QE, BCE potenzierà gli stimoli contro la bassa crescita dell’Eurozona

Quantitative easing, nuovi stimoli BCE in vista dopo la Brexit. Mario Draghi sarà chiamato a contrastare il rallentamento dell'economia nell'Eurozona.

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Quantitative easing, nuovi stimoli BCE in vista dopo la Brexit. Mario Draghi sarà chiamato a contrastare il rallentamento dell'economia nell'Eurozona.

La Brexit ha indebolito il contesto economico già non esaltante dell’Eurozona, dove gli economisti stimano un impatto negativo sul pil dello 0,1% per quest’anno, dello 0,3% l’anno prossimo e dello 0,15% nel 2018. In tutto, quasi una sessantina di miliardi di euro in meno di ricchezza nel triennio 2016-2018, che certamente non fanno che aggravare la crisi di consenso delle istituzioni comunitarie e dei singoli governi nazionali.

Servono soluzioni quanto più immediate possibili non solo per sterilizzare gli effetti dell’uscita del Regno Unito dalla UE (le prime 5 economie europee esportano 100 miliardi netti verso Londra), ma anche per rinvigorire la crescita già insoddisfacente prima del referendum.

Poiché continua a non esserci accordo sull’uso della leva fiscale per stimolare il pil e, anzi, si registrano sul tema frizioni tra la Germania e altri partner europei, tra cui l’Italia, la reazione immediata, se non l’unica, sarà quella affidata alla BCE.

Nuovi stimoli BCE contro crisi Eurozona

L’istituto guidato da Mario Draghi si era detto pronto a intervenire all’occorrenza, prima del voto sulla Brexit. Adesso, appare quasi scontato che lo faccia, come rivela un sondaggio realizzato da Bloomberg tra un panel di economisti, l’80% dei quali ritiene che saranno varati nuovi stimoli monetari e il 90% di questi che saranno annunciati entro i due prossimi board, che si terranno l’uno il 21 luglio e l’altro l’8 settembre prossimi.

Quali misure metterà in campo Draghi per cercare di ravvivare l’inflazione, a giugno ancora appena sopra lo zero? La più accreditata è l’ipotesi di una seconda proroga della scadenza del “quantitative easing”, ufficialmente in vigore fino al 31 marzo 2017. Non ci sarebbero grossi dubbi sul fatto che il QE, invece, sarà esteso di almeno 6 mesi.

 

 

 

 

Tassi negativi, nuovo taglio sarebbe dannoso per banche

Tra le altre misure, c’è anche il nuovo taglio dei tassi overnight, ovvero sui depositi a breve delle banche, oggi al -0,4%. Un abbassamento di questo saggio consentirebbe alla BCE di acquistare una maggiore quantità di titoli di stato, dato che il loro rendimento minimo accettabili è quello che coincide con i tassi overnight, ma l’effetto indesiderato di questa politica è la compressione ulteriore dei margini delle banche, peraltro molto sotto pressione in borsa in queste settimane.

Infatti, a crederci è meno del 40% degli intervistati.

Meno del 30% crede al potenziamento degli acquisti mensili dagli attuali 80 miliardi. In teoria, sarebbe la mossa più semplice, ma comporta problemi tecnici non facilmente risolvibili, come la carenza dei bond acquistabili, che metterebbe in discussione l’esecuzione del QE.

Rendimenti bond già azzerati, rischio per mercato

Stesse percentuali per l’ipotesi di un cambiamento delle regole per il programma di acquisto dei bond, come la possibilità per la BCE di travalicare il limite del 33% di ciascuna emissione. Si parla anche di legare gli acquisti all’entità dei debiti di ciascun paese e non delle dimensioni economiche. Infine, un economista su cinque non esclude che la BCE aggiunga nuovi prestiti a lunga scadenza.

Il board del 21 luglio sarà importante per verificare in quale direzione vorrà andare la BCE. Se tagliasse ancora i tassi overnight, sarebbe un cattivo segnale per le banche, ma se aumentasse gli acquisti mensili, sarebbe un bel problema in fase di attuazione del programma. Per questo, è possibile che le due misure siano adottate insieme, ma con il rischio di creare un corto circuito tra tassi sui depositi e rendimenti sovrani, tali da polverizzare il mercato obbligazionario.

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