Biglietti dei treni più cari per i passeggeri con l’alleanza tra ferrovie e Alitalia

Ipotesi di alleanza tra Alitalia e Ferrovie dello stato, con il rischio che i passeggeri si ritrovino vittime di una stangata sui biglietti.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Ipotesi di alleanza tra Alitalia e Ferrovie dello stato, con il rischio che i passeggeri si ritrovino vittime di una stangata sui biglietti.

Torna in pista l’ipotesi di un’alleanza tra Ferrovie dello stato e Alitalia, con l’obiettivo di salvare la compagnia aerea, che a 10 mesi dal commissariamento resta senza pretendenti ufficiali. Nonostante non vi sia alcunché di concreto, la stampa riporta oggi che fonti vicine al dossier avrebbero in mente di rispolverare l’ipotesi di una possibile alleanza con il gestore della rete ferroviaria italiana, che già era circolata negli anni passati, quando a capo delle Fs vi era Mario Moretti. Il nuovo ad, Renato Mazzoncini, non caldeggia tale progetto, ragione per cui si tratterebbe di uno scenario eventualmente “subito” e non voluto dalla società.

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Ma cosa c’entrerebbe Fs con Alitalia? Si tratterebbe di integrare il sistema dei trasporti pubblico con quello privato, un’operazione apparentemente dai risvolti positivi, se si considera che una partnership porterebbe, ad esempio, a collegare meglio gli orari dei treni nei pressi degli aeroporti con quelli dei voli, ma i rischi sembrano superare i benefici, perché è evidente che si darebbe vita a una sorta di monopolio dei trasporti in alcune tratte piuttosto trafficate.

Prendiamo Roma-Milano. In meno di 3 ore, è possibile percorrere la tratta con il Frecciarossa, il treno dell’alta velocità di Trenitalia. A conti fatti, non conviene quasi più prendere il volo tra la Capitale e il capoluogo lombardo e viceversa, perché tra raggiungere l’aeroporto, i tempi di attesa per il check-in e i controlli di sicurezza, l’arrivo e il raggiungimento della destinazione, se ne va verosimilmente più tempo di viaggiare in treno e la fatica sembra persino superiore. Dunque, treni e aerei, almeno per le tratte principali collegate dall’alta velocità, sarebbero ormai da anni in concorrenza tra loro.

Meno concorrenza, biglietti treni più cari

Nei fatti, una delle cause del fallimento di Alitalia risiede nella sua incapacità di ricavare valore sufficiente dalle tratte domestiche, che sono anche le stesse su cui si concentra, avendo ridotto le rotte internazionali, trasformandosi in un vettore praticamente nazionale. In pochi anni, ad esempio, il numero dei passeggeri di Alitalia tra Roma e Milano è crollato di 7 milioni a quota 17 milioni, risalendo per la prima volta dopo molto tempo sopra quota 20 milioni solo nel 2017. Cosa accadrebbe, quindi, se la compagnia aerea e Fs si accordassero con una qualche forma di alleanza? I due smetterebbero di farsi concorrenza sulle tratte domestiche divenute più remunerative per i treni e Alitalia sposterebbe i suoi voli all’infuori del territorio nazionale, magari puntando più sulle nuove rotte asiatiche. I conti delle due aziende – le Fs controllano Trenitalia – migliorerebbero, considerando che mediamente l’alta velocità trasporta oltre 30 milioni di passeggeri all’anno. Tuttavia, ciò andrebbe a discapito proprio dell’utenza.

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Immaginate di dovere viaggiare tra Roma e Milano. Ad oggi, avete tre scelte: prendere l’auto, il treno o l’aereo. Poco più di un italiano su venti per questa tratta sceglie la prima opzione, mentre oltre la metà ripiega ormai sul treno, mostrandosi l’alternativa più vantaggiosa, anche tenendo conto del costo del biglietto. Se venisse meno l’opzione dell’aereo, Frecciarossa si sarebbe tolto praticamente un concorrente di mezzo, con la conseguenza che potrebbe abusare della sua posizione dominante per imporre ai passeggeri biglietti più cari e magari ridurre la frequenza dei treni. Lo stesso tenterebbe di fare Alitalia, che è esposta, tuttavia, a una maggiore concorrenza, tra cui delle low-cost.

L’alternativa privata è ancora carente

Attenzione, però, perché nei giorni scorsi vi è stata un’importante novità proprio in fatto di treni. La società privata Ntv, che tra i suoi azionisti aveva Diego Della Valle e Luca Cordero di Montezemolo, ha annunciato il closing dell’operazione per la cessione al fondo americano GIP, che detiene il controllo anche di società aeroportuali, come quella londinese di Gatwick. Italo è già un concorrente di Frecciarossa nelle principali realtà urbane italiane, ma sussiste ancora un’evidente sproporzione tra le due società, con Trenitalia a restare un quasi monopolista un po’ in tutto il territorio nazionale. Nel caso di partnership tra Alitalia e Fs, dovremmo sperare che gli americani rafforzino la loro offensiva contro Trenitalia, anche se ciò passa necessariamente per l’ottenimento di nuovi slot proprio da parte di Fs, che opera in ovvio conflitto di interesse, imponendo tra l’altro pedaggi chilometrici elevati, che disincentivano l’ingresso sulle tratte meno remunerative di privati come Ntv.

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L’ipotesi di partnership tra Alitalia e Ferrovie non sarebbe accettabile senza un’ulteriore ondata di liberalizzazione nel settore dei treni. I passeggeri rischiano di ritrovarsi stangati e vittime di disagi, perché è verosimile che diminuirà complessivamente il numero dei voli e quelli dei treni in partenza tra le tratte nazionali in cui binari e cieli si mostrano oggi in concorrenza, con la conseguenza che gli italiani pagherebbero due volte la sciagurata alleanza: la prima, dovendo le Fs, ad oggi una società pubblica, pagare per rilevare la compagnia e i suoi debiti; la seconda, vedendosi aumentare il prezzo dei biglietti per il venir meno della concorrenza nel settore dei trasporti. Sperando che l’Antitrust faccia sentire la sua voce e non avalli operazioni “di sistema” a discapito dei soliti noti.

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Argomenti: Crisi economica Italia, Economia Italia, Servizi pubblici

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