Sul governo Renzi si abbatte anche la scure dell’FMI: tagliate le pensioni. E ora?

Crescono le pressioni internazionali sull'Italia, affinché faccia le riforme. L'FMI propone di tagliare le pensioni. Il governo Renzi è contrario, ma è già in difficoltà anche sulla riforma del lavoro e rischia una spaccatura dentro al PD.

di , pubblicato il

Non c’è pace per il premier Matteo Renzi e il suo governo, bombardati nel giro di pochi giorni da previsioni a dir poco allarmanti sulla crescita dell’Italia per l’anno in corso e anche per i seguenti. Ieri, anche il Fondo Monetario Internazionale ha tagliato le sue stime dal +0,3% precedente a -0,1%. Dunque, nel 2014 non solo non ci sarà alcuna ripresa, ma proseguirà la recessione per il terzo anno consecutivo, il quinto dal 2008 (compreso). L’Ocse aveva avvertito in settimana che il pil calerà quest’anno dello 0,4% per salire solo dello 0,1% nel 2015. E anche Confindustria prevede per il 2014 un pessimo -0,4%. L’unica novità positiva è che l’FMI ha previsto un balzo dell’1,1% per l’anno prossimo. Per il resto, le notizie sono tutte negative. L’istituto di Washington, guidato dalla francese Christine Lagarde, prevede che la disoccupazione toccherà il picco del 12,6% quest’anno, ma rimarrà a due cifre almeno fino a tutto il 2017. Il debito pubblico salirà anch’esso al 136,4% del pil, ma dovrebbe scendere successivamente (crescita, permettendo).   APPROFONDISCI – L’Italia potrà sforare il deficit, ma sarà commissariata. Ecco l’annuncio di Renzi oggi Allarme recessione per l’Italia. Ora Renzi teme davvero la Troika, scontro con Padoan  

FMI: tagliare le pensioni

L’FMI loda l’agenda delle riforme di Renzi, perché aumenterebbe il potenziale di crescita dell’Italia. In particolare, vede di buon occhio proprio il Jobs Act, la riforma del mercato del lavoro voluta dal premier. Tuttavia, si mostra scettico sui reali benefici della spending review, se non saranno toccate almeno le pensioni, la cui spesa è la più alta in Europa e che rappresenta il 30% del totale in Italia. Per l’organismo internazionale, ci sarebbe spazio per tagliare qualcosa anche nella sanità. Il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ha immediatamente smentito che sia all’ordine del giorno una qualche misura allo studio per tagliare gli assegni pensionistici più ricchi. Eppure, era stato lo stesso premier, ancor prima di arrivare a Palazzo Chigi, ad avere proposto il taglio delle cosiddette “pensioni d’oro”. Il punto è che ciò porterebbe a uno scontro con i magistrati, dato che i giudici della Corte Costituzionale e del Csm sono tra i maggiori beneficiari degli assegni più corposi. E non è nemmeno necessario dire che anche i politici godono di assegni spropositati, ossia non giustificati dalla contribuzione versata. Per quanto premier rottamatore e innovatore, Renzi non può proprio permettersi di tirare la corda.   APPROFONDISCI – Pensione Quota 96 scuola, sale la protesta. Ecco le parole di Renzi  

Lo stallo sull’art.18

Sul Jobs Act, ha già contro una grossa fetta del suo partito.

Ieri, l’ex responsabile economico del PD e fiero oppositore interno del premier, Stefano Fassina, ha dichiarato che sulla riforma del lavoro, il partito andrebbe contro il mandato ricevuto dagli elettori. E l’ex segretario Pierluigi Bersani ha parlato di una sorta di snaturamento della riforma, rispetto ai principi ispiratori dei democratici. Alla fine, il Jobs Act passerà, anche perché la riforma – che tra l’altro prevede la cancellazione dell’art.18 per i neo-assunti, in cambio di tutele crescenti col tempo – avrebbe il sostegno di Forza Italia. Tuttavia, se ciò accadesse, sarebbe la fine dell’esperienza di governo. Renzi non potrebbe pretendere di campare con i voti di parte dell’opposizione su una questione così importante. Quindi, alla fine dovrà giungere a un qualche accordo con i cosiddetti “giovani Turchi”, insomma con l’ala sinistra del PD, ma rischiando di diluire i contenuti della riforma. Quasi certamente non arriveranno tagli sul fronte delle pensioni, né risparmi significativi dalla sanità, anche se la pressione dell’Europa si farà sentire. Ma la pazienza anche dell’estabilishment che lo ha sinora supportato sembra giungere al termine, se è vera la telefonata che l’editore Carlo De Benedetti avrebbe fatto a Eugenio Scalfari, in cui il primo avrebbe detto al secondo “Avevi ragione. Renzi non vale niente”.   APPROFONDISCI – Draghi richiama Renzi sul risanamento dei conti pubblici. Manovra correttiva?    

Argomenti: