Crescita economica senza governo, la sfida possibile dimostrata dalla Spagna

La stabilità politica forse non serve alla crescita. La Spagna ci insegnerebbe che è meglio essere senza un governo, piuttosto di averne uno pasticcione.

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La stabilità politica forse non serve alla crescita. La Spagna ci insegnerebbe che è meglio essere senza un governo, piuttosto di averne uno pasticcione.

La caduta del governo Renzi, all’indomani della sconfitta rimediata al referendum costituzionale, è stata accompagnata da appelli alla stabilità da parte delle principali forze sociali, Confindustria in testa, oltre che di numerosi leader politici. Sappiamo che il presidente Sergio Mattarella non avesse alcuna intenzione di sciogliere il Parlamento, né sarebbe propenso a farlo subito dopo l’approvazione della nuova legge elettorale, che probabilmente avverrà entro la prossima primavera. La stabilità politica è assai rara in Italia, tanto da trasformarsi paradossalmente in un mantra di quanti credono che la crescita economia nel nostro paese sia bassa o nulla proprio per via dei frequenti cambi di governo. E’ davvero così?

Il 2016 è stato un buon esperimento per capire quanto legato possa essere l’andamento di un’economia nazionale a quello delle vicissitudini politiche. L’esempio lo ha offerto la Spagna, che il 20 dicembre 2015 era andata a votare in anticipo di qualche mese per il rinnovo del Parlamento, ritrovandosi per la prima volta nell’era post-franchista senza una maggioranza. I popolari avevano vinto, ma lontani dalla soglia dei 176 deputati per governare da soli. (Leggi anche: Caos Spagna, rischio terze elezioni in un anno)

Spagna in crisi politica, ma in forte ripresa economica

L’impossibilità di creare alleanze ha provocato seconde elezioni il 26 giugno scorso, ma lo stallo è durato fino a un paio di mesi qua, quando si è sfiorato il terzo ritorno alle urne in meno di un anno, caratteristica più di qualche paese emergente che non di un’economia avanzata.

Eppure, la crisi politica madrilena, a tratti stucchevole, non ha combaciato con un rallentamento dell’economia spagnola, né con il nervosismo dei mercati. Tutt’altro.

All’inizio di quest’anno, lo spread tra i rendimenti decennali dei Bonos e quelli dei BTp era di quasi 20 punti base in favore dei nostri bond, ma nel corso dei mesi abbiamo assistito a un ribaltamento clamoroso delle posizioni, tanto che ancora oggi, nonostante il rasserenamento visibile dei mercati sull’Italia, il divario tra i due titoli è salito a una cinquantina di punti a nostra sfavore. (Leggi anche: Spread, se la Spagna senza governo fa meglio dell’Italia)

 

 

 

 

Meglio senza governo?

A sostegno di questo trend vi è stato l’andamento dei fondamentali dei due paesi: pil in crescita trimestrale dello 0,8% nei primi 9 mesi dell’anno ed è della scorsa settimana il rialzo delle stime da parte della banca centrale spagnola, relative alla crescita attesa per l’anno prossimo, pari al 2,5%, mentre il 2016 dovrebbe esitare un +3,2%, in perfetta linea con il 2015.

L’Italia, nello stesso arco di tempo, nonostante l’apparentemente ritrovata stabilità sotto il corso renziano, è cresciuta dello 0,8% lo scorso anno e probabilmente altrettanto anche nel 2016, mentre le previsioni non vanno oltre il +1% per l’anno prossimo. La Spagna batte 4 a 1 l’Italia, quindi, nonostante abbia fatto di tutto, sul piano politico, per compromettere la sua ripresa.

Per l’Italia, è una cattiva notizia, perché significa che nemmeno nelle condizioni di una apprezzabile stabilità saremmo in grado di risalire velocemente la china della crisi, come avviene nelle altre economie; allo stesso tempo, una buona notizia, però, dato che il nostro è un paese costantemente instabile, per cui potremmo confidare che, nonostante la classe politica modesta e di cortissimo respiro che possediamo, questa non sarebbe ugualmente in grado di fare danni, oltre un certo limite. Insomma, la Spagna insegna: meglio senza governo, che uno messo lì a pasticciare. (Leggi anche: Italia-Spagna, economie a confronto su 5 parametri)

 

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