Stagflazione, Greenspan lancia l’allarme: prezzi bond troppo alti

Alan Greenspan paventa il rischio stagflazione in America (e non solo), notando come i prezzi delle obbligazioni sarebbero ormai troppo alti. Sarebbe un massacro per il mercato.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Alan Greenspan paventa il rischio stagflazione in America (e non solo), notando come i prezzi delle obbligazioni sarebbero ormai troppo alti. Sarebbe un massacro per il mercato.

Scordatevi la deflazione, perché il nuovo rischio in vista sarebbe l’inflazione. Questo dovremmo dedurre da un’intervista rilasciata dall’ex governatore della Federal Reserve, Alan Greenspan, a Bloomberg. Alla bellezza di 90 anni, l’uomo più potente del sistema finanziario globale, che guidò la banca centrale USA tra il 1987 e il 2006, dimostra di avere conservato il senso per l’analisi dei fatti e segnala da tempo preoccupazione per quello che ritiene un rally eccessivo del mercato obbligazionario.

Greenspan spiega che giustamente bisogna preoccuparsi, quando il rapporto tra prezzi e utili delle società quotate sale troppo (perché indica azioni molto care), ma lo stesso dovrebbe accadere con i rendimenti obbligazionari, nota. Questi sono ormai inferiori alla resa dei dividendi azionari, rimarca l’ex governatore, il quale segnala anche come attualmente, il cosiddetto “term premium”, ovvero un indicatore del premio richiesto dagli investitori per comprare bond con scadenze più lunghe, rispetto a quelle più brevi, sia sceso a un livello negativo (-0,75%), che non ha precedenti.

Rendimenti bond troppo bassi

I rendimenti decennali dei Treasuries hanno toccato questo mese il loro minimo storico all’1,32%, prova delle preoccupazioni del mercato per quella che Greenspan definisce un’economia caratterizzata da bassi livelli di produttività, destinata a restare stagnante, contestualmente a una risalita dei prezzi potenzialmente anche elevata.

Ecco, quindi, che lo stesso usa il termine “stagflazione” per descrivere lo scenario temuto per il prossimo futuro, ora che le minacce di deflazione, almeno per l’economia americana, dovrebbero essere venute meno. Dunque, ritorna lo spettro degli anni Settanta, quando in seguito alla crisi petrolifera, le economie occidentali importatrici smisero di crescere, ma videro esplodere i prezzi.

 

 

 

Rischio stagflazione sarebbe sciagura per mercati

La stagflazione sarebbe in sé un fenomeno abbastanza negativo per l’economia, come dimostrano al momento i due casi più importanti, quelli di Russia e Brasile, in recessione e con una crescita dei prezzi arrivata fino alle due cifre. Ciò riduce i consumi, aumenta la disoccupazione e costringe le banche centrali a tenere alti i tassi, anche se questo elemento danneggia proprio la crescita economica nel breve periodo.

Allo stato attuale, l’eventuale esplosione dei prezzi sarebbe una catastrofe per il mercato obbligazionario, come fa intuire lo stesso Greenspan. Perché? In un precedente articolo di maggio vi avevamo dato conto di una simulazione del Wall Street Journal, basata sul conteggio delle perdite accusate dai detentori di diversi bond sovrani, nel caso di aumento dei rendimenti fino al 3%.

Perdite su bond sarebbero enormi

Ai prezzi di allora, l’1% di rendimento in più farebbe perdere il 5% per i detentori di BTp a 5 anni, il 9% per i Treasuries e i Bund a 10 anni, il 24% per i titoli del Giappone a 40 anni e il 27% per quelli francesi a 50 anni. Nel caso di un boom del 3%, le perdite sarebbero rispettivamente del 14%, 24%, 50% e 56%. Un massacro.

Se si materializzasse proprio lo spettro dell’inflazione sostenuta, le banche centrali dovrebbero precipitarsi a ritirare gli stimoli monetari e ad alzare i tassi a un ritmo superiore a quello precedentemente stimato. I rendimenti sul mercato salirebbero vertiginosamente, facendo crollare i prezzi dei bond e infliggendo pesanti perdite a carico dei detentori, siano essi piccoli investitori, banche o fondi.

 

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Argomenti: Abenomics, bolla finanziaria, bond sovrani, Crisi del debito sovrano, Crisi Eurozona, Economia Europa, Economia USA, Economie Asia, Fed, Inflazione, stimoli monetari, super-dollaro, tassi USA