Il successore di Draghi sarà tedesco, Bundesbank pronta

La Germania si scalda per rimpiazzare Mario Draghi alla guida della BCE, forse anche prima della fine del mandato. Ecco un segnale.

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La Germania si scalda per rimpiazzare Mario Draghi alla guida della BCE, forse anche prima della fine del mandato. Ecco un segnale.

Da almeno un anno a questa parte abbiamo notato la tendenza del governatore della Bundesbank, Jens Weidmann, a rendere sempre meno frequenti le sue esternazioni contro la politica monetaria della BCE, nonostante sia risaputa la sua avversione al “quantitative easing” di Mario Draghi e alla sua linea eccessivamente accomodante. Lo scorso anno, sorprese tutti con la sua difesa dell’operato di Francoforte dagli attacchi dei politici tedeschi e anche oggi ha dato prova di mostrarsi conciliante con la linea ufficiale dell’istituto, quando ha definito “appropriata” la sua politica monetaria, rimarcando anche, però, di non volersi aggiungere alla schiera di chi propone la condivisione delle passività, che a suo avviso sarebbe possibile solo con una ulteriore cessione di sovranità sul piano delle politiche fiscali.

Poiché non sembra che i governi vogliano andare in questa direzione, spiega, l’unica alternativa consiste nella maggiore responsabilizzazione delle politiche nazionali. (Leggi anche: Dopo Draghi un tedesco alla BCE)

In sintesi, Weidmann rinuncerebbe, in questa fase, a chiedere a Draghi una cessazione immediata degli stimoli monetari, consapevole che equivarrebbe a soffiare sul fuoco delle tensioni tra le diverse economie, pur convinto che l’Eurozona sia ormai fuori dalla spirale deflazionistica. Ma non per questo si mostra disposto a tollerare piani (della Commissione europea), che vadano nella direzione di mutualizzare i rischi bancari e indirettamente quelli sovrani.

Weidmann punta alla successione di Draghi

Perché questa posizione morbida del numero uno della Bundesbank? Mancano più di due anni e mezzo alla fine del mandato di Draghi, ma serve una lunga fase di decantazione, nel corso della quale il governatore tedesco potrà costruirsi un’immagine più aggregante e meno parziale, liberandosi dei panni di “falco”, che la stampa internazionale gli ha cucito addosso. D’altronde, quando l’italiano lascerà la guida dell’istituto, è molto probabile che il percorso che il successore si troverà a seguire sia obbligato, portando necessariamente verso una politica monetaria più restrittiva. Le preoccupazioni verso una presidenza Weidmann nel Sud Europa, quindi, verrebbero in parte meno, essendo quasi scontate le misure che il prossimo governatore dovrebbero varare.

(Leggi anche: Debito Italia e Spagna, niente favori con QE chiede Bundesbank)

Non è nemmeno detto, che Draghi porti a termine il mandato. Al massimo entro un anno, l’Italia tornerà alle urne e restando così le cose, nessuno partito o schieramento otterrebbe la maggioranza per governare. Non possiamo escludere una fase di caos politico-istituzionale, alla quale i commissari europei potrebbero voler porre fine con la designazione (informale) del banchiere italiano a capo dell’esecutivo. In quel caso, Draghi tornerebbe a Roma per fare il premier, liberando la poltrona di governatore a Francoforte, che con ogni probabilità verrà reclamata dai tedeschi.

Draghi lascia BCE in anticipo?

L’elezione di Antonio Tajani a capo della presidenza dell’Europarlamento potrebbe essere rientrata in questo schema. L’Italia perderebbe una carica istituzionale nella UE, ma in cambio di un’altra. La Germania ne hanno ceduto una (la presidenza di Strasburgo era nelle mani del tedesco Martin Schulz), ma pronti ad assumerne un’altra più importante. Da qui, i toni pacati di Weidmann, che si scalderebbe per sostituire Draghi forse anche prima di quanto non s’immagini. (Leggi anche: Tapering vicino, vita Draghi difficile)

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