Stress-test BCE: cosa dicono le banche italiane?

Si avvicinano gli "Asset quality review" della BCE e gli stress-test dell'Eba. Come si auto-valutano le banche italiane? Ecco il risultato di un sondaggio condotto da Ernst & Young.

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Anno di esami per le 128 banche più grandi dell’Area Euro. Entro fine agosto, la BCE revisionerà i loro attivi patrimoniali (“Asset quality reviews”), dopo avere analizzato i rischi legati alla posizione della loro liquidità, al loro grado di indebitamento e alla loro raccolta. Entro la fine di ottobre, poi, saranno ultimati gli stress-test, condotti dall’Eba, mentre i precedenti sono curati dalla BCE. I tre passaggi hanno un obiettivo unico: segnalare ai mercati quali banche presentano rischi e in quale misura, evitando, quindi, che si faccia di tutta un’erba un fascio e rassicurando gli investitori sull’affidabilità dei controlli dell’organo di vigilanza europeo, in aggiunta a quelli nazionali. In particolare, se gli “Asset quality review” mirano ad accertare la solidità degli attivi delle banche oggetto del monitoraggio (tra cui, 15 italiane), gli stress-test daranno una misura della tenuta dei suddetti istituti nel caso di esposizioni a situazioni di stress, appunto, come una prolungata recessione, una crisi finanziaria, un’impennata della disoccupazione e, di conseguenza, del rischio credito, etc. I parametri sono stati comunicati diverse settimane fa e in quell’occasione vi avevamo evidenziato alcune criticità.   APPROFONDISCI – Stress-test, i criteri sono credibili? Niente deflazione nemmeno con forte shock   Al fine di non farsi trovare impreparate, le banche italiane, come molte concorrenti europee, hanno già provveduto ad aumentare il loro capitale. MPS, ad esempio, lo ha fatto fino allo scorso venerdì e ha raccolto ben  miliardi di euro. Si è trattato della maggiore ricapitalizzazione. Le altre sei sono state di Banco Popolare, Popolare di Milano, Creval, Banca Carige, Popolare di Sondrio e Popolare dell’Emilia Romagna.   APPROFONDISCI – Aumento capitale MPS: ecco i risultati finali  

Il sondaggio

Proprio in vista della pubblicazione dei risultati, nei prossimi mesi, l’analista Ernst & Young ha condotto un sondaggio, intervistando i responsabili di 294 banche dell’Area Euro e ha scoperto che il 74% di queste non ritiene di avere bisogno di ricapitalizzarsi, sulla base dell’esito degli Aqr e degli stress-test.

Sono 22 le banche che prevedono di dovere fare ricorso al mercato e 43 ritengono che sia possibile. Il 30% non esclude una ricapitalizzazione, mentre l’8% la ritiene probabile. Facendo una classifica per nazionalità, scopriamo che le più ottimiste sarebbero le banche tedesche. Ben il 93% di loro non pensa che dovrà avere bisogno di nuovi capitali. Seguono le banche britanniche (non fanno parte dell’Eurozona), con un tasso dell’83%, mentre le italiane si piazzano piuttosto bene con il 75%, a fronte di un 10% che non lo esclude e di un 15% che lo ritiene probabile. Ultimo gradino spetta alla Spagna, le cui banche escludono solo al 40% che non saranno necessarie ulteriori ricapitalizzazioni. Ovviamente, molto dell’atteggiamento ottimistico o meno degli istituti dipende dal lavoro sinora svolto, in vista degli esami. Diverse banche italiane hanno appena finito di ricapitalizzarsi o lo stanno ancora facendo, per cui è normale che mostrino una certa fiducia. Bisognerà vedere se l’aver fatto i compiti a casa sia bastato.   APPROFONDISCI – Stress-test BCE troppo severi per Nowotny: rischiamo di esagerare    

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