Superlega e scontro con UEFA e campionati nazionali: ecco i tre scenari in campo

La nascita della Superlega ha attirato le ire della UEFA e delle Federazioni di calcio nazionali. Vediamo i possibili scenari.

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Superlega come rivincita delle squadre ricche?

Le 12 squadre di Superlega hanno compiuto un passo senza precedenti nella volontà di rivoluzionare il sistema calcio d’Europa. Andrea Agnelli ha rassegnato le dimissioni da presidente dell’Associazione Club Europea. Egli figura tra i principali artefici della rivoluzione in corso, assieme a Florentino Perez, ex boss del Real Madrid. La UEFA e le Federazioni di calcio nazionali minacciano sanzioni durissime contro le società, che contemplano l’espulsione dai campionati nazionali, da Europa e Champions League. Inoltre, sarebbe avviata un’azione legale da 50-60 miliardi di euro nei loro confronti. Ma davvero si arriverà a tanto? Ecco i tre principali scenari in campo con le squadre di Superlega.

Gli scenari per le squadre di Superlega

Primo scenario: lotta senza quartieri. Le squadre di Superlega e la UEFA non trovano un accordo e si va allo scontro duro e puro. Le prime vengono espulse dai campionati nazionali e non potranno accedere neppure più a Europa e Champions. Parliamo di Juventus, Inter e Milan per l’Italia, Real Madrid, Barcellona e Atletico Madrid per la Spagna, Manchester United, Manchester City, Arsenal, Tottenham, Chelsea e Liverpool per l’Inghilterra. Quante probabilità ha questa ipotesi di avversarsi? Molto poche. Al di là delle dichiarazioni fuoco e fiamma che arrivano da Nyon, nessuno con un minimo di intelletto può anche solo immaginare di far fuori tutte le principali squadre di calcio europeo.

Secondo scenario: compromesso con Super League attiva. Le parti trovano un accordo. Le squadre di Superlega non vengono espulse dai campionati nazionali, ma chiaramente non parteciperanno a Europa e Champions League. Le partite si sovrapporrebbero a metà settimana. Va da sé che le competizioni europee senza i “big” perderebbero di appeal. I diritti TV varrebbero molto, molto di meno e sarebbero rinegoziati all’istante con le media company.

Probabilità: basse, ma non troppo.

Terzo scenario: compromesso con Super League disattivata. Le squadre di Superlega e la UEFA trovano un accordo, in base al quale le prime ottengono un nuovo format per la Champions League, in particolare. Forse, non a caso l’annuncio di domenica sera è arrivato a poche ore dall’ufficializzazione da parte della UEFA dell’allargamento della Champions da 32 a 36 squadre. Quale sarebbe il compromesso? Ovviamente, nessuna espulsione da alcuna competizione. Ma, soprattutto, le 12 “big” strapperebbero una Champions meno dispersiva e dai criteri di accesso loro più favorevoli. In buona sostanza, si minimizzerebbero i casi di match come Real Madrid-Rennes, perché obiettivamente non interessano a nessuno. Probabilità: medio-alte.

Il prodotto calcio ha bisogno di un upgrade

Attenzione, perché qui non si tratterebbe di inseguire i capricci o, se vogliamo, i legittimi interessi delle squadre di Superlega. E’ il sistema calcio che così non va. Pensate solamente che la National Football League (NFL), sport seguito da 300 milioni di tifosi americani, nel 2019 ha generato un fatturato di 16 miliardi di dollari, crollato a 12 miliardi a causa della pandemia nel 2020. I soli diritti TV hanno fruttato alle 32 squadre più del doppio dei 3,25 miliardi della Champions. Eppure, il calcio appassiona 4 miliardi di persone in tutto il mondo.

Dove sta il problema? La massima competizione di calcio europeo è costruita in modo da contenere il numero di partite da disputare tra le grandi, così che queste abbiano maggiori probabilità di arrivare in finale. Il risultato sono gironi soporiferi e diritti TV pagati il minimo indispensabile. Il prodotto calcio si mostra, quindi, di gran lunga sottovalutato. Gli stessi campionati nazionali in molti casi non riescono ad attirare più a sufficienza la passione dei tifosi e il denaro delle media company. Da decenni in Italia vincono sempre le stesse squadre, così come in Spagna, Francia, Germania e, in misura minore, in Inghilterra.

Una Champions che rendesse il doppio farebbe comodo a tutti i partecipanti, ma verosimilmente anche a coloro che ne resterebbero esclusi. Questi beneficerebbero eventualmente di meccanismi di compensazione monetaria, legati ad accordi solidaristici a favore di squadre e campionati minori. Le 12 squadre di Superlega sappiamo che riceverebbero subito 3,5 miliardi di euro, a cui si aggiungerebbero 3 miliardi in qualità di anticipi sui ricavi. Denaro erogato da JP Morgan, che sta finanziando il progetto. Nel medio termine, si stimano ricavi per 10 miliardi a stagione, il triplo di quelli della Champions. E alla fine, tutti dovremo fare i conti con la dura realtà: il calcio romantico è morto da un pezzo. Nel mondo odierno, o sei in grado di competere ai massimi livelli o soccombi. E, soprattutto, non c’è spazio per progetti apprezzati a metà.

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