Sui corporate bond qual è il vero obiettivo della BCE?

Il super-QE includerà gli acquisti dei bond corporate. Ma quali sarebbero i vero obiettivi di questa mossa della BCE?

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Il super-QE includerà gli acquisti dei bond corporate. Ma quali sarebbero i vero obiettivi di questa mossa della BCE?

La decisione di ieri della BCE di inserire anche i bond corporate con rating “investment grade” (pari o superiore a “BBB-“), le obbligazioni emesse dalle società non finanziarie, nel piano degli acquisti del “quantitative easing” è stata inattesa per larga parte del mercato, che riteneva come questa sarebbe stata una misura di “extrema ratio” per Francoforte. Il governatore Mario Draghi non ha reso noti gli importi relativi a tali acquisti, ma sappiamo che il QE è stato elevato da 60 a 80 miliardi mensili. Il mercato dei corporate bond “investment grade” denominati in euro, inclusivo delle obbligazioni bancarie e delle società finanziarie, sarebbe stimato nell’Eurozona a 1.600 miliardi. Al netto dei bond bancari, varrebbe 900 miliardi. Eppure, Barclays lo stimerebbe in non più di 480 miliardi, tenendo conto dei requisiti necessitati.

Mercato corporate bond ristretto

C’è chi vede in questa misura la necessità della BCE di aggirare la carenza di bond pubblici, che avrebbe messo a rischio la prosecuzione del programma, anche se l’elevamento della soglia di acquisto dal 33% al 50% per ciascuna emissione avrebbe ugualmente aumentato la platea dei titoli eligibili, unitamente al taglio dei tassi overnight, che a loro volta abbassano il rendimento minimo accettabile per l’istituto. Secondo Pioneer Investments, gli acquisti mensili di bond societari potrebbero non superare i 5 miliardi di valore al mese, per cui si arriverebbe in un anno alla cifra di 60 miliardi, che pure rappresenterebbe una quota di circa il 6% dell’intero mercato obbligazionario “investment grade”. Ma fosse anche doppia la cifra impiegata per questo segmento, non pare che possa essere tale da contribuire in maniera decisiva alla risalita dell’inflazione nell’Eurozona.      

Gli effetti degli acquisti di bond corporate

Eppure, la misura potrebbe avere un impatto notevole per il debito corporate “investment grade” nell’area, che mediamente mostra un rendimento annuo dell’1,3%, mentre quello “junk” (incluso il debito subordinato delle banche) rende mediamente intorno al 6%, cioè quasi 500 punti base in più del primo.

Un anno fa, la differenza era di meno di 300 bp (0,75% contro il 3,7%). Quindi, quest’anno si è allargato il solco tra i titoli emessi da società considerate poco solide e quelli di società più sicure, a conferma della maggiore avversione al rischio, provocata probabilmente dalle turbolenze finanziarie dell’estate scorsa. La mossa della BCE potrebbe restringere tale divario, perché aumentando la domanda sul mercato, essa si tradurrebbe in un calo dei rendimenti dei bond di qualità più elevata, che a sua volta spingerebbe gli investitori a puntare sui bond più rischiosi, alla ricerca di un rendimento più alto. E’ uno scenario simile a quello verificatosi negli ultimi tempi sul mercato dei titoli di stato, dove gli spread si sono ristretti, in quanto i rendimenti sovrani “core” si sono azzerati e gli investitori hanno iniziato a comprare anche BTp, Bonos, etc, che rendono di più su ciascuna scadenza.

Benefici anche per i junk

Per questo, i veri beneficiari indiretti del super-QE potrebbero essere le società dai conti più traballanti, i quali potrebbero rifinanziarsi a costi inferiori sul mercato, magari dando vita a una serie di operazioni di “buyback” per alleggerire il peso dei loro debiti. C’è chi azzardava già ieri, che sarebbe solo una questione di tempo, prima di assistere ad acquisti di bond corporate “junk” da parte della BCE. E potete scommettere che la speculazione punterà d’ora in avanti su questo aspetto, anche perché si pone un serio interrogativo, che prima o dopo dovrà essere sciolto da Francoforte: cosa accade, se un bond “investment grade” già acquistato viene declassato successivamente da una o più agenzie di rating a “junk”? La BCE lo terrà nel portafoglio o lo rivenderà sul mercato, magari al costo di subire una minusvalenza?      

I dubbi sul super-QE

Se il bond declassato non fosse rivenduto e la BCE si limitasse a smettere di acquistarne altri dallo stesso emittente, saremmo ugualmente dinnanzi a un investimento in un titolo “junk”.

Per non parlare dei rischi potenziali, connessi a un default privato. In quel caso, la BCE opporrà alla società emittente uno status particolare, di creditore privilegiato, oppure accetterà di essere trattato come tutti gli altri creditori? Unica cosa sembra certa: il super-QE potrebbe superare l’ostacolo della carenza di bond governativi, ma provocare una crisi di liquidità sul mercato corporate dell’Eurozona, già striminzito rispetto a quello americano, che vale quasi 5 volte tanto (bond bancari inclusi), ovvero circa 8.000 miliardi di dollari.

BCE punta sul sostegno al credito obbligazionario?

Più che per risolvere i problemi tecnici riscontrati con il QE, è probabile che l’inserimento dei bond corporate da parte di Draghi sia da ricollegarsi alla necessità si irrobustire la ripresa nell’Eurozona, puntando sugli investimenti, che a loro volta sono possibili solo con una crescita del credito. Per questo, le armi studiate sono state 2: aste Tltro “sottocosto”, ovvero a tassi negativi, per quasi costringere le banche a prendere in prestiti liquidità da girare alle imprese; acquisto di obbligazioni private, per abbassare il costo del debito delle società private, stimolandole a rivolgersi sul mercato per finanziare i loro piani di investimento. Si potrebbe anche affermare, che l’obiettivo secondario di Draghi sia di recidere l’eccessiva dipendenza del mondo delle imprese dalle banche, incentivandolo a cercare maggiormente prestiti tra il pubblico, come accade nel mondo anglosassone, dove il modello banco-centrico non è così imperante come nel Vecchio Continente. In fondo, anche un modo per porre rimedio al fallimento di un anno di stimoli, che non hanno ampliato gli impieghi bancari.    

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