Stimoli e tassi BCE, Draghi cambia linguaggio a giugno?

La BCE di Mario Draghi potrà concentrarsi sui dati macro dell'Eurozona, dopo la vittoria di Macron in Francia. Al board di giugno inizierà a cambiare linguaggio, preannunciando la fine degli stimoli.

di , pubblicato il
La BCE di Mario Draghi potrà concentrarsi sui dati macro dell'Eurozona, dopo la vittoria di Macron in Francia. Al board di giugno inizierà a cambiare linguaggio, preannunciando la fine degli stimoli.

La vittoria di Emmanuel Macron toglie di mezzo il principale fattore di incertezza geopolitica per l’Eurozona, ovvero la posizione della seconda economia dell’area – la Francia – rispetto alla permanenza o meno in essa. Oggi, il consigliere esecutivo della BCE, Yves Mersch, da un convegno a Tokyo ha quasi immediatamente esternato il suo personale ottimismo sulla ripresa crescente nell’Eurozona, sostenendo che i rischi siano quasi sostanzialmente bilanciati nell’unione monetaria e pur avendo ribadito che il board di Francoforte ritiene appropriata una politica monetaria ancora accomodante, d’altra parte ha notato come questa debba essere analizzata in relazione a un nuovo ambiente con rischi inferiori.

Mersch non ha fornito una risposta diretta sulla vittoria di Macron, perché lo stesso governatore Mario Draghi, all’ultima conferenza stampa post-board, ha ribadito che l’istituto non commenta e né discute di fatti politici. E’ evidente, però, che per Francoforte quello di ieri sia stato il migliore risultato possibile, in quanto premia un candidato dalle posizioni nitidamente europeiste e di sostegno alla moneta unica. Non solo, ma l’uomo auspica anche un’unione politica tra gli stati dell’Eurozona, rispondendo positivamente agli appelli di Draghi in tal senso. (Leggi anche: Stimoli BCE e rialzo tassi più vicini?)

BCE si può concentrare sui dato macro

L’impatto della vittoria di Macron sui mercati finanziari sarà nel senso di un clima più rilassato nell’unione monetaria, seppure i rischi non mancheranno, tra le trattative UK-UE sulla Brexit e le elezioni politiche in Italia entro i prossimi 9 mesi. Grazie all’allentamento delle tensioni, la BCE potrà concentrarsi sin dal prossimo board di giugno sulle condizioni macroeconomiche dell’area, che vanno tutte nella direzione di un rafforzamento del ritmo di crescita medio e dell’inflazione.

Se a Francoforte la tirassero per le lunghe, con il trascorrere dei mesi aumenterebbe più che proporzionalmente il rischio di un surriscaldamento eccessivo dei prezzi, che richiederebbe successivamente una stretta monetaria più marcata e veloce, tale da danneggiare la ripresa stessa. Per evitare questo scenario, Draghi potrebbe il mese prossimo cambiare linguaggio nel suo comunicato ufficiale, non facendo più riferimento a “tassi più bassi” in futuro ed evidenziando anche la possibile ritirata dal “quantitative easing” dall’anno prossimo.

(Leggi anche: Stimoli BCE, Draghi con le spalle al muro)

Stimoli BCE conclusi tra un anno

Gli stimoli monetari verrebbero ridotti progressivamente fino ad annullarsi, con ogni probabilità, a metà del 2018. Sempre Draghi, a partire da giugno, eviterà l’errore opposto di mostrarsi troppo poco accomodante, sottolineando che i tassi rimarranno bassi ancora a lungo e non saranno alzati per diversi mesi dopo la fine del QE. In questo modo, i mercati verrebbero preparati al ritiro degli stimoli, non all’avvio effettivo della stretta.

I toni verranno dosati quasi certamente di volta in volta, anche attraverso esternazioni rese in eventi informali, in modo da evitare un eccessivo rafforzamento dell’euro verso le altre valute, un rialzo repentino dei rendimenti sovrani e tenendo sempre d’occhio l’andamento delle quotazioni internazionali delle materie prime, petrolio in testa, oltre che dell’inflazione nell’Eurozona. (Leggi anche: Stimoli BCE ancora a lungo? Draghi ostaggio dell’Italia)

Oggi, alla sua ultima relazione attuale da presidente della Consob, Giuseppe Vegas ha messo in guardia l’Italia dal prepararsi alla stretta, non potendo in futuro più fare affidamento sulla leva monetaria. Parole, che arrivano quasi in contemporanea a quelle di Mersch e che danno il senso della transizione in atto. Chi non capisce è perché non vuole capire.

 

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: , , , , ,