Stanare i grillini o arrendersi al caos tripolare? Destra e sinistra al bivio

Il Movimento 5 Stelle perde le elezioni comunali, ma resta molto forte sul piano nazionale. Centro-destra e PD possono ancora ribaltare le sorti di una loro prevedibile sconfitta alle prossime politiche, ma al costo di giocare diversamente la partita.

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Il Movimento 5 Stelle perde le elezioni comunali, ma resta molto forte sul piano nazionale. Centro-destra e PD possono ancora ribaltare le sorti di una loro prevedibile sconfitta alle prossime politiche, ma al costo di giocare diversamente la partita.

Il Movimento 5 Stelle è stato il vero sconfitto di questa tornata delle elezioni comunali. Al primo turno, soltanto in 8 comuni andrà al ballottaggio, escluso da tutte le principali città, tra cui la Genova di Beppe Grillo. Ha ragione l’ex premier Silvio Berlusconi, però, quando invita a non esaltarsi e a non confondere l’esito di un voto amministrativo con quello delle prossime politiche.

In effetti, i grillini non sono affatto annientati sul piano nazionale, continuando a godere di un’ottima salute e viaggiando nei sondaggi a ridosso del 30%, prima formazione politica italiana. Se i pentastellati fossero dichiarati in crisi, cosa dovremmo scrivere di PD e centro-destra? (Leggi anche: Disastro a 5 stelle: risorge centro-destra, tiene PD)

Eppure, queste comunali un dato lo risaltano: quando le due coalizioni mettono in campo candidati credibili, riescono a reggere la sfida. Quando le campagne elettorali non sono urlate, ma ragionate, destra e sinistra recuperano parte del consenso perduto. Il relativo successo dei due schieramenti a questo giro si contrappone nettamente al flop del PD e al boom dell’M5S alle amministrative di un anno fa, quando prevalse la logica della contrapposizione nazionale tra governo e opposizioni e nella zuffa a prevalere furono, appunto, i grillini.

C’è un elemento che non dovrebbe essere sottaciuto. Alle amministrative si vota con un sistema maggioritario, in cui le liste sono trainate dai candidati a sindaco e viceversa. Non è questo il piano più congeniale per i 5 stelle, i quali sono il più delle volte privi di volti spendibili sul territorio. Gli stessi parlamentari grillini sono un semplice contorno rispetto a proclami e programmi del loro leader, che dal suo blog impartisce ordini e li disdice anche dopo un minuto, senza che sia possibile muovere un dito dentro al movimento.

M5S favorita da una legge proporzionale

Forza Italia resta sulla linea della difesa del sistema proporzionale, sostenendo che l’esistenza di tre schieramenti non renderebbe corretta una legge maggioritaria. Dal PD si vorrebbe tornare ad elezioni con il “Consultellum”, il sistema elettorale nato dalla cassazione del Porcellum da parte dei giudici della Corte Costituzionale e che sarebbe nei fatti un proporzionale con sbarramento basso e coalizioni ancora possibili.

(Leggi anche: Sistema tedesco beneficio per economia italiana?)

Tutti sappiamo, però, che se oggi si tornasse a votare con una ripartizione dei seggi di tipo proporzionale, nessuno schieramento otterrebbe la maggioranza assoluta dei seggi, essendo costretto ad allearsi con almeno uno degli altri due per governare. Questo sarebbe il terreno più fertile su cui l’M5S coltiverebbe il suo consenso, additando PD e Forza Italia di inciucio, oppure alleandosi a sua volta con la Lega Nord e tentanto così di formare un governo su posizioni euro-scettiche.

Rassegnarsi al caos tripolare?

Bisogna rassegnarsi al caos di un sistema politico tripolare o tentare, al contrario, di contrastarlo con il rinvigorimento di un sistema maggioritario, che dia spazio all’alternanza tra coalizioni? Chi scegliesse la prima via, come intenderebbe fare Berlusconi, si concentra con ogni evidenza sul breve periodo (la sua età anagrafica pesa sull’analisi), ambendo alla massima coincidenza tra consensi e seggi. Alla lunga, questo sistema finirebbe per istituzionalizzare il caos, per renderlo uno scenario di base.

Con il ricorso a un maggioritario, il rischio è che una coalizione possa ottenere la maggioranza assoluta dei seggi con appena un terzo o poco più dei voti, ma esso avrebbe due conseguenze positive sulla politica italiana: riavvicinerebbe gli elettori agli eletti con un’offerta di candidati credibili, segando le gambe a personaggi improponibili; creerebbe una contrapposizione sostanziale tra due offerte programmatiche contrapposte, evitando il proliferare di contenuti solamente identitari e da libro dei sogni. (Leggi anche: Crisi spread e Italia corre verso caos)

Tornare ai contenuti

E proprio i contenuti potrebbero essere il modo con cui destra e sinistra tornerebbero ad appropriarsi di pezzi dei rispettivi elettorati perduti. Se temi come l’euro, la crisi economica, l’occupazione, la pressione fiscale, l’immigrazione, il ruolo dell’Italia nella UE, le infrastrutture e l’efficienza della Pubblica Amministrazione tornassero a essere dibattuti in maniera razionale, senza tentazioni demagogiche e con proposte credibili e realmente di svolta, si ridurrebbe lo spazio per quella politica urlata nelle piazze e tutti sarebbero costretti a fornire dettagli sui punti-cardine dei propri programmi.

Non che il vuoto di contenuti di questi anni sia da ascrivere solo all’ascesa del Movimento 5 Stelle, che semmai sarebbe la conseguenza di un tracollo di credibilità e responsabilità dei due schieramenti tradizionali. Tuttavia, i grillini non sembra che abbiano utilizzato questi loro primi 4 anni in Parlamento per elevare il livello del dibattito, preferendo la scorciatoia degli attacchi mediatici contro i difetti altrui e segnalando una incoerenza quasi strutturale su ogni questione e a seconda di dove soffi il vento in ogni fase, a partire dal tema degli sbarchi, sul quale si oscilla tra posizioni di accoglienza (vedasi l’eliminazione del reato di clandestinità votata dall’M5S) ad altre di chiusura.

Destra e sinistra avranno solo due atteggiamenti alternativi con i quali presentarsi agli elettori alle prossime politiche: o rassegnandosi ad inseguire i grillini sul terreno scivoloso del “populismo”, ma finendo per essere percepiti quale improbabile scimmiottamento di tematiche non loro confacenti, oppure tentando una reazione responsabile, parlando il linguaggio della verità e offrendo proposte serie e credibili. Potrebbero perdere ugualmente, ma almeno giocando la partita, anziché rinunciare a toccare palla. (Leggi anche: Terremoto M5S, rilancio centrodestra unito)

 

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