Stretta BCE, Draghi avverte sui rischi e teme l’asse franco-tedesco

E' asse franco-tedesco anche dentro la BCE? Ecco il possibile scambio in atto tra il presidente Macron e la cancelliera Merkel, che Draghi teme alquanto.

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E' asse franco-tedesco anche dentro la BCE? Ecco il possibile scambio in atto tra il presidente Macron e la cancelliera Merkel, che Draghi teme alquanto.

L’8 giugno potrebbe essere la data della svolta annunciata per la BCE. O forse, no. C’è tanta confusione sotto il cielo di Francoforte, confermata anche ieri da letture contrastanti sulla politica monetaria necessaria per l’Eurozona nei prossimi mesi. Se qualche giorno fa il francese Benoit Coeuré, membro esecutivo dell’istituto, aveva messo in guardia dai rischi di una politica prolungata dei tassi zero, ieri il capo-economista della BCE, Peter Praet, dalla Bulgaria ha usato parole opposte, sostenendo che il surriscaldamento recente dell’inflazione nell’area sarebbe dovuto solo a fattori temporanei e che il dibattito sul taglio graduale degli stimoli monetari non sarebbe cosa di oggi, ma “per le prossime settimane o mesi”.

(Leggi anche: Quantitative easing, Draghi prova ad allontanare la svolta)

E sempre ieri, l’istituto ha espresso nel Financial Stability Review preoccupazioni sull’impatto che potrebbe avere una svolta monetaria, specie sui paesi altamente indebitati. In particolare, si teme un crollo del mercato dei titoli di stato, oltre che per la stabilità del comparto immobiliare, dopo che i prezzi delle case in città come Berlino, Amsterdam, Parigi e Vienna sono saliti ben più rapidamente dei rispettivi mercati nazionali, negli ultimi anni. Sul primo punto, i dati di Goldman Sachs parlano chiaro. Se i rendimenti sovrani decennali dovessero riportarsi alla loro media storica degli ultimi dieci anni, i BTp perderebbero circa il 13%, i Bund il 18%, i Bonos e gli Oat francesi circa il 17% ciascuno.

QE certo fino a fine anno

Secondo Praet, dunque, il board di giugno sarebbe un non evento, mentre per Coeuré dovrebbe dare inizio almeno a un cambio di linguaggio, in preparazione della svolta. Cosa accadrà realmente e perché tali segnali divergenti?

Partiamo dai punti fermi: il “quantitative easing”, ovvero il piano di acquisto di titoli di stato, oltre che di corporate bond, Abs e covered bond nell’Eurozona per complessivi 60 miliardi al mese, resterà intatto fino alla fine dell’anno. Altra certezza, dopo una discussione pubblica durata qualche settimana, a seguito delle esternazioni dell’austriaco Ewald Nowotny, è che i tassi BCE non saranno alzati prima che gli stimoli monetari vengano del tutto ritirati.

(Leggi anche: Furbata di Draghi per non tagliare presto gli stimoli)

A giugno niente svolta, ma forse cambio di linguaggio

A giugno, quindi, ci si attende non un cambio di rotta effettivo della politica ultra-espansiva di Draghi, quanto un mutamento nel linguaggio utilizzato nel comunicato, con l’eliminazione del riferimento a “tassi futuri più bassi”, un modo per segnalare al mercato che da qui in avanti si andrebbe incontro a misure gradualmente più restrittive.

La divergenza di opinioni in seno al board non è certo né una novità, né uno scandalo. Tutt’altro. Accade anche nella Federal Reserve di leggere a distanza di poche ore commenti diametralmente opposti di suoi banchieri centrali, figuriamoci per una realtà come quella dell’Eurozona, che comprende 19 stati con interessi tra di loro spesso non combacianti.

E’ asse franco-tedesco?

Tuttavia, le dichiarazioni di Coeuré farebbero il paio con quelle della cancelliera Angela Merkel, che qualche giorno fa ha definito “troppo debole” l’euro, accusandolo di essere la causa dell’eccessivo surplus commerciale tedesco, lamentato dagli altri stati dell’Eurozona e dagli organismi internazionali. Che un esponente francese si esponga per una stretta monetaria dopo la vittoria di Emmanuel Macron alle presidenziali di Francia potrebbe non essere una coincidenza. (Leggi anche: Cambio euro-dollaro ai massimi da 6 mesi)

Francia e Germania stanno ritrovano l’intesa che mancava da un lustro, dalla fine della presidenza Sarkozy. Macron ha esordito in politica estera con una visita a Berlino, nel corso della quale ha incontrato proprio la Merkel, mentre il suo neo-ministro delle Finanze, Bruno Le Maire, ha da poco avuto un faccia a faccia con il collega tedesco Wolfgang Schaeuble, rafforzando le voci di un ritrovato asse tra i due paesi.

Il possibile scambio in atto tra Francia e Germania

Dai colloqui è emerso una comunanza di massima sulla maggiore integrazione delle politiche fiscali, con i francesi a chiedere un ministro delle Finanze unico e un bilancio comune.

Propositi, che la Germania non appoggia in pieno, temendo di ritrovarsi a sobbarcarsi il peso dei debiti altrui, ma sui due punti non ha chiuso la porta a priori. (Leggi anche: Stimoli e tassi BCE, Draghi cambia linguaggio a giugno?)

E se l’intesa venisse trovata con uno scambio tra politica fiscale e politica monetaria? I tedeschi direbbero di sì a un maggiore accentramento nella gestione dei conti pubblici, fatto salvo il principio del loro consolidamento, magari nella prospettiva di un’unica aliquota sulle imprese europee, come richiesto da Parigi, che vorrebbe così evitare la concorrenza di altri paesi UE sul fronte della tassazione corporate. In cambio, Macron e il suo governo accetterebbero la fine imminente del QE e l’inizio di una politica monetaria più restrittiva con un rialzo dei tassi il prima possibile.

L’asse franco-tedesco potrebbe ancora necessitare di qualche mese per essere corroborato e ne avremmo prova forse proprio ai board della BCE. Se i rappresentanti delle prime due economie dell’Eurozona dovessero votare contro Draghi, prima ancora che siano in grado di trovare consensi sufficienti per mettere in minoranza il governatore, essi ne indebolirebbero la linea, perché è impensabile che l’istituto possa andare avanti a lungo senza il consenso dei suoi principali azionisti. Per questo il mercato non si è fatto impressionare dalla retorica accomodante di Draghi e il cambio euro-dollaro è rimasto ieri sostanzialmente stabile a ridosso di 1,12. (Leggi anche: Asse Macron-Merkel conferma che Italia rischia nuovo 2011)

 

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