Sterlina ai massimi da 7 mesi, nonostante cena “disastrosa” UK-UE su Brexit

Sterlina ai massimi da fine settembre sulla Brexit, mentre iniziano le trattative tra Londra e Bruxelles per il divorzio. La cena tra Theresa May e Jean-Claude Juncker sarebbe andata molto male.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Sterlina ai massimi da fine settembre sulla Brexit, mentre iniziano le trattative tra Londra e Bruxelles per il divorzio. La cena tra Theresa May e Jean-Claude Juncker sarebbe andata molto male.

Dopo che il PMI manifatturiero nel Regno Unito è salito ai massimi da tre anni, nettamente sopra le attese, per il mese di aprile, la sterlina è volata ai massimi da oltre sette mesi a un cambio di oltre 1,29 contro il dollaro. Rispetto al 23 giugno scorso, data del referendum sulla Brexit, resta in calo del 14%, ma da quando il premier Theresa May ha chiesto e ottenuto elezioni anticipate per l’8 giugno prossimo, ha guadagnato il 3,3%, segnalando il buon umore dei mercati e la loro fiducia sulla vittoria dei conservatori già al governo, che i sondaggi danno davanti ai laburisti di Jeremy Corbyn con oltre 20 punti percentuali di vantaggio. (Leggi anche: Brexit, sterlina sopra 1,28: May ottiene elezioni anticipate)

Eppure, le notizie in arrivo dal fronte delle negoziazioni sulla Brexit non sono per niente positive. Mercoledì scorso, la May ha invitato il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, per una cena a Downing Street, tesa a trovare un terreno comune per l’avvio delle trattative sul divorzio tra Regno Unito e UE. Stando alle esternazioni rese dallo stesso Juncker, l’evento sarebbe stato un totale fiasco, tanto che la stampa britannica parla persino di “disastro”, rilanciando quanto pubblicato dal quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung.

Tensioni tra Londra e Bruxelles sulla Brexit

Dal governo di Londra vengono smentite le ricostruzioni, anche se il premier ha ammesso che il negoziato sulla Brexit non sarà facile. Quel che sappiamo è che Juncker ha chiamato la cancelliera Angela Merkel per informarla che la May sarebbe “su un’altra galassia”. Le distanze tra le parti, insomma, sarebbero enormi. Durante la cena, il premier britannico avrebbe riferito a Juncker della volontà di rendere l0a Brexit “un caso di successo”, sentendosi rispondere che “non è possibile” e che “più sento queste cose, più divento scettico”. (Leggi anche: Brexit, UE compatta su testo duro di Tusk)

Sempre la May avrebbe avvertito che Londra non dovrebbe sborsare alcunché per uscire dalla UE, mentre il presidente della Commissione le avrebbe risposto che il Regno Unito non starebbe “lasciando un club di golf”. Uno dei punti di maggiore tensione tra Londra e Bruxelles è sulla cosiddetta “Brexit bill”, il conto da circa 60 miliardi, stando alle cifre dei commissari, che i britannici dovrebbero pagare alla UE successivamente al divorzio, sia per il mantenimento delle pensioni relative al personale diplomatico UK impiegato ad oggi alle dipendenze delle istituzioni comunitarie, sia per l’adesione a programmi comuni, il cui finanziamento dovrà avvenire anche nei prossimi anni.

UE farà di tutto per fare della Brexit un flop

E la Brexit infiamma il clima politico nel Regno Unito, con i liberal-democratici di Tim Farron ad evidenziare come quello che il paese starebbe vivendo sarebbe solo un assaggio di quanto accadrà nel prosieguo dei due anni di negoziato, mentre il ministro-ombra laburista per la Brexit, Keir Starmer, ha dichiarato che la posizione della May sarebbe “sbagliata, non forte”. E l’ex cancelliere dello Scacchiere del governo Cameron, il conservatore George Osborne, che ha annunciato di non ricandidarsi alle elezioni di giugno, ha invitato l’esecutivo ad abbandonare gli slogan elettorali, altrimenti è naturale che si ottengano (dalla UE) simili risultati. (Leggi anche: Brexit, elezioni anticipate rischiano di triturare i laburisti)

Fonti europee hanno altresì avvertito che la scarsa comprensione dell’approccio di Bruxelles al negoziato aumenta le probabilità che al termine delle trattative non si abbia alcun accordo tra le parti. Retorica, certo, in vista delle elezioni presidenziali in Francia e di quelle federali in Germania, finalizzata a mostrare una UE compatta contro il rischio che nuovi “populismi” nel resto del continente ne minaccino l’integrità politica; tuttavia, Juncker non ha detto una bugia quando ha strabuzzato gli occhi dinnanzi alla volontà della May di rendere l’uscita dalla UE un caso di successo. Se c’è una cosa che i leader europei devono dimostrare ai rispettivi elettori è che abbandonare le istituzioni comunitarie fa male. Per questo, faranno di tutto per danneggiare un Regno Unito fuori dalla UE, a costo di non concedergli nemmeno un accordo commerciale.

 

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Argomenti: Brexit, Economie Europa