Stimoli BCE e rialzo dei tassi più vicini, pressioni arriveranno anche dalla Spagna

Gli stimoli di Draghi potrebbero finire prima di quanto pensiamo e di traverso si potrebbe mettere anche la Spagna.

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Gli stimoli di Draghi potrebbero finire prima di quanto pensiamo e di traverso si potrebbe mettere anche la Spagna.

Se finora è stata la Germania l’economia maggiormente indiziata per frenare gli stimoli monetari della BCE e richiedere un rialzo dei tassi il prima possibile, la novità inattesa delle ultime settimane è che un’altra economia, ma del Sud Europa, potrebbe riservare spiacevoli sorprese a quanti, come l’Italia, non siano riusciti agganciare la ripresa e confidino nell’azione di Francoforte per tenere sotto controllo i propri conti pubblici e per sperare in un impatto prolungato positivo sulla domanda interna tramite bassi interessi, e sulle esportazioni, grazie all’euro debole.

La Spagna ha registrato a febbraio un’inflazione al 3% per il secondo mese di fila, quando fino ad agosto e per ben tre anni era stata in deflazione.

Stupisce la rapidità con cui la crescita dei prezzi ha attecchito nella quarta economia dell’Eurozona, che ancora a novembre segnava un’inflazione annuale dell’1,6%. Oggi come oggi, quindi, a causa dell’impennata dei prezzi energetici, Madrid registra un tasso d’inflazione nettamente superiore al target della BCE, che è di poco inferiore al 2%. (Leggi anche: Quantitative easing al capolinea e tassi BCE in rialzo, Draghi prepara la stretta)

Stimoli e tassi BCE, vicini alla svolta

Se l’Eurozona a gennaio ha assistito a una risalita all’1,8% e la Germania all’1,9%, il governatore Mario Draghi non potrà ignorare che la prima economia dell’area abbia già centrato il target, che la quarta lo abbia superato abbondantemente e che nel resto dell’area si è prossimi al target. Anche perché la Spagna, da caso di successo, potrebbe trasformarsi presto in prova degli effetti collaterali degli stimoli monetari.

La Spagna cresce a ritmi circa doppi a quelli medi dell’Eurozona, tanto che nel quarto trimestre del 2016 ha visto salire il suo pil dello 0,7% rispetto ai tre mesi precedenti, contro il +0,4% della media dell’area e l’appena +0,2% dell’Italia. Da circa un paio di anni, la sua economia cresce al ritmo del 3%, mettendosi quasi del tutto alle spalle la crisi del 2008 e la ricaduta del 2011-’13. Se non fosse per una disoccupazione ancora al 18,6%, doppia rispetto alla media dell’unione monetaria, il giudizio sarebbe del tutto lusinghiero sul trend dell’economia spagnola.

(Leggi anche: Italia-Spagna, economie a confronto)

Spagna e Germania alleate nel chiedere la fine degli stimoli BCE?

Un’accelerazione dell’inflazione di questo tipo non giova in favore della Spagna, la cui crescita si sta basando più sul rilancio della domanda interna che non sulle esportazioni, contrariamente all’Italia, che cresce di poco e solo grazie all’attivo della bilancia commerciale. Al contrario, le esportazioni nette spagnole sono cronicamente negative, per cui a finanziare il pil sono i consumi delle famiglie, oltre che gli investimenti delle imprese e la spesa pubblica.

Con un’inflazione al 3% e una disoccupazione non troppo sotto il 20%, il rischio è che il potere d’acquisto delle famiglie si riduca così tanto in termini reali, da far cessare il boom di questi ultimi anni, aggravando le difficoltà di quei milioni di persone in cerca di lavoro, che adesso iniziano a subire anche gli effetti dell’aumento dei prezzi. Per questo, la banca centrale spagnola dovrà fare pressione quanto prima sulla BCE, affinché eviti di far deragliare la stabilità interna dei prezzi e surriscaldi troppo l’economia.

La Bundesbank del governatore Jens Weidmann troverà molto probabilmente un alleato inatteso in Luis Maria Linde. Il cerchio si stringe, la retorica accomodante di Draghi ha i giorni contati e con essa la “pacchia” di cui ha goduto l’Italia, che ha pensato negli ultimi anni di essere uscita fuori dalla crisi del debito sovrano per sua bravura, quando la tempesta contro i nostri BTp si è placata solo ed esclusivamente grazie a Francoforte. (Leggi anche: Ecco 3 nomi che decideranno il futuro degli stimoli di Draghi)

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