“Stimoli fiscali? Nein, siamo tedeschi”. Macron ha sbagliato i conti sulla Germania

La recessione in Germania è stata evitata per un soffio e il governo federale si sente forte abbastanza da rispedire alla Francia le richieste di maggiori stimoli fiscali.

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La recessione in Germania è stata evitata per un soffio e il governo federale si sente forte abbastanza da rispedire alla Francia le richieste di maggiori stimoli fiscali.

Il pil tedesco è cresciuto a sorpresa dello 0,1% nel terzo trimestre sul secondo, scampando per un soffio alla recessione tecnica, che si ha quando si registrano due contrazioni consecutive dell’economia. E nel secondo trimestre, la Germania aveva accusato un -0,2%. Anzi, su base annua si ha avuto pure un’accelerazione dal +0,3% al +0,5%.

Nonostante la congiuntura internazionale resti debole, la locomotiva d’Europa non si è fermata del tutto, pur essendo molto dipendente dalle esportazioni, che equivalgono al 40% dell’economia tedesca.

Prendendo spunto dai dati e pur riconoscendo la fase di stagnazione in corso, il ministro delle Finanze, il socialdemocratico Olaf Scholz, lo scorso giovedì ha avvertito che dal governo federale non si riscontra alcuna necessità di sostenere la crescita con stimoli fiscali. Chi in Europa si fosse illuso che a Berlino avrebbero fatto deficit per tagliare le tasse e/o aumentare la spesa o almeno che avrebbero programmato l’azzeramento dell’ingente surplus di bilancio dall’1,7% del pil nel 2018 (58 miliardi di euro), sarà rimasto assai deluso.

Tra questi, senz’altro il presidente francese Emmanuel Macron, che fa pressione da mesi per ottenere dalla Germania un allentamento dell’austerità per sé stessa e, ça va sans dire, per la Francia e il resto dell’Eurozona. A dire il vero, Parigi ha strappato dall’alleato il riconoscimento di un bilancio comune nell’area, seppure di dimensioni così infime, che nei fatti è stato svuotato di qualsivoglia significato e appare a tutti gli effetti ridicolo. A differenza dei principali partner europei, la Francia continua a crescere a ritmi moderati, beneficiando di un’alta domanda interna e di una scarsa dipendenza dall’estero. In effetti, parliamo di un’economia importatrice, contrariamente a Germania, Italia e Olanda, per citare quelle maggiormente esportatrici.

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L’impatto sulla Francia degli stimoli fiscali tedeschi

L’Eliseo è consapevole, però, che il rallentamento prima o poi colpirà anche industria e servizi francesi, a meno di non migliorare nel frattempo i propri saldi commerciali e di continuare a tenere espansiva la politica fiscale, grazie proprio all’ammorbidimento delle regole e della condotta austera della Germania.

Il punto è che Macron avrebbe sbagliato i conti. Non solo da Berlino non otterrà alcunché sul fronte fiscale, ma l’unica apertura che Scholz ha ribadito nei giorni scorsi resta sull’unione bancaria, con un accordo anche “entro l’anno”, tema che interessa perlopiù l’Italia. Inoltre, i numeri non giustificano tanto attivismo del presidente francese. Vediamo perché.

La Francia ha esportato nell’ultimo anno in Germania beni e servizi per una settantina di miliardi di euro, mentre le importazioni da essa sono state pari a un centinaio di miliardi. Pertanto, le relazioni commerciali tra i due paesi esitano per Parigi un saldo negativo di circa 30 miliardi, il 40% del totale. Le esportazioni francesi in Germania valgono il 3% del pil. Non male, ma nemmeno così significative. Cosa accadrebbe se il governo tedesco utilizzasse al massimo i margini di manovra fiscali e passasse da un surplus di quasi il 2% a un deficit del 3%? A parte che stiamo parlando di fanta-economia, i maggiori redditi disponibili per i tedeschi ammonterebbero a circa 150 miliardi di euro. Di questi, stando alla propensione al consumo e agli investimenti, ne verrebbero consumati poco più di 100 miliardi.

A questo punto, grossa parte dei consumi resterebbe in patria, una parte andrebbe all’estero in forma di importazioni. Di quanti miliardi parliamo? Stando sempre alla propensione attuale alle importazioni, di circa 35 miliardi. E di questi, meno di 2,5 miliardi sarebbero importazioni dalla Francia, stimolando il pil di quest’ultima di appena lo 0,1%. In altre parole, ci sarebbe uno stimolo impercettibile per l’economia francese e a fronte di uno sforzo fiscale tedesco supposto ai massimi termini. Dunque, non è questa la via che Macron dovrà percorrere per arginare il rischio di stagnazione o per finanche immaginare una prospettiva di successo per la Francia.

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giuseppe.

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