Debito Italia e Spagna, niente favori con QE chiede Bundesbank

Quantitative easing, la Bundesbank chiude all'idea di modificare il programma di acquisti. A settembre saranno barricate sulla "capital key". La Germania non intende favorire Italia e Spagna.

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Quantitative easing, la Bundesbank chiude all'idea di modificare il programma di acquisti. A settembre saranno barricate sulla

Al ritorno dalle vacanze, il board della BCE del prossimo 8 settembre si preannuncia caldo. Uno degli argomenti, che saranno affrontati dai governatori centrali dell’Eurozona sarà la modifica della regola sulla “capital key”. Di cosa si tratta? Dal marzo dello scorso anno, Francoforte acquista con il “quantitative easing” titoli di stato, Abs, covered bond e da giugno anche corporate bond per 80 miliardi all’anno (60 miliardi fino al marzo scorso). I titoli sono acquistati da ciascun paese sulla base della quota di capitale detenuta dalla propria banca centrale presso la BCE.

Per questo, i bond tedeschi vengono acquistati per oltre un quarto del valore complessivo del QE, dato che la Bundesbank detiene il 25,6% del capitale della BCE. Il problema riguarda ora proprio i titoli tedeschi, che essendo molto ricercati, in quanto considerati porti sicuri contro le crisi, rendono molto poco, anzi meno di zero per l’80% dei Bund.bc

Rendimenti Bund troppo bassi, carenza bond visibile

La BCE può acquistare titoli con un rendimento minimo non inferiore al -0,4%, pari ai tassi overnight sui depositi delle banche. I Bund rendono meno di questa soglia fino alla scadenza dei 6-7 anni e mettono in difficoltà Francoforte, che rischia di imbattersi in una carenza di bond sul mercato secondario. Nel caso non riuscisse più ad acquistare titoli tedeschi a sufficienza, secondo la “capital key”, dovrebbe cessare anche gli acquisti degli altri titoli, visto che deve sussistere sempre un rapporto di proporzionalità tra i vari paesi. Ciò segnerebbe la fine del QE e della stessa credibilità della BCE nel perseguire gli obiettivi sull’inflazione.

In teoria, al governatore Mario Draghi basterebbe calcare la mano sui tassi overnight, tagliandoli ulteriormente e ampliando automaticamente la platea dei titoli acquistabili. Questa misura, però, presenta due controindicazioni: riduce i margini delle banche, riducendo i prestiti all’economia reale; crea una rincorsa al ribasso tra tassi overnight e rendimenti sovrani, con il risultato di ritrovarsi dopo poco tempo al punto di partenza.

E allora, la BCE potrebbe sospendere l’applicazione della “capital key” all’occorrenza, slegando le percentuali acquistate dal capitale detenuto da ciascun paese in essa (e indirettamente dalla propria dimensione economica), comprando titoli in misura proporzionale ai rispettivi mercati, ovvero sulla base della dimensione dei debiti sovrani, tra l’altro.

 

 

 

Bundesbank dice “nein”

Questo cambiamento avvantaggerebbe i paesi dell’Eurozona più indebitati della media dell’area, come Italia, Spagna, Irlanda e Portogallo (la Grecia è esclusa dal programma). Tuttavia, date le grosse dimensioni, le vere beneficiarie sarebbero Italia e Spagna.

Il governatore della Bundesbank, Jens Weidmann, intervistato dal Corriere della Sera, ribadisce la propria contrarietà a una modifica strutturale del QE, mettendo in guardia dai rischi: così facendo, la BCE favorirebbe i paesi più altamente indebitati e si allontanerebbe ulteriormente dal suo mandato (di fatto, monetizzerebbe il debito dei paesi più esposti), mentre renderebbe più complicato in futuro normalizzare la politica monetaria, visto che crescerebbe la pressione da parte dei paesi più indebitati per tenere i tassi a livelli molto bassi.

Stimoli BCE, tedeschi imbestialiti

La dichiarazione di Weidmann svela lo stato d’animo del governo di Berlino e dell’elettorato tedesco, che tra richieste di sospensione del bail-in da parte di Roma e stimoli monetari sempre più potenti e sempre più favorevoli ai paesi detentori di un elevato rapporto tra debito e pil si sentono spiazzati e quasi in balia di politiche monetarie e fiscali che mai avrebbero concepito negli anni passati, specie considerando gli scarsi risultati ottenuti in questo primo anno e mezzo di QE.

Sulla “capital key”, Draghi s’imbatterà nelle ire del fronte germanico del Nord Europa. Vedremo a settembre se sarà riuscito a prevalere o se dovrà ripiegare su altre misure.

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