Sulla manovra Salvini è in credito con Di Maio, quando lo riscuoterà?

Sulla manovra Salvini vanta un credito verso l'alleato Di Maio e presto sarà fatto valere. Si tratta di capire come e quando.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Sulla manovra Salvini vanta un credito verso l'alleato Di Maio e presto sarà fatto valere. Si tratta di capire come e quando.

La manovra di bilancio per il 2019 dell’Italia ammonta a 36,7 miliardi di euro, con coperture pari a 15 miliardi, tra maggiori entrate (8,1 miliardi) e tagli alla spesa pubblica (6,9 miliardi). Nel dettaglio, ha reso noto il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, martedì in audizione alla Commissione Bilancio della Camera, 12,5 miliardi sono destinati a sventare le clausole di salvaguardia, ossia a impedire che dall’anno prossimo aumenti l’IVA; 16 miliardi sono le risorse stanziate per reddito di cittadinanza e revisione della legge Fornero; 3,5 miliardi sono gli investimenti aggiuntivi; 1,8 miliardi investimenti e Pubblica Amministrazione; 2,3 miliardi le altre spese indifferibili e, infine, 600 milioni il costo della “flat tax”. Sappiamo quanto quest’ultima misura stia a cuore alla Lega di Matteo Salvini, che insieme al superamento della riforma delle pensioni del 2011 ne ha accompagnato la campagna elettorale. Eppure, se queste sono le cifre in gioco, possiamo ben affermare che il grosso del “malloppo” con la finanziaria se lo sia preso il Movimento 5 Stelle, che alzando il deficit al 2,4% del pil dallo 0,8% a cui sarebbe stato destinato altrimenti a scendere, come da accordo Roma-Bruxelles, sta portando a casa il reddito di cittadinanza e la stessa “quota 100” sulle pensioni, obiettivo condiviso con il Carroccio.

Cosa farà l’Europa con la manovra di bilancio dell’Italia e perché tutti ora guardano a Salvini 

In pratica, gli 8-10 miliardi di costo del sussidio erogato ai redditi bassi sprovvisti di occupazione equivalgono a circa 15 volte l’importo miserrimo destinato a tagliare le aliquote Irpef alle partite IVA, anche se Salvini si è premurato a puntualizzare insieme allo stesso Tria che il taglio delle tasse per il prossimo biennio ammonterebbe a 1,7 miliardi all’anno. Sarà, ma restano pochi spiccioli. Non solo, l’avvio della “flat tax” avviene a costo zero per i conti pubblici, visto che la stessa Lega ha ottenuto il via libera alla cosiddetta “pace fiscale”, con la rottamazione delle cartelle dietro il pagamento di un’aliquota relativamente bassa (si parla del 15% del valore oggetto di lite con il Fisco).

In buona sostanza, Salvini si sta esponendo ai rischi di una manovra in deficit, con tutto quanto ne stia derivando in termini di spread e di attacchi da parte della UE, nonostante sia evidente che questa sia solo in minima parte la “sua” manovra. Fosse stato per lui, il deficit sarebbe stato fissato per l’anno prossimo “attorno al 2%”, ma quel limite è stato volutamente sfondato dall’M5S, perché Di Maio aveva la necessità di raccontare al proprio elettorato di averla spuntata contro gli stessi alleati, non facendo sconti. Da qui le scene di giubilo dei “grillini” sul balcone di Palazzo Chigi dopo l’accordo al Consiglio dei ministri di fine settembre.

Salvini è in credito con Di Maio

Possiamo ben affermare che Salvini vanti un credito verso l’altro vice-premier, pur essendo chiaro sin dall’inizio come il primo abbia voluto puntare perlopiù sui temi della sicurezza e dell’immigrazione, in quanto a costo zero e, quindi, dagli obiettivi più agevolmente raggiungibili. Tuttavia, egli stesso è consapevole che di sola lotta agli sbarchi non si viva e che al nord, così come discretamente al sud, i voti gli sono giunti per ottenere risultati anche e, soprattutto, sui temi dell’economia, nel senso di minori tasse, abbattimento della burocrazia, lotta agli sprechi e più investimenti in infrastrutture. Questi capitoli mancano nella legge di Stabilità, per cui due possono essere le strade che Salvini punterà a percorrere: fare durare davvero, come dichiara, la legislatura per tutto il quinquennio e passare all’incasso nel tempo, dopo avere acconsentito che l’M5S ottenesse il suo “contentino” mediatico sul reddito di cittadinanza; fare saltare il banco alla prima occasione utile, magari a seguito dell’eventuale responso positivo alle urne per le europee del maggio prossimo.

Rispetto a Di Maio, Salvini non ha la necessità di tenersi stretto il governo, disponendo dell’alternativa di una vittoria piena con il centro-destra, catapultandosi a Palazzo Chigi al posto di Giuseppe Conte. E le europee agevolerebbero tale piano, se l’alleanza tra PPE e “sovranisti” a Strasburgo e Bruxelles dovesse davvero decollare. A quel punto, non solo non sarebbe più la pecora nera d’Europa, ma fungerebbe da punto di riferimento per i nuovi equilibri continentali e da premier guiderebbe il prossimo governo con molta maggiore facilità di Conte oggi nei rapporti con la UE. Il taglio delle tasse diverrebbe più abbondante e tollerato da mercati e commissari, specie con interventi sul piano della spesa pubblica, al momento impossibili con i grillini “spandi e spendi”. Il ruolo di “responsabile” sui conti pubblici, che pure può vantare in questa fase agli occhi della stessa Commissione, farà fatto valere, statene certi. Nessuno ha in mano un assegno per non riscuoterlo. Forse, Di Maio ha festeggiato sul balcone troppo presto.

E se la Commissione UE tifasse sotto sotto Salvini per salvare l’euro?

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Argomenti: austerità fiscale, Crisi economica Italia, Economia Italia, Politica, Politica italiana