Sterlina/dollaro ai massimi da settembre, ecco perché la Brexit fa meno paura

Sterlina ai massimi contro il dollaro da circa otto mesi, mentre il Regno Unito va ad elezioni anticipate. La Brexit fa meno paura adesso, ma ce n'è davvero ragione?

Giuseppe Timpone

Sterlina ai massimi da settembre contro il dollaro

Rally della sterlina, che oggi per la prima volta da quasi otto mesi si è spinta oltre il cambio di 1,30 contro il dollaro, guadagnando così quasi il 4% da quando il premier britannico Theresa May ha annunciato la richiesta di elezioni anticipate per l’8 giugno prossimo, conceinsse dal Parlamento di Westminster. Per quanto il bilancio resti negativo di oltre il 13% dal giorno del referendum sulla Brexit, la soglia di 1,30 sfondata oggi rappresenta un buon supporto psicologico per la sterlina.

Il cambio ha beneficiato nelle ultime ore sia della relativa debolezza del dollaro, a seguito degli eventi politici che stanno scuotendo la Casa Bianca, sia anche i dati sulle vendite al dettaglio nel Regno Unito in aprile, maggiori delle attese e in crescita su base annua del 2,3% dopo il -1,4% accusato a marzo. E con il tasso d’inflazione ai massimi dal 2013, ad erodere il potere di acquisto dei salari nel paese, la Bank of England dovrà presto prendere in considerazione un rialzo dei tassi, altrimenti le famiglie britanniche avrebbero minori opportunità di consumare. Non ultimo, proprio la prospettiva di un esito del voto solidamente positivo per i conservatori al governo stanno alleggerendo le tensioni dei mesi scorsi sulla prospettiva di una cosiddetta “hard” Brexit. (Leggi anche: Brexit seppellisce europeisti, laburisti UK massacrati alle urne)

Sterlina recupera su elezioni UK

Stando ai sondaggi, il partito della May sarebbe in vantaggio su quello laburista di una media di 13 punti percentuali, secondo YouGov, potendo ambire a conquistare quasi 400 seggi su 650, una settantina in più di quelli odierni. I mercati vedono positivamente questi numeri, perché consentirebbero al governo di cercare di strappare alla UE un accordo favorevole agli interessi del Regno Unito, senza dipendere eccessivamente né dalle forze più ostili presenti nella stessa maggioranza.

Inoltre, avendo spostato più in là la scadenza elettorale prossima di due anni concederebbe alla May più tempo per raggiungere un accordo con la UE, quando ad oggi la deadline è fissata per la primavera del 2019, anno in cui si celebrano, tra l’altro, le elezioni europee. A questo punto, Londra avrà la possibilità di trattare almeno fino al 2021, prima delle prossime elezioni politiche e ciò aumenterebbe le probabilità che raggiunga un accordo con Bruxelles e che questi sia improntato a una “soft” Brexit, ovvero che il Regno Unito accetti la libera circolazione anche delle persone e al contempo resti soggetta parzialmente alla Corte di Giustizia UE, potendo così continuare a restare nel mercato comune. (Leggi anche: Sterlina ai massimi da 7 mesi, nonostante cena disastrosa UK-UE)

Rischi per Brexit da elezioni UK

Queste considerazioni non terrebbero conto di un dato: se alla May venisse assegnato un mandato più forte di quello odierno, è di questo che il governo dovrebbe tenere conto. Un voto molto favorevole ai conservatori sarebbe un avallo proprio della “hard” Brexit, alle posizioni più dure contro la UE, anche al costo di rescindere i legami commerciali. Il governo troverebbe più difficile mostrarsi flessibile con Bruxelles, in quanto “tradirebbe” la promessa di queste settimane di rappresentare gli interessi nazionali e il desiderio dei sudditi di riottenere la sovranità su un tema sentito come quello dell’immigrazione.

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