Spread sotto i 300 punti: il merito è anche di un altro Mario, Draghi

Lo spread btp bund continua restringersi mentre Mario Monti indica come obiettivo i 287 punti base. Cerchiamo di capire le ragioni alle base di questo forte calo

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Lo spread btp bund continua restringersi mentre Mario Monti indica come obiettivo i 287 punti base. Cerchiamo di capire le ragioni alle base di questo forte calo

Lo spread Btp Bund sotto quota 300 punti base. Anche nella mattinata di oggi, il differenziale di rendimento tra i BTp decennale e i Bund tedeschi per la scadenza decennale viaggia sotto i 300 bp, ossia meno del 3%. In valori assoluti, al momento i nostri titoli di stato a dieci anni rendono intorno al 4,4%, a tratti anche meno. Un mezzo miracolo, se consideriamo che lungo questi ultimi 12 mesi, i decennali sono arrivati a rendere anche il 7,4% e con uno spread che arrivò nell’intraday a un livello massimo di 574 punti base. Era poco più di un anno fa. E’ questa la ragione per cui ieri al vertice italo-francese con il presidente François Hollande, il premier Mario Monti ha indicato in 287 punti il suo obiettivo. Si tratta esattamente della metà dello spread massimo raggiunto (sotto il governo Berlusconi), per cui potrebbe dire alla fine del suo mandato di avere dimezzato il divario di rendimento tra i nostri titoli e quelli tedeschi.  

Il reale artefice del calo dello spread Btp Bund è stato Mario Draghi

Dimentica il premier che non più tardi di quattro mesi fa lo stesso spread si attestava a quota 530 punti base, registrando alla fine di diverse sedute livelli simili ai massimi raggiunti sotto il precedente esecutivo. Di fatto, anche i titoli irlandesi, ossia di uno stato semi-fallito e sotto assistenza finanziaria sono arrivati a rendere parecchio meno dei nostri BTp. Un indizio, quindi, che non tutto il recupero di queste ultime settimane sarebbe merito del suo operato. Altrimenti, cosa sarebbe cambiato da luglio ad oggi? Semplice: il 26 luglio scorso, nel bel mezzo di una fase acuta di tensione sui mercati finanziari di Spagna e Italia, il governatore della BCE, Mario Draghi, annunciò il varo di un piano anti spread, che sarebbe stato messo a punto nelle settimane successive e presentato il 6 settembre con il nome di “Outright Monetary Transactions“. Fece scalpore e impressione ai mercati quella sua dichiarazione, per cui “la BCE sosterrà l’euro con ogni mezzo e credetemi sarà sufficiente” (Bce, Draghi dà il via libera al piano anti spread “condizionato” e Acquisto bond Bce: cosa prevede il piano anti spread di Draghi). Era la dimostrazione palese, volontà prima non dichiarata, che Francoforte avrebbe messo in campo ogni azione in grado di sgonfiare la speculazione contro i bond in difficoltà. Da lì in poi, seppur con qualche alto e basso a settembre, il trend dello spread BTp-Bund (ma anche Bonos-Bund) è stato calante. Fino ai 300 punti di ieri, con un minimo di 292 bp in corso di seduta.  

I numeri che Mario Monti lascerà in eredità

Fosse stato per un altro Mario, invece, ossia quel Monti tronfio di un successo non suo, saremmo in ben altra situazione, se è vero che l’Ocse, non certo l’ufficio stampa di un partito di opposizione al suo governo tecnico, ha definito recessive le politiche messe a punto dal premier, sostenendo che ciò contribuirebbe a tenere l’Italia lontana dall’obiettivo del pareggio di bilancio fissato per il 2013. Il deficit si attesterà, al contrario, al 2,9%, dopo il già pessimo 3% di quest’anno. Insomma, Monti ha varato il famoso decreto “Salva-Italia” per oltre trenta miliardi, a cui si aggiungono i diversi miliardi tra tagli e nuove imposte previsti dall’ultima manovra. In teoria, considerando che il governo Berlusconi aveva già messo a punto diverse misure di risanamento, per quanto considerate insufficienti, entro il 2013 avremmo dovuto raggiungere non solo il pareggio, ma forse il surplus di bilancio. Invece, dal 3,9% del 2011 si avrà ancora un 2,9% di deficit nel 2013. In due anni di lacrime e sangue, Monti avrà ridotto il disavanzo di un solo punto del pil, quando il suo solo governo ha approntato misure per oltre due punti. A dirla in parole povere, i tecnici hanno strafatto e hanno ottenuto in cambio davvero poco, insufficiente a dir poco, mandando il Paese in recessione.  

Il peso della Grecia sul calo dello spread

Per non dire, poi, che il calo repentino di questi ultimi giorni ha a che fare molto con le schiarite sulla Grecia. L’Eurogruppo di una settimana fa ha sbloccato gli aiuti (confermati anche dal Bundestag) per 43,7 miliardi, mentre ha adombrato l’ipotesi di un futuro condono parziale del debito ellenico. Di ieri anche la notizia di un riacquisto dei titoli propri sul mercato da parte di Atene, mentre l’Eurogruppo ha sbloccato finalmente gli aiuti alle banche spagnole (Grecia annuncia termini buy-back. Decennali ellenici sotto il 15%). Insomma, c’è davvero poco che Monti possa rivendicare come risultato concreto. Forse, quota 287 sarà raggiunta e pure superata al ribasso. Ma non certo per meriti che sono suoi solo in minima parte.

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Argomenti: Economia Italia, Spread

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