Spread e rendimenti BTp, se vince il “no” al referendum possono scendere

Lo spread e i rendimenti dei BTp potrebbero anche ridursi con una vittoria del "no" al referendum di dicembre. Può apparire paradossale, ma così non è.

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Lo spread e i rendimenti dei BTp potrebbero anche ridursi con una vittoria del

Il capo-economista di Deutsche Bank, David Folkerts-Landau, ha rilasciato un’intervista a Bloomberg ieri, nel corso della quale ha dichiarato che in Italia servirebbe la Troika, qualora al referendum costituzionale del 4 dicembre prossimo vincesse il “no”, sostenendo che senza riforme, si propagherebbe una crisi nel settore bancario italiano ed europeo e che potrebbe rendersi necessario, come in Grecia, un intervento dall’esterno per attuarle, altrimenti meglio sarebbe che il nostro paese lasciasse l’Eurozona.

I profeti di sventura sono stati sconfitti dalla realtà ben due volte in appena 4 mesi e mezzo quest’anno. Avevano previsto il crollo dei mercati con la Brexit prima e con l’eventuale vittoria di Donald Trump alle elezioni USA dopo, con il risultato che entrambi gli scenari si sono concretizzati e la reazione degli investitori è stata sinora di segno contrario alle attese. (Leggi anche: Sondaggi referendum, “no” ancora più avanti)

Cosa accade in Italia con il referendum?

I mercati dimostrano ormai quasi incessantemente di essere in grado di assorbire anche shock considerati poco prima inimmaginabili, cercando di fiutare in ogni evento l’aspetto favorevole. Potrebbe accadere lo stesso con l’Italia, nel caso sia il “no” a prevalere tra un paio di settimane, come suggerirebbero diversi sondaggi?

La risposta è sì. Il timore degli investitori è che il governo Renzi, sconfitto alle urne, si dimetta, lasciando un vuoto politico e aprendo la strada a una conquista del potere da parte degli euro-scettici del Movimento 5 Stelle. Chi paventa un simile scenario, però, dimostra di non conoscere bene la realtà italiana. In caso di sconfitta, vero è che il premier Matteo Renzi si dimetterebbe, ma non si andrebbe ad elezioni anticipate, perché resterebbe in piedi il Senato elettivo e si renderebbe necessaria una nuova legge elettorale. (Leggi anche: Referendum, Renzi rischia la disfatta con la vittoria del “sì”)

 

 

 

Spread e rendimenti BTp, cosa accade dopo

Paradossalmente, sarebbe proprio la riforma voluta da Renzi ad agevolare la vittoria dei temuti grillini, attraverso l’assegnazione del premio di maggioranza alla Camera con un ballottaggio nazionale. Vincendo il “no”, la legge elettorale andrà rivisitata e l’ex premier Silvio Berlusconi ha già aperto a una trattativa con il PD, finalizzata ad eliminare il secondo turno e ad attenuare la portata maggioritaria del premio.

Cosa succederebbe, quindi, sui mercati se vincesse il “no”? Il lunedì mattina, 5 dicembre, infurierebbe la speculazione contro i nostri titoli di stato e le banche, lo spread BTp-Bund e quello con i titoli spagnoli prenderebbe il volo, ma il tutto potrebbe durare per alcune ore, il tempo di capire che Roma non farebbe un salto nel vuoto, ma che sarebbe probabilmente pronto un nuovo governo e che si metterebbe mano all’Italicum. (Leggi anche: Spread, allarme rendimenti BTp)

Serve la ripresa economica

Lo spread rientrerebbe a livelli più composti, anche se le tensioni resterebbero per le settimane successive, dato che le elezioni anticipate alla primavera prossima appaiono nel caso molto probabili. Attenzione, però, perché lo stesso accadrebbe anche con una vittoria del “sì”: dopo i festeggiamenti, i mercati si renderebbero conto che Renzi approfitterebbe dell’esito favorevole per andare al voto anticipato e possibilmente con questa legge elettorale. Lo spread e i rendimenti dei BTp salirebbero, specie se i sondaggi continuassero a segnalare la vittoria dell’M5S.

Volendo dircela tutta, l’esito del referendum sarà poco o affatto influente nelle settimane seguenti alla consultazione popolare, mentre decisivo sarà il modo con cui governo e Parlamento affronteranno la fase post-voto. In ogni caso, anche la più granitica stabilità politica poco potrà, se non si tramuterà presto in un consolidamento dei fondamentali economici italiani. La crescita resta bassa, i prezzi in calo, i conti pubblici peggiorano e l’indebitamento sale ai massimi di sempre. La fine dei rendimenti zero potrebbe aggravare il trend delle ultime settimane, ampliando le distanze tra BTp e Bonos da un lato e con i Bund dall’altro. (Leggi anche: Referendum, Berlusconi determinante per Renzi)

 

 

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