Stipendi in Italia più bassi: cosa è cambiato negli ultimi 10 anni

Quali sono i paesi europei in cui gli stipendi sono aumentati maggiormente e dove invece sono scesi.

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Stipendi in Italia

Un’altra fotografia dell’Italia che non ci premia quando si parla di mercato del lavoro. L’analisi arriva dai sindacati europei Etuc, European Trade Union Confederation e riportata da Il Sole 24 Ore, secondo cui nel nostro paese gli stipendi sono più bassi rispetto a 10 anni fa.

Dove sono calati gli stipendi

Stipendi più bassi si sono segnalati anche in Gran Bretagna, Ungheria, Spagna, Portogallo, Grecia, Cipro e Croazia mentre sono stabili in Finlandia e Belgio. La vera novità riguarda i paesi dell’Est dove si è assistita ad un vera e propria crescita.  Considerando il periodo 2009-2019 gli stipendi in Italia sono scesi del 2%, molto peggio è andata a paesi come Grecia che ha visto una discesa del 23%, Croazia del 7%, Cipro del 4%, Portogallo del 3% e Spagna del 2%. Numeri in calo anche in Gran Bretagna e Ungheria dove si è registrato un calo dell’1%.

I paesi dove invece gli stipendi sono aumentati sono la Germania, che ha registrato una crescita dell’11% e Francia del 7%. Il boom si è visto anche nei paesi dell’Est con Bulgaria, Polonia e Romania ma anche Lettonia, Lituania ed Estonia dove ci sono stati aumenti anche dell’87% nel caso della Bulgaria, fino al 20% dell’Estonia.

Le categorie colpite

In Italia, in particolare, si è visto un calo degli stipendi del personale della scuola ma anche nella carriera diplomatica, regioni e nelle autonomie locali. Per i dipendenti pubblici la retribuzione media annua lorda è di 34.491 euro, 28.440 euro per i dipendenti della scuola, 137.294  euro di media della magistratura, i dipendenti di regioni e autonomie locali invece guadagnano 28.632. Gli stipendi più alti considerati arrivano dai dipendenti in ambito prefettizio e quelli delle autorità indipendenti, fino a 90mila euro.

In genere la crescita si è vista per i dipendenti delle agenzie fiscali, militari delle forze armate, lavoratori degli pubblici non economici.

Secondo Luca Visentini, segretario generale della Confederazione europea dei sindacati, «Questa è la prova che la crisi non è finita in tutti i Paesi, e che anche quando c’è la ripresa economica i lavoratori non ne hanno benefici» Bisognerebbe, quindi, chiedere all’Ue di aumentare i salari.

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