Crescita stipendi ai minimi dal 1982, meno male che non c’è inflazione

Stipendi al palo in Italia, crescono ai minimi dal 1982. L'economia non è in vera ripresa, come dimostrano anche i dati dell'industria e del commercio.

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Stipendi al palo in Italia, crescono ai minimi dal 1982. L'economia non è in vera ripresa, come dimostrano anche i dati dell'industria e del commercio.

Crescita retribuzioni ai minimi dal 1982 e 8,3 milioni di lavoratori in attesa di rinnovo contratto Mettete insieme questi dati e fate voi se siamo in ripresa: a marzo il fatturato dell’industria è diminuito su base annua del 3,6% e dell’1,6% su febbraio. Gli ordini sono diminuiti del 3,3% su base mensile, mentre su base annua risultano saliti dello 0,1%. Segnali negativi anche dal commercio, che sempre a marzo registra un calo delle vendite in volume dello 0,8% e dello 0,6% in termini di valore rispetto al mese precedente, anche se su base annua si registra rispettivamente un aumento dell’1,9% e del 2,2%.

Aumento stipendi ai minimi da 34 anni

Dunque, produzione in altalena e consumi pure. E l’Istat completa la raffica dei numeri in chiaroscuro, segnalando che le retribuzioni orarie in aprile sono cresciute dello 0,6% su base annua, il ritmo più basso dall’inizio delle rilevazioni storiche, ovvero dal 1982. Il precedente record minimo risaliva sempre a quest’anno, al gennaio scorso, quando la crescita tendenziale era stata dello 0,7%. Nel dettaglio, l’aumento delle retribuzioni nel settore privato è stato dello 0,8% (+0,7% nell’industria e +0,8% nel terziario), nullo nel settore pubblico, dove continua a vigere il blocco degli stipendi. Ma non è finita: ad aprile, i lavoratori dipendenti in attesa di rinnovo del contratto erano ben 8,3 milioni, il 64,1% del totale, in crescita dal 59,2% del mese precedente. Di questi, 2,9 milioni sono dipendenti pubblici.

Blocco stipendi pubblici incide sul dato

I contratti di lavoro scaduti sono saliti a 52, di cui 15 appartenenti alla Pubblica Amministrazione. L’attesa media per il rinnovo è di 24,3 mesi, anche se il dato crolla a 9,1 mesi nel settore privato, mentre s’impenna nel settore pubblico, dove la contrattazione è bloccata da anni.

Il quadro che esce fuori da questi numeri non spinge all’ottimismo. Stipendi fermi implicano consumi e produzione stagnanti, ma sono il risultato a loro volta di una mancata riattivazione solida della ripresa economica. Unica consolazione, i prezzi. Per effetto dell’inflazione zero, per non dire della deflazione strisciante di questi mesi, i redditi reali degli italiani crescono, anche se di poco, ma pur sempre crescono. Figuratevi se oltre a restare fermi, gli stipendi dovessero subire anche l’onere dell’inflazione.    

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