Stimoli BCE: Draghi con le spalle al muro, ecco perché ha scarse munizioni

Gli stimoli monetari della BCE stanno finendo, Mario Draghi dovrà tagliare ancora i tassi, nonostante ciò sia ormai avvertito più come un danno che come beneficio.

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Gli stimoli monetari della BCE stanno finendo, Mario Draghi dovrà tagliare ancora i tassi, nonostante ciò sia ormai avvertito più come un danno che come beneficio.

Il Fondo Monetario Internazionale, che sino ad oggi ha sostenuto e spronato la BCE sull’adozione prima e il potenziamento dopo degli stimoli monetari, stavolta ha posto un limite al governatore Mario Draghi, segnalandogli come non potrebbe agire ulteriormente più di tanto sul taglio dei tassi, mentre dovrebbe concentrarsi sull’acquisto degli assets.

Lo ha fatto con la pubblicazione di una ricerca, secondo la quale i tassi negativi potrebbero rivelarsi inefficaci, nel caso in cui riducessero i margini delle banche, disincentivandole a fare prestiti.

Secondo quanto suggerito dall’FMI, Francoforte non dovrebbe tagliare più i tassi (o dovrebbe farlo limitatamente), dovendo preferire l’espansione degli acquisti di bond, come negli ultimi 18 mesi. Semplice a dirsi, più complesso a farsi.

Quantitative easing, problemi tecnici

Per prima cosa, un aumento e/o un prolungamento degli acquisti mensili di titoli di stato, Abs, covered bond e corporate bond, elevati già a 80 miliardi al mese, avrebbe un effetto molto simile a un taglio dei tassi, ovvero l’ulteriore discesa dei rendimenti sul mercato e la compressione dei margini delle banche sugli interessi.

Secondariamente, il potenziamento del “quantitative easing” si scontrerebbe con la carenza di bond “core”, specie quelli emessi dai governi dell’Eurozona, come i Bund. Si consideri che la BCE può acquistare solo titoli con un rendimento almeno pari a quello dei tassi overnight (-0,4%) e che questa condizione esclude che possa comprare Bund con scadenza residua fino ai 7-8 anni, mentre l’80% del totale dei titoli tedeschi negoziati rende sottozero.

 

 

 

Rendimenti bond Eurozona in calo

Ora, potenziare gli stimoli implicherebbe far proseguire il calo dei rendimenti lungo l’intera curva delle scadenze, ma con la conseguenza che una percentuale crescente di bond non sarebbe più acquistabile, paralizzando il programma di allentamento monetario.

Quand’anche la BCE spostasse i suoi acquisti in parte sulla periferia, sospendendo la regola della “capital key”, sarebbe solo questione di tempo, prima che si materializzi ugualmente la carenza diffusa di titoli sul mercato secondario.

Nuovo taglio tassi overnight?

Per questo, Draghi dovrà mettere sul piatto, anche se forse a malincuore, il taglio dei tassi overnight, in modo da ampliare temporaneamente la platea dei titoli acquistabili. Abbassando il saggio di 10 punti base, ad esempio, sarebbe recuperata per la Germania la scadenza settennale, poca roba, in verità, per cui se taglio sarà, non bisogna escludere che sia di dimensione superiore alle attese, anche se con conseguenze inevitabilmente negative per le banche.

Per mettere insieme capre e cavoli, la BCE potrebbe introdurre una franchigia come in Svizzera, al di sotto della quale i tassi negativi non agirebbero o lo farebbero parzialmente, alleviando così l’onere a carico del sistema del credito europeo. In ogni caso, siamo davvero all’esaurimento delle munizioni disponibili. Il mercato nutre già scarsa fiducia sulla loro efficacia, ma specie dopo la Brexit, Draghi vuole ancora dimostrare che la sua “cassetta degli attrezzi” è ancora piena. Una bugia, di cui egli stesso è il primo consapevole.

 

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