Sui vaccini anti-Covid Unione Europea fregata dal resto del mondo: ecco cosa c’è dietro agli stop delle case farmaceutiche

Ritardi nelle consegne delle dosi e somministrazioni che vanno troppo a rilento. Bruxelles si sveglia tardi e rischia di restare indietro a tutte le altre grandi economie mondiali.

di , pubblicato il
Il flop dell'Unione Europea sui vaccini

L’Unione Europea è sprofondata nel caos. Le campagne di vaccinazione nazionali contro il Covid si sono praticamente arenate, mentre avanzano ovunque nel mondo. Se pensate che l’Italia guidi la classifica dei grandi paesi comunitari con un tasso di copertura della popolazione di neppure il 2,5%, capiamo benissimo che siamo lontanissimi dal traguardo di vaccinare almeno l’80% entro l’autunno prossimo. E se Israele ha già somministrato la seconda dose a più del 2% della popolazione, nella UE si scende ad appena lo 0,14% dell’Irlanda, allo 0,13% della Francia e allo 0,11% della Germania. L’Italia sta ancora più giù con un miserrimo 0,07%.

Caos vaccini, così l’Unione Europea fa flop quando serve e rinvia la ripresa dell’economia

Se non ci fosse di mezzo la salute e la stessa vita di centinaia di milioni di persone, in questo momento il Regno Unito starebbe ridendosela. A poche settimane dall’accordo sulla Brexit, che per Bruxelles avrebbe dovuto infliggere ai sudditi di Sua Maestà una lezione storica sulle conseguenze nefaste del divorzio dalla UE, con previsioni di scaffali semi-vuoti di generi alimentari e fuga dei capitali da Londra, sta accadendo che la Commissione europea stia implorando letteralmente la casa farmaceutica britannica AstraZeneca a consegnarle le dosi del vaccino entro i tempi previsti dal contratto. Peccato che ancora l’EMA, l’autorità europea, non abbia neppure dato il via libera alla commercializzazione, che si attende per domani.

AstraZeneca sostiene che prima le forniture saranno per il Regno Unito, il quale si era prenotato tre mesi prima. Bruxelles ribatte che non vi sarebbe alcun bisogno di produrre le dosi nella fabbrica in Belgio, ma che la produzione possa avvenire nella stessa Inghilterra.

Nel frattempo, Joe Biden contribuisce a complicare i piani europei. Il nuovo presidente americano punta più del predecessore sulle vaccinazioni veloci, con l’obiettivo di coprire almeno 150 milioni di abitanti entro l’estate. Ma questo è già diventato un problema per la UE, perché le case farmaceutiche americane, tra cui Pfizer, dovranno dirottare le dosi negli USA, cosa che sta avvenendo da qualche settimana e che viene celata da generici “problemi di produzione”. Chi pensava che l'”America First” sarebbe andato via con Trump si è già forse ricreduto.

Flop UE e fine di una lunga illusione

L’Unione Europea è rimasta sostanzialmente isolata sui vaccini e solo adesso la Francia di Emmanuel Macron sta cercando una via d’uscita, mettendo a disposizione della tedesca BioNTech gli stabilimenti della Sanofi per la produzione di 125 milioni di dosi entro l’estate. BioNTech ha collaborato con Pfizer sul vaccino anti-Covid, per cui ne condivide il brevetto. La soluzione di Parigi consentirebbe all’Europa continentale di disporre finalmente di un proprio vaccino, che possa essere prodotto in loco e senza dipendere dal resto del mondo.

Macron rischia l’effetto Trump sul Covid, vaccinazioni in Francia ancora inesistenti e gestione della pandemia inadeguata

Ad ogni modo, le prime dosi del vaccino prodotto in Francia arriverebbero solo in estate, quando già verosimilmente le altre grandi economie mondiali, tra cui USA e Regno Unito, saranno state in grado di coprire gran parte delle rispettive popolazioni, potendo gradualmente tornare alla normalità. La UE, invece, rimane in balia degli eventi. Ancora più umiliante dover rivolgere lo sguardo ad est, a quella vituperata Russia di Vladimir Putin, che a settembre annunciava la registrazione del primo vaccino anti-Covid al mondo, ribattezzato “Sputnik”. C’è un piccolo particolare: la commercializzazione in Russia è avvenuta prima del completamento della Fase 3.

La UE di Ursula von der Leyen ha fallito in pieno nel momento in cui avrebbe dovuto dimostrare l’utilità della sua esistenza. Dietro al flop non ci sono solamente problemi organizzativi o decisionali, bensì di natura molto più radicata e strutturali.

L’Europa continentale ha compreso sin dall’inizio di questa pandemia di non produrre più neppure lo stretto necessario per un caso di emergenza. Dalle mascherine ai ventilatori polmonari, siamo stati grosso modo dipendenti dal resto del mondo. Sui vaccini, a parte la nota positiva di BioNTech, stiamo dimostrando l’irrilevanza che il capitolo Ricerca & Sviluppo ricopre nei bilanci comunitari e in quelli nazionali. Infine, come una fanciulla che deve ancora fare il suo debutto in società, Bruxelles si ostina a non capire che la politica “rules-based”, che si attiene alle regole contrattuali come tra privati, è e rimane un’utopia nelle relazioni internazionali, commerciali incluse. Le case farmaceutiche si fanno beffa degli accordi sottoscritti, privilegiando il contraente politicamente più forte. E, in fondo, questa è la ragione principale per la quale paghiamo lo scotto di una globalizzazione mal gestita. Qualcuno si illude o finge di non vedere che la Cina, tanto per fare un nome a caso, non rispetta le regole e “ruba” quote di produzione a colpi di dumping all’Europa, la quale si attiene agli accordi con il piglio di uno zelante burocrate.

[email protected] 

 

Argomenti: , , , ,