Sulla ripresa economica in Italia è svanito l’ottimismo in poche settimane

Sulla ripresa economica dell'Italia si spegne l'ottimismo dei mesi scorsi, mentre è in arrivo a ore un richiamo formale della Commissione europea sui conti pubblici.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Sulla ripresa economica dell'Italia si spegne l'ottimismo dei mesi scorsi, mentre è in arrivo a ore un richiamo formale della Commissione europea sui conti pubblici.

Era ottobre, appena 5 mesi fa, quando il governo Renzi stimava una crescita del pil per l’Italia dell’1,6% per l’anno in corso e un’inflazione all’1%. Passano poche settimane, siamo ancora alla fine del 2015, quando il clima di ottimismo per la ripresa economica del nostro paese inizia a smorzarsi, in scia alla presa di coscienza da parte dell’opinione pubblica dello stato di salute poco ferreo delle banche italiane. Ma è con l’arrivo dell’anno nuovo, che si è costretti al realismo, quando le tensioni finanziarie e, in particolare, del comparto bancario in borsa hanno spinto tutti i principali organismi internazionali a rivedere le stime di crescita sull’economia mondiale, compresa l’Italia. Se l’OCSE ha già rivisto all’1% la crescita del pil italiano per quest’anno e all’1,4% quella per il 2017, Fitch si mostra un po’ più pessimista, comunicando nella giornata di ieri che ha tagliato le sue previsioni dal +1,4% di dicembre al +1%. E pensare che solamente 3 mesi le aveva alzate dello 0,3%. Per l’anno prossimo, poi, dovremmo crescere di appena un altro 1,3%. Infine, la stessa inflazione è attesa sì all’1%, ma solo a fine anno, mentre dovrebbe risalire all’1,8% nel dicembre del 2017.

Disoccupazione Italia scenderà poco

Secondo Fitch, una tale congiuntura non consentirebbe una solida ripresa dell’occupazione, ma solo un calo marginale del numero dei disoccupati. Sappiamo anche che tra poche ore, la Commissione europea invierà all’Italia una lettera di richiamo sui conti pubblici, con la quale chiederà al nostro paese – insieme ad altri, ha precisato – di rimediare agli squilibri macroeconomici, che sono sostanzialmente gli stessi dell’anno scorso, ovvero un elevato stock di debito pubblico, un’alta disoccupazione in generale e giovanile, in particolare, di cui una quota alta di lungo termine, e una perdita costante di competitività sul fronte delle esportazioni, leggermente frenata da una ripresa delle stesse negli ultimi tempi. [tweet_box design=”box_09″ float=”none”]Manovra correttiva sempre più vicina con lettera di richiamo UE [/tweet_box]      

Frenata esportazioni, ma consumi interni in crescita pallida

Ma sempre l’agenzia Fitch si attende che l’indebolimento della crescita italiana, rispetto alle previsioni di dicembre, sia addebitabile in buona parte al peggiorato contesto esterno e, quindi, la lieve ripresa del pil dovrebbe essere trainata nel nostro paese essenzialmente dai consumi interni. Nel 2015, essi hanno segnato un +0,9%, “niente di spettacolare”, scrivono gli analisti, ma pur sempre il dato migliore dal 2010. Dunque, l’Italia potrebbe dovere confidare meno, già in questi mesi, sulle esportazioni e un po’ di più sulla domanda interna, la quale resta, però, asfittica.

Manovra correttiva di almeno 3-4 miliardi

Se non dovessero esserci novità veramente negative all’estero, dovremmo scampare un ritorno nella recessione, che sarebbe nefasta per la fiducia delle imprese e delle famiglie in questa fase. Ma il rischio di una stagnazione, in forma di aumento del pil dello zero virgola, è assai reale. E se Fitch prevede che il nostro governo dovrebbe sostenere in parte la domanda interna con una politica fiscale un po’ espansiva, questa realtà potrebbe venire meno, qualora già dalle prossime ore saremmo costretti a fare i conti con una manovra correttiva, che nel caso minimale consisterebbe in tagli alla spesa e/o aumenti di tasse per 3-4 miliardi sui rimanenti mesi del 2016. La Commissione europea formulerà il suo giudizio sui nostri conti pubblici solo a maggio, ma con il governo Renzi sono già in corso trattative, che Il Sole 24 Ore vede positivamente. Se dovesse mostrarsi indisponibile a scomputare dal calcolo del deficit gli oltre 3 miliardi di spesa prevista per fronteggiare l’emergenza immigrazione, il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, dovrebbe mettersi subito al lavoro per reperire risorse di un pari importo, in modo da non sforare il target concordato sul deficit, pari al 2,2% del pil dal 2,6% del 2015.      

Privatizzazioni Def confermate

In particolare, la maggiore criticità rilevata da Bruxelles sarebbe il peggioramento del deficit strutturale (al netto della congiuntura economica) dello 0,5%, che anziché avvicinare, allontana il raggiungimento del pareggio di bilancio, obiettivo irrinunciabile per i commissari, considerato che dal 2017 scatta il Fiscal Compact. A conferma che la pressione sui nostri conti pubblici starebbe salendo, si tenga anche conto delle dichiarazioni delle scorse ore del ministro Padoan, il quale ha confermato i target sulle privatizzazioni, contenuti nel Documento di economia e finanza. Quest’ultimo prevede introiti per lo 0,5% all’anno per il periodo 2016-2017, ovvero di circa 8 miliardi per l’esercizio in corso, derivanti dalla cessione sul mercato di assets statali. Perché questa considerazione del ministro a Bruxelles è importante? Perché la vendita del 40% di Ferrovie dello stato, che doveva essere ceduto entro la fine del 2016, è slittata al 2017. Ciò significa che il governo starebbe valutando di immettere sul mercato altri assets o che il rinvio sarebbe annullato. D’altronde, non sarebbe facile rinunciare a incassi per almeno 3 miliardi, pari allo 0,2% del pil, quando già mancherebbero all’appello non meno di 9-10 miliardi tra il ricalcolo del deficit per il probabile mancato scomputo della spesa per gli immigrati e la minore presumibile crescita del pil nominale intorno all’1%.

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Argomenti: Crisi economica Italia, Debito pubblico italiano, Economia Italia