Il Sudafrica di Mandela vacilla, ma ecco perché l’economia può anche peggiorare

In Sudafrica è crisi per il partito che fu di Nelson Mandela, ma non è detto che il mercato stia scontando la previsione giusta.

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In Sudafrica è crisi per il partito che fu di Nelson Mandela, ma non è detto che il mercato stia scontando la previsione giusta.

Le elezioni amministrative di mercoledì scorso hanno esitato in Sudafrica per l’African National Congress, il partito dello scomparso Nelson Mandela, il peggiore risultato dalla fine dell’apartheid. Ha ottenuto solamente il 54% dei consensi, giù dal 62% della passata tornata, perdendo la maggioranza a Johannesburg e nella circoscrizione della capitale Pretoria. Vi abbiamo riportato in un altro articolo (leggi qui: https://www.investireoggi.it/obbligazioni/rand-sudafricano-si-rafforza-investire-sudafrica-conviene-veramente/) i progressi realizzati dal rand sudafricano dopo il voto, in accelerazione rispetto alle settimane seguenti alla Brexit.

Gli investitori sono eccitati dall’idea che alle prossime elezioni, il presidente Jacob Zuma possa perdere. L’ANC è considerato un partito poco “market-friendly”, come dimostra la sua alleanza a sinistra sia con i radicali di Economic Freedom Fighters (“Combattenti per la libertà economica”) e con il Partito Comunista. Per la prima volta, l’Alleanza Democratica sembra essersi tolta di dosso l’etichetta di partito dei bianchi e ha conquistato il risultato migliore dalla fine dell’apartheid, salendo al 26%.

Economia sudafricana è in crisi

Alla base dell’indebolimento dell’ANC c’è la crisi economica e la sua cattiva gestione ad opera del governo. Il Sudafrica non si è ancora ripreso dalla crisi del 2007-’08 e quest’anno dovrebbe crescere appena sopra lo zero, mentre l’anno prossimo, stando alla sua banca centrale, espandersi dell’1,5% e dell’1,7% nel 2018. Poco per sperare in una riduzione dell’altissima disoccupazione, oggi al 27%, che riguarda essenzialmente la popolazione nera, rimasta povera anche dopo l’apartheid. L’inflazione è relativamente alta, compresa tra il 6% e il 7%, un ulteriore elemento di scontento popolare.

La bassa crescita del pil ha generato poche entrate fiscali, creando pressione sui conti pubblici, gravati anche da 717 imprese pubbliche, moltissime delle quali in perdita. La sola South African Airways ha ricevuto garanzie statali per 14 miliardi di rand, circa 900 milioni di euro.

 

 

 

Crisi Sudafrica, reazione sarà quella giusta?

Eppure, non è detto che la crisi dell’ANC coincida con una fase più virtuosa della politica economica del paese. Anzitutto, perché se è vero che ha guadagnato consensi l’opposizione di destra, è altrettanto indubbio come lo abbiano fatto anche gli alleati della sinistra radicale, per cui il messaggio inviato al governo non sembra chiaro. Secondariamente, vero è che l’ANC registra il peggiore dato dal 1994, ma resta saldamente il primo partito del paese e con queste percentuali, non è possibile che s’impensierisca per una improbabile vittoria dell’Alleanza Democratica.

Semmai, il partito del presidente Zuma, diviso in fazioni, potrebbe prendere spunto dall’esito elettorale negativo per cercare di rubare consensi a sinistra. In effetti, un esecutivo indebolito dal voto municipale potrebbe adesso reagire con un aumento della spesa pubblica. Le riforme economiche sembrano più lontane, comportando nel breve termine impopolarità. E allora, il rally del rand di queste settimane potrebbe presto scontrarsi con una realtà diversa.

Il Sudafrica avrebbe bisogno di ridurre il peso ingombrante della sua burocrazia, di fare riforme pro-crescita, ma che implicano anche un ridimensionamento dello stato in economia, nonché di privatizzare o finanche chiudere i carrozzoni pubblici, che contribuiscono solo a svuotare le casse dello stato. Ma siamo sicuri che siano queste le azioni che Zuma metterà in pratica nei prossimi mesi, piuttosto che proseguire sulla via della spesa pubblica per recuperare velocemente i consensi perduti?

 

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