Quantitative easing: Draghi non annuncerà nuovi stimoli domani

Nuovi stimoli BCE in arrivo, ma non domani. E, intanto, Mario Draghi ha il problema di cosa fare con il "quantitative easing".

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Nuovi stimoli BCE in arrivo, ma non domani. E, intanto, Mario Draghi ha il problema di cosa fare con il

Il governatore della BCE, Mario Draghi, non dovrebbe annunciare alcun potenziamento dell’attuale piano di stimoli monetari da 80 miliardi al mese, noto come “quantitative easing” e in vigore almeno fino al marzo del prossimo anno. Almeno è quanto si attendono gli analisti, che rinviano ai prossimi board le decisioni di politica monetaria di Francoforte. Il primo appuntamento utile sarebbe quello dell’8 settembre, quando a quel punto l’istituto avrà a disposizione i dati relativi al pil del secondo trimestre e un quadro più chiaro sull’andamento dell’economia nell’Eurozona anche nel terzo, potendo meglio verificare l’impatto della Brexit, ad oggi stimato in una minore crescita dell’area nell’ordine dello 0,5% cumulato in tre anni.

Il Fondo Monetario Internazionale ha limato ieri le stime sulla crescita mondiale, compresa quella della UE. Non si è trattato di una scure, ma certo di un rallentamento, provocato proprio dalle incertezze relative alla Brexit.

Rendimenti bond ai minimi

Intanto, a poco più di un mese dall’avvio degli acquisti anche dei corporate bond con rating “investment grade”, i rendimenti di questi titoli nell’Eurozona sono scesi al nuovo minimo da un anno dello 0,77%, segno che anche il comparto obbligazionario privato starebbe registrando un boom dei prezzi, similmente a quello dei titoli di stato.

La BCE deve fare i conti con la decisione della Bank of England di non tagliare i tassi a luglio, rinviando probabilmente l’allentamento ad agosto. In realtà, ciò aiuta un po’ Draghi a prendere tempo, dato che così la sua politica monetaria non diverrà nelle prossime settimane relativamente meno accomodante di quella di Londra.

 

 

 

Rischio carenza bond con potenziamento QE

Il vero problema di Francoforte, però, è semmai un altro, ossia trovare una soluzione, che vada nella direzione di potenziare gli stimoli per ravvivare l’inflazione nell’area, senza mettere a rischio il “quantitative easing”, che entro i prossimi mesi potrebbe incorrere nella carenza di bond da acquistare, a causa, in particolare, dei prezzi eccessivamente alti di quelli “core” emessi in Germania e in altri paesi del Centro-Nord Europa, dove i rendimenti sono arrivati a diventare negativi per le scadenze finanche ai 15 anni, scendendo al di sotto della soglia minima accettabile (-0,4%) fino al 70% dei titoli tedeschi.

Potenziare il QE potrebbe esacerbare queste tendenze, paradossalmente costringendo la BCE a cessare prima del previsto il programma di acquisti. Se le soluzioni tecniche per evitare ciò in parte esistono, non sarà facile adottarle, date le controindicazioni che ciascuna di esse comporterebbe.

 

 

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Argomenti: Bce, bond sovrani, Brexit, Crisi Euro, Crisi Eurozona, Economia Europa, Mario Draghi, quantitative easing, stimoli monetari