Sterlina ai massimi da fine settembre, Corbyn propone più tasse sulle imprese

Sterlina ai massimi contro il dollaro da fine settembre, mentre i laburisti si dilaniano a 4 settimane dalle elezioni anticipate. Il loro leader Jeremy Corbyn presenta un piano per l'aumento delle tasse sulle imprese.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Sterlina ai massimi contro il dollaro da fine settembre, mentre i laburisti si dilaniano a 4 settimane dalle elezioni anticipate. Il loro leader Jeremy Corbyn presenta un piano per l'aumento delle tasse sulle imprese.

Quando mancano 29 giorni alle elezioni anticipate nel Regno Unito, la sterlina viaggia contro il dollaro a un cambio massimo dalla fine del settembre scorso, quando il premier Theresa May, nel corso della conferenza annuale del Partito Conservatore, pronunciò un discorso piuttosto duro contro la UE sulla Brexit, avallando lo scenario di un negoziato duro con Bruxelles. Al momento, la sterlina scambia a un soffio da 1,30 contro il biglietto verde, guadagnando il 4,5% su base mensile. Lo sprint è scattato con l’annuncio del premier della richiesta del voto anticipato, che fino al mese scorso aveva escluso.

I conservatori al governo vengono stimati dai sondaggi pressappoco su percentuali doppie rispetto a quelle dei laburisti e giovedì scorso, alle elezioni amministrative, hanno trionfato ai danni proprio della sinistra, strappando seggi persino in Scozia, dove da decenni non registravano un’avanzata così netta e riducendo le probabilità che si celebri un secondo referendum sull’indipendenza. (Leggi anche: Brexit seppellisce europeisti, laburisti UK massacrati alle urne)

Laburisti UK divisi, Corbyn li sposta a sinistra

E la stampa britannica riporta l’indiscrezione, secondo cui un gruppo di 100 deputati laburisti sarebbe pronto a scindersi e a creare una formazione “progressista” autonoma, nel caso il loro leader Jeremy Corbyn si rifiutasse di dimettersi dopo un’eventuale sconfitta pesante alle elezioni politiche di giugno. Nel frattempo, proprio Corbyn sta spostando a sinistra l’asse del partito, presentando per la prima volta dal 1983, anno della seconda grande vittoria di Margaret Thatcher, una piattaforma programmatica di stampo progressista.

Il leader laburista propone un aumento delle imposte sugli utili delle imprese (“corporate tax”) dal 19% attuale al 21% l’anno prossimo, aliquota destinata a salire con il suo ingresso a Downing Street al 24% nel 2019 e al 26% entro il 2020. Al contrario, i conservatori hanno tagliato l’imposta di un punto percentuale quest’anno e puntano a portarla al 17% entro il 2020. L’intento dichiarato di Corbyn è di finanziare così un aumento della spesa per la scuola pubblica di 5,7 miliardi di sterline al 2022, destinandone 4,8 miliardi agli istituti inglesi. Tra le proposte laburiste anche l’aumento della tassazione dal 12% al 20% sulle polizze sanitarie, un aggravio massimo stimato in 150 sterline annue per ciascun assicurato. (Leggi anche: Elezioni anticipate rischiano di tritare laburisti UK)

Corbyn confuso sulla Brexit

Altra questione piuttosto dibattuta è la Brexit. Le posizioni poco chiare e incoerenti di Corbyn stanno dilaniando il Labour Party, offrendo un assist ai conservatori, che stanno avendo buon gioco in questi giorni a mettere in guardia gli elettori dall’affidare la gestione del negoziato con la UE a un personaggio incoerente. L’uomo ha rifiutato in un’intervista per ben sette volte di ammettere che il Regno Unito stia uscendo dalla UE, ma allo stesso tempo è sempre stato additato dai suoi stessi deputati come un sostenitore nascosto della Brexit, tanto da averne avallato anche trattative dure con Bruxelles nei mesi scorsi, salvo avere dichiarato in un comizio a Manchester di ambire a un’uscita dalla UE, che preservi i posti di lavoro britannici.

Corbyn ha anche attaccato le “élites”, che a suo avviso vorrebbero sfruttare la Brexit per pagare ancora meno tasse e per precarizzare il mondo del lavoro, difendendo la sua politica fiscale, notando come l’aumento della corporate tax da lui proposta farebbe rimanere il Regno Unito il membro del G7 con la minore tassazione sulle imprese. In realtà, così non sarebbe con il taglio annunciato delle aliquote negli USA dal 35% al 15%, sempre che il piano di Donald Trump vada in porto.

In ogni caso, è la prima volta dai tempi bui della Thatcher per i laburisti, che il partito non cerchi di guadagnare consensi ai danni dei conservatori, al contrario spostando a sinistra il proprio asse programmatico. Un rischio, come hanno evidenziato i risultati nefasti alle amministrative della settimana scorsa, ma forse ancora di più per la sopravvivenza politica del Labour, su cui incombe una possibile scissione devastante, mentre i conservatori cercano di accreditarsi tra gli elettori quale partito degli interessi nazionali, dinnanzi alla sfida immensa della Brexit. (Leggi anche: Sterlina ai massimi da 7 mesi, nonostante cena UK-UE disastrosa su Brexit)

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Argomenti: Brexit, Economie Europa, Politica Europa

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