Banche, stress-test inutili: gli esami li sta già facendo il mercato

Risultati degli stress-test sulle maggiori banche europee in arrivo tra due giorni. Ma sono così importanti come sembrano?

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Risultati degli stress-test sulle maggiori banche europee in arrivo tra due giorni. Ma sono così importanti come sembrano?

I risultati degli stress-test dell’Eba su 51 grandi banche europee, di cui 5 italiane (Intesa-Sanpaolo, Unicredit, MPS, Ubi Banca e Banco Popolare, saranno resi noti venerdì e i mercati sono in fibrillazione con l’avvicinarsi dell’appuntamento. Le azioni MPS si sono quasi riportate ai minimi storici nelle ore passate e l’istituto in borsa capitalizza poco più di 800 milioni, quasi l’85% in meno su base annua.

Siena è al centro delle preoccupazioni degli investitori, visto che già ai precedenti stress-test di fine 2014 è stata l’unica tra quasi 130 banche europee a non avere superato gli esami della BCE. Francoforte ha richiesto uno smaltimento di quasi 10 miliardi di sue sofferenze nette entro il 2018, un importo corrispondente al 100% del valore del patrimonio dell’istituto.

MPS unica italiana “bocciata”

Va detto che esistono differenze con il test di due anni fa. Per prima cosa, vengono esaminate solo le banche maggiori, quelle in grado di provocare crisi sistemiche. Secondariamente, non esiste una soglia di Cet 1, al di sotto della quale, in caso di stress, la banca sarebbe formalmente bocciata.

In effetti, si tratta di un esame anomalo, che qualche analista ha già definito un’occasione persa per un check-up complessivo del sistema bancario europeo. In ogni caso, Kepler Chevreux ritiene che Francoforte manterrà informalmente il requisito di un Cet 1 al 5,5% nelle situazioni di stress e stima che solamente MPS tra le italiane non centrerebbe tale soglia minima, necessitando così di un aumento di capitale di circa 3 miliardi.

 

 

Risultati stress-test quasi inutili

Ma quali informazioni aggiungono gli stress-test a quelle già note al mercato? E’ quanto si vanno chiedendo sia gli stessi esaminati che gli investitori. Avrebbe senso, infatti, testare la resilienza delle banche agli shock potenziali nel corso di una buona congiuntura economica e finanziaria, mentre questo esame avviene nel bel mezzo di una crisi del comparto, che in Europa ha perso quasi il 29% dall’inizio dell’anno, -48% in Italia.

Con la Brexit si è materializzato uno degli spettri più temuti dalle istituzioni internazionali, tanto che lo stesso governatore della BCE, Mario Draghi, si è detto soddisfatto all’ultimo board di giovedì scorso, notando come i mercati abbiano reagito piuttosto bene nelle settimane successive al referendum britannico.

Dunque, il clamore suscitato dall’attesa di questi stress-test appare abbastanza frutto di pressioni speculative, che non di elementi sostanziali. Su MPS il problema non sarà cosa dirà l’Eba, essendo già noti i suoi problemi, bensì l’esito delle trattative tra governo Renzi e Commissione europea sulle modalità di un intervento pubblico a sostegno della ricapitalizzazione. I risultati di venerdì consentiranno semmai a Roma e Bruxelles di definire i dettagli, avendo contezza puntuale dei numeri in gioco.

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