Stati Uniti: la logica contorta delle elezioni di Mid Term

commento di Stephanie Kelly, Political Economist di Aberdeen Standard Investments sulle imminenti elezioni di metà mandato negli Stati Uniti

di Mirco Galbusera, pubblicato il
commento di Stephanie Kelly, Political Economist di Aberdeen Standard Investments sulle imminenti elezioni di metà mandato negli Stati Uniti

Il risultato più probabile delle imminenti elezioni statunitensi di metà mandato è che i Democratici prenderanno comodamente la Camera dei Rappresentanti, mentre i Repubblicani manterranno il controllo del Senato.
Il fatto che questa situazione di stallo legislativo si riveli buona o meno dipende dai diversi punti di vista. Da un lato, frenerà il presidente Trump, rendendogli molto più difficile portare avanti le sue politiche interne, come ad esempio un’altra ondata di tagli fiscali, approvata dal Congresso.

Dall’altro, l’attivismo di Trump potrà essere un fattore di successo nella corsa alle elezioni presidenziali del 2020 e la politica commerciale, a quel punto, potrebbe essere la sua arma migliore. Se i sondaggi sono verosimili, Trump non avrà i numeri al Congresso per influenzare la politica interna, come ha fatto durante la prima metà del suo mandato. La politica estera, tuttavia, è un settore in cui un Presidente può agire con relativa impunità, libero dalla necessità del sostegno del Congresso. È probabile che i democratici utilizzeranno i prossimi due anni per spingere Trump verso l’impeachment. Probabilmente falliranno, ma il tutto sarà poco edificante per il Presidente e il resto della politica statunitense. La sua retorica sulla politica commercial internazionale e il suo attivismo in questo contesto, infatti, possono fornire un’utile distrazione dalla minaccia dell’impeachment.

La guerra commerciale di Trump

Sul commercio, il calcolo di Trump è abbastanza semplice. Ogni sua dichiarazione su questo tema si adatta alle aspettative della sua base elettorale. Nell’ultimo anno, infatti, è emersa una certa coerenza nel comportamento di Trump volta a dare priorità nella sua agenda al tema del commercio internazionale proprio per tenere calmo il suo elettorato. Con un Congresso più ristretto, non occorre un potere predittivo per dichiarare che questo atteggiamento continuerà.

Per ironia della sorte, qualsiasi potenziamento delle sue politiche commerciali sarà probabilmente destinato a danneggiare il nucleo della base elettorale di Trump. Molti dei suoi elettori lavorano infatti per quelle aziende che saranno più direttamente interessate dalle tariffe doganali che Stati Uniti e Cina si stanno imponendo reciprocamente. Quegli stessi elettori che beneficiano delle merci importate a basso costo dalla Cina. Con prezzi più elevati a causa dei dazi doganali, saranno dunque le classi meno abbienti le più colpite. Il problema è che Trump potrà continuare nascondere l’inganno al centro delle sue politiche commerciali per un periodo limitato. Quando le sue politiche cominceranno a metterne a rischio la popolarità, allora il Presidente americano potrebbe tornare a puntare su labirinti retorici da cui difficilmente potrà uscire.

Trump e la Federal Reserve

I suoi primi due anni sono stati accompagnati da un forte miglioramento degli utili, da un’ampia crescita globale e da mercati azionari in rialzo. La seconda parte del suo mandato potrebbe essere invece caratterizzata da un rallentamento di utili e crescita globale. Questo costituirebbe un ambiente molto meno favorevole per le sue politiche. Il Presidente ha già criticato più volte la Federal Reserve in relazione all’aumento dei tassi d’interesse, con toni sempre più accesi. Nessuna delle sue dichiarazioni, tuttavia, sembra essere supportata da dati solidi.
Questi attacchi non sono di buon auspicio. Evidenziano che persino un’agenzia indipendente dal governo e pilastro centrale dell’economia globale non è immune agli assalti verbali di Trump. Se Trump è già arrivato a tanto, a che punto potrebbe arrivare in futuro?

L’aspetto più preoccupante è che queste tattiche potrebbero effettivamente fare presa se Trump riuscirà a convincere i suoi elettori che istituzioni come la Fed non agiscono nell’interesse della classe operaia americana. È plausibile pensare che potrebbe dichiarare una vittoria nella sua guerra commerciale, per poi smentirla se la sua base dovesse rivoltarsi contro le sue politiche. Tuttavia i sondaggi suggeriscono che una simile svolta nella popolarità delle politiche di Trump sia lontana e senza margini per agire in materia di politica interna. Il presidente è quindi incentivato a continuare a spingere il pacchetto in materia di scambi commerciali.

Detto questo, è molto più probabile che – a livello di scambi commerciali – Trump sfrutti il resto del suo mandato per sfidare chiunque e in qualsiasi modo faccia piacere ai suoi elettori, anche se, nel processo, finirà per peggiorare la situazione degli elettori stessi.

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Argomenti: Presidenza Trump