicano il governo federale e la Bundesbank, bisogna spezzare del tutto il filo che lega le banche ai debiti sovrani, altrimenti si avrebbe un’automatica mutualizzazione anche dei rischi sovrani, inaccettabile per il contribuente tedesco. Poiché la garanzia unica sui depositi sta molto a cuore al presidente Jean-Claude Juncker e al governatore Mario Draghi, considerandola il completamento dell’Unione bancaria e un antidoto contro una possibile nuova crisi finanziaria dell’Eurozona, è probabile che le istituzioni europee cedano alle posizioni tedesche, magari mitigandole. In effetti, la proposta dei “saggi” del governo appare così estrema, che viene il sospetto serva solamente come punto iniziale di un confronto, il cui esito potrebbe essere ben più moderato.        

Ipotesi alternativa

L’ipotesi a cui si lavora è anche quella di considerare i bond emessi dagli stati non più a rischio zero, obbligando così le banche detentrici ad accantonare capitale a copertura in un ammontare legato al rating sovrano: quanto più esso è basso, maggiore sarà la percentuale da accantonare. E l’Italia, che ha un rating appena utile per essere considerato “investment grade” e non “spazzatura” sarebbe tra i paesi più colpiti dalla misura. Le banche dovrebbero liberarsi dei nostri titoli, tranne che non decidano di impiegare parte del loro capitale per coprire il rischio formale. L’impatto sarebbe meno tragico di quello sopra descritto, ma non ininfluente, anche perché sarebbe formalmente sancita l’esistenza di un rischio default degli stati dell’Eurozona. La reazione del mercato sarebbe conseguente. E l’Italia non può permettersi di subire qualche tensione sul suo mercato dei bond, perché al minimo declassamento delle agenzie di rating, la BCE non sarebbe più in grado di acquistare i nostri titoli con il QE, facendo venire ancora meno la domanda e aumentando il divario con il resto dell’Eurozona.

Rischio tempesta finanziaria

Non stiamo discutendo di dettagli tecnici, ma della stessa sopravvivenza finanziaria del nostro paese. Se passa la linea di Berlino, giusta o sbagliata che sia (sul fatto che le banche italiane siano eccessivamente esposte verso il Tesoro, i tedeschi hanno fin troppa ragione!), la crisi del debito del 2011-’12 sarebbe stata al confronto un venticello, rispetto alla tempesta che ci attenderebbe, considerando che stavolta ci andrebbero di mezzo anche le nostre banche. Serve mediare e smussare, ma quanto sta accadendo da un paio di mesi appare a dir poco preoccupante. L’isolamento in cui il governo Renzi quasi si compiace di avere cacciato l’Italia la pone in una posizione contrattuale di debolezza, senza potere trattare alla pari con i partner europei. Rischiamo di subire condizioni durissime sul piano finanziario, senza avere avuto modo di far sentire adeguatamente la nostra voce in Europa. Il dibattito sulla flessibilità è proprio l’alibi offerto alla controparte per evidenziare la nostra irresponsabilità e la necessità di adottare azioni severe nei nostri confronti. [tweet_box design=”box_09″ float=”none”]Renzi litiga con la Germania per la ragione sbagliata, ci eviti un’altra crisi[/tweet_box]

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