Sprechi pubblici: come vengono usati i soldi dai Comuni?

Comuni: chi ha speso di più e chi meno. Ma attenzione: non necessariamente i primi sono da lodare

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Comuni: chi ha speso di più e chi meno. Ma attenzione: non necessariamente i primi sono da lodare

Come vengono usati i soldi dai Comuni? In che cosa investono di più e quali settori sono invece tralasciati? Per approfondire il tema degli sprechi pubblici a livello locale i dati raccolti dalla Sose, società per l’89% del Tesoro e per l’11 della Banca d’Italia, con l’aiuto dell’Ifel (il centro studi dell’Anci) sono emblematici. Le spese comunali sono state divise in sei categorie che incidono maggiormente sul bilancio. Si tratta più nello specifico di: burocrazia interna, polizia locale, istruzione pubblica, territorio e viabilità, ambiente e rifiuti e politiche sociali (compresi gli asili nido). Va detto che i dati sono stati raccolti nel 2010 e che nel triennio seguente, quello che va dal 2011 al 2013, i drastici tagli hanno imposto una revisione delle spese. In questo senso si è già espresso anche Piero Fassino, presidente dell’Anci . Sarebbe quindi errato basare il giudizio tra Comuni “spendaccioni” e “parsimoniosi” solo su queste tabelle. La linea giusta ovviamente starebbe nel mezzo: offrire i servizi ma senza sprecare.

Se la Calabria risparmia sugli asili

Analizzando i dati di cui sopra le considerazioni più immediate sono la virtuosità dei Comuni calabresi e le “mani bucate” dell’Umbria. Ma i giudizi superficiali possono portare a conclusioni errate. In Calabria i Comuni spendono il 10,65% in meno del fabbisogno base al quale avrebbero diritto. In Umbria invece i sindaci in media spendono il 9,71% più del fabbisogno calcolato. Ma in Calabria, sempre secondo i dati del 2010, il numero di asili proporzionato agli abitanti è pari ad un quattordicesimo dei posti disponibili ad esempio in Emilia.

Autonomia regionale nelle spese locali?

E’ evidente inoltre che le spese analizzate dal Sose vadano contestualizzate.

E’ chiaro che ci sono Comuni che, per la posizione geografica o il tasso di criminalità ad esempio, sono costretti a spendere di più per la pulizia delle strade in caso di forti nevicate o per la polizia locale. In città come Roma e Milano è chiaro che servirà una maggiore presenza di vigili urbani ad esempio. Ma proprio questo esempio è chiarificatore: il Comune di Roma, per le sedi dei vigili, paga canoni d’affitto 117 volte superiori a quelli di Milano

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