Stimoli BCE, ecco le misure attese da Draghi e i loro possibili effetti

La BCE varerà quasi certamente nuovi stimoli monetari al board di giovedì. Ecco le attese del mercato e degli analisti.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La BCE varerà quasi certamente nuovi stimoli monetari al board di giovedì. Ecco le attese del mercato e degli analisti.

Questa è la settimana della BCE, che giovedì 10 marzo riunisce il suo board per il secondo meeting dell’anno. In quell’occasione saranno con ogni probabilità varati nuovi stimoli monetari, come preannunciato peraltro da diversi componenti dell’istituto, a partire dallo stesso governatore Mario Draghi. Quest’ultimo diffonderà in conferenza stampa le nuove stime macroeconomiche sull’Eurozona per il triennio in corso, dalle quali dovrebbero emergere un indebolimento della congiuntura del pil e un “raffreddamento” della crescita dei prezzi nell’area, a conferma della necessitò di un intervento di Francoforte.

Le attese sugli stimoli BCE

A questo punto, analisti e mercato si aspettano che gli stimoli, già potenziati nel dicembre scorso, siano ulteriormente rafforzati; in particolare, che gli acquisti di titoli di stato, Abs e “covered bond”, effettuati con il “quantitative easing” per un controvalore complessivo di 60 miliardi al mese, siano aumentati, che siano prorogati dalla scadenza già rinviata di 6 mesi al marzo del 2017, che siano tagliati ulteriormente i tassi sui depositi overnight delle banche, che, infine, siano annunciate nuove aste Tltro, quelle che erogano liquidità a costo quasi zero per le banche commerciali dell’Eurozona. Iniziamo a vedere nel dettaglio quali siano le misure attese. Ci sovviene in forte aiuto un sondaggio meticoloso appena pubblicato da Bloomberg tra gli analisti interpellati, dal quale si evince che quasi il 100% di questi si attendano nuove misure, il 100% un nuovo taglio dei tassi overnight, i 3 quarti un potenziamento del QE, oltre un terzo un prolungamento della sua durata, oltre un quarto l’annuncio di acquisti anche di titoli corporate e poco meno del 10% novità pure sulle aste Tltro.      

Tassi negativi, pro e contro

Quanto al QE, circa un terzo degli intervistati ritiene che sarà prorogato fino alla fine dell’anno prossimo, quindi, di altri 9 mesi (+15 mesi rispetto al piano iniziale), il 10% fino al primo trimestre del 2018, un altro 10% fino alla prima metà del 2018 e un 5% fino al settembre del 2018. Infine, quasi un quarto ipotizza che il QE sarà allungato fino al terzo trimestre dell’anno prossimo e quasi un quinto fino al giugno del 2017. Passando ai tassi overnight, l’attesa media degli analisti e dello stesso mercato è di un taglio di 10 punti base al -0,40%. Più ardite sono quelle di NN Investment Partners, secondo cui ci sarà un taglio dei tassi di 20 bp subito e un altro taglio di altri 20 bp nel corso dell’anno. Secondo questa previsione, quindi, Draghi porterebbe i tassi negativi fino al minimo del -0,70%, una percentuale simile al -0,75% imposto dalla banca centrale elvetica.

Banche italiane tra le più colpite

Il taglio dei tassi sui depositi delle banche è avvertito come cruciale per il board e lo stesso mercato, per 2 ragioni: è un modo per spingere le banche ad aumentare gli impieghi, immettendo nuova liquidità sul mercato; ai tassi overnight è legato anche il limite degli acquisti dei titoli di stato, il cui rendimento non può essere inferiore ai primi, ai fini dell’eligibilità con il QE. Il rischio per Draghi sarebbe di aumentare gli acquisti, ma di non poterli effettuare per carenza di bond sul mercato con rendimenti pari o superiori a quelli overnight. Eppure, una ricerca di Credit Suisse ha trovato che l’adozione dei tassi negativi avrebbe contraccolpi proprio sul sistema creditizio del Sud Europa, Spagna e Italia in testa. La ragione sarebbe la seguente: in questi paesi, la percentuale di mutui a tasso variabile erogata è maggiore che in paesi come Francia e Germania. Si tratta, però, di prestiti, il cui costo per i clienti diminuisce con i tassi calanti sul mercato. Viceversa, i prestiti a tasso fisso sono un fatto positivo per le banche, quando i tassi di mercato salgono.      

BCE non dovrà contrariare il mercato, le attese sono già alte

Ora, le banche del Sud Europa e quelle della Finlandia si troverebbero a dovere tagliare i tassi a carico dei clienti in misura superiore a quella delle altre banche dell’Eurozona, a discapito dei loro margini, visto che al contempo nessuno realmente sembra in grado di ridurre anche gli interessi sui depositi dei clienti, temendo di metterli in fuga. In sintesi, i tassi negativi colpiscono specialmente la redditività delle banche di paesi come Italia, Spagna e Finlandia. Il paradosso dei tassi negativi è, quindi, che porterebbe a un aumento della frammentazione dei sistemi creditizi all’interno dell’Eurozona, unitamente a minori prestiti complessivamente erogati, a causa dei minori margini delle banche.

Aspettative eccessive?

Una cosa appare certa, ossia che Draghi dovrà tagliare i tassi overnight di almeno altri 10 bp, se non vorrà contrariare nuovamente i mercati, come fece a dicembre, quando annunciò una loro riduzione di soli 10 bp contro i 20 stimati e un potenziamento del QE in termini di sola durata e non di quantità di titoli mensilmente acquistati. E se c’è una cosa, che Francoforte non vorrebbe fare proprio adesso è di scatenare le ire degli investitori, rischiando non solo una nuova ondata di “sell-off” sulle borse del Continente e, in particolare, nel comparto bancario, ma anche un apprezzamento del cambio, che l’11 febbraio scorso aveva chiuso ai massimi dell’anno a 1,1347 contro il dollaro, mentre adesso giace appena sotto 1,10, in virtù delle attese accomodanti, stimolate proprio dalla BCE, che a colpi di dichiarazioni ufficiali e a mezza bocca, ancora una volta forse ha surriscaldato eccessivamente le fantasie degli investitori, finendo per non potersi tirare indietro.    

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Argomenti: Bce, Crisi Eurozona, Economia Europa, quantitative easing, stimoli monetari