Stop riapertura impianti sciistici fino al 5 marzo: arriva la doccia fredda mentre si teme una terza ondata

Doccia gelata per gli impianti da sci che si sono visti negare l'apertura alla vigilia, intanto si tema una terza ondata.

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Apertura impianti scii 5 marzo

Colpo di scena nella faccenda degli impianti sciistici, pronti a riaprire da oggi ma bocciati all’ultimo minuto dal nuovo Governo Draghi. Il ministro Roberto Speranza ha deciso di rimandare ancora la riapertura al 5 marzo, data in cui scadrà il Dpcm.

Gli impianti sciistici non riapriranno più il 15 febbraio

Si legge in una nota che si «tiene conto dei più recenti dati epidemiologici comunicati venerdì 12 febbraio dall’Istituto Superiore di Sanità attestanti che la variante VOC B.1.1.7, detta variante UK e caratterizzata da maggiore trasmissibilità, rappresenta una percentuale media del 17,8% sul numero totale dei contagi».
La variante inglese insomma preoccupa e la sua diffusione deve portare a misure severe, come accaduto in altri paesi europei.

«Le varianti preoccupano, l’attenzione deve restare altissima» ha ribadito Speranza mentre Walter Ricciardi ha proposto un lockdown totale e la chiusura delle scuole. Anche il Cts si è espresso negativamente in merito all’apertura degli impianti dopo aver constatato la nuova situazione epidemiologica con l’aumento dei contagi.
Anche gli spostamenti tra Regioni sono stati rimandati al 25 febbraio, anche se inizialmente la proroga era prevista al 5 marzo.

La paura di una terza ondata in arrivo

E intanto monta la protesta dei gestori degli impianti, pronti a partire e stoppati solo poche ore prima dopo aver riorganizzato la ripartenza e assunto personale. Una vera e propria doccia fredda, in cui ora si chiede che il Governo ricompensi gli operatori con ristori adeguati. Anche dai Governatori è arrivato un certo sconcerto dopo questa decisione dell’ultimo minuto, decisione che secondo gli enti locali avrebbe dato la mazzata finale. In particolare Luca Zaia, Attilio Fontana, Stefano Bonaccini e Alberto Cirio si sono espressi negativamente.

Secondo Zaia:

“Pur considerando che la salute dei cittadini viene prima di tutto, è innegabile che questo provvedimento in zona Cesarini mette in crisi tutti gli impiantisti”.

E proprio la preoccupazione per una terza ondata causata dalle varianti di coronavirus che fa tremare gli esperti. Matteo Bassetti, direttore del reparto di malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova, ha parlato addirittura di una possibile terza ondata in arrivo tra questa settimana e la fine di marzo come ha detto ai microfoni di Tgcom24. L’attenzione, dunque, resta davvero alta.

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