Stipendi calciatori, come funziona la norma che riduce le tasse sugli acquisti stranieri

Il Decreto Crescita prevede benefici anche per le società della Serie A che ingaggiano giocatori prima residenti all'estero, facendo risparmiare loro diversi milioni di IRPEF.

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Il Decreto Crescita prevede benefici anche per le società della Serie A che ingaggiano giocatori prima residenti all'estero, facendo risparmiare loro diversi milioni di IRPEF.

Lionel Messi all’Inter? Dipende anche da questioni fiscali. Se l’attaccante argentino decidesse realmente di trasferirsi dal Barcellona a Milano, parte del merito lo si dovrebbe assegnare al Decreto Lgls. n.147/2015, meglio noto come “Decreto Crescita”. Esso contiene una norma, volta ad incentivare le assunzioni di lavoratori stranieri. La ratio scaturisce dall’esigenza sia di rimpatriare i cosiddetti “cervelli” in fuga dall’Italia negli ultimi anni, sia di attirare lavoratori qualificati e che, verosimilmente, percepiscono stipendi più alti, sui quali una pressione fiscale ridotta può fare la differenza.

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Il calcio può avvalersene, anche se dal 2020 a condizioni un po’ meno favorevoli di quelle vigenti fino al 31 dicembre scorso. Come? Le società che ingaggiano giocatori all’estero potranno sottoporre a tassazione solamente la metà dello stipendio lordo erogato. Fino allo scorso anno, l’imponibile era fissato solamente al 30%. In più, dovranno versare un contributo dello 0,50% dell’imponibile, il quale verrà destinato ai settori giovanili.

Affinché il beneficio possa essere goduto, devono sussistere le seguenti condizioni: l’ingaggiato deve essere stato residente all’estero per almeno i due anni precedenti; dovrà lavorare in Italia per almeno due anni; dovrà essere residente nel nostro Paese per almeno la maggior parte dell’anno solare. Inoltre, l’abbattimento fiscale non potrà eccedere i 5 anni d’imposta.

Quanto risparmierebbe l’Inter con Messi

Prendiamo proprio il caso di Messi e supponiamo che l’argentino chieda all’Inter 35 milioni di stipendio netto a stagione. Quanto dovrà sborsare effettivamente la società nerazzurra? Se non vi fosse alcun beneficio fiscale, con una tassazione IRPEF che arriva al 43% sui redditi sopra i 72.000 euro all’anno, il club dovrebbe spendere oltre 64 milioni di euro lordi all’anno.

Avvalendosi del beneficio fiscale, il 43% si applicherebbe solo sulla metà dello stipendio lordo. Dunque, basterebbero intorno ai 45 milioni per l’ingaggio, per un risparmio che si aggirerebbe sui 19 milioni, quanto lo stipendio lordo di un top player.

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Grazie a questo meccanismo, l’Inter partirebbe avvantaggiata nella corsa ad accaparrarsi Messi, anche perché questi potrebbe beneficiare di un’altra norma, entrata in vigore nel 2017 ed erroneamente ribattezzata dalla stampa italiana come “flat tax” sui redditi esteri. In realtà, trattasi di un’imposta in somma fissa da 100.000 euro, che pagherebbe in sostituzione delle aliquote ordinarie chi abbia trasferito la residenza in Italia sui proventi maturati all’estero. Nel caso di Messi, le ingenti sponsorizzazioni personali e tutti gli altri proventi che deriverebbero dallo sfruttamento della sua immagine e da altre attività all’estero verrebbero sottoposte a tassazione di appena 100.000 euro. Sembrerebbero tanti, ma pensate che inciderebbero per appena l’1% su 10 milioni di euro annui e allo 0,1% su 100 milioni.

Nelle scorse settimane, prima ancora che l’argentino si mostrasse intenzionato a lasciare il Barça, il padre ha trasferito la residenza a Milano, dove ha comprato casa, si dice proprio per avvalersi di questa norma specifica. Dunque, le probabilità che l’attaccante e 6 volte Pallone d’Oro venga a giocare all’Inter appaiono decisamente superiori a quanto penseremmo. E il fisco, una volta tanto, darebbe una grossa mano.

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