Spread Italia-Spagna e crollo BTp, vediamo cos’è successo in soli 90 giorni

Mentre i rendimenti dei BTp salgono e lo spread tra Italia e Spagna si allarga, i prezzi dei nostri bond cedono sul mercato e sulle scadenze più lunghe è batosta per gli investitori.

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Mentre i rendimenti dei BTp salgono e lo spread tra Italia e Spagna si allarga, i prezzi dei nostri bond cedono sul mercato e sulle scadenze più lunghe è batosta per gli investitori.

Il differenziale di rendimento tra i BTp e i Bonos a 10 anni, meglio noto come spread, è triplicato nel giro di 90 giorni, passando da 14-15 punti base agli oltre 40 bp di queste ultime sedute, con punte prossime a 50 bp. Aumenta, quindi, il divario tra Italia e Spagna, che al momento risulta assai più interessante di quello crescente con la Germania, perché segnala una sorta di sfiducia specifica sui mercati nei confronti del nostro debito, forse anche in vista del referendum costituzionale del 4 dicembre e dei timori per una crisi politica successiva a Roma.

Ormai, i rendimenti decennali dei nostri titoli di stato sono risaliti all’1,7%, ben al di sotto dei livelli pre-crisi, quando sfioravano il 5%, per cui non è ancora allarme, visto che il Tesoro italiano continua a rifinanziare il debito pubblico in scadenza a costi mai così bassi. (Leggi anche: Spread Italia Spagna in area 45 punti)

Rendimenti BTp in crescita, prezzi crollano

Tuttavia, il trend è preoccupante per quanti, in questi ultimi tempi, approfittando del “quantitative easing” della BCE, ovvero degli acquisti di bond da parte dei funzionari di Mario Draghi, abbiano scommesso sui nostri titoli, acquistandone, in particolare, sulle scadenze medio-lunghe, aspettandosi un rialzo dei prezzi. Chi non si fosse ancora liberato di questi BTp, infatti, rischia di subire contraccolpi sempre più vistosi, man mano che le settimane passano e che l’inflazione nell’Eurozona segnala una timida, ma costante risalita.

Non tutti i titoli di stato perdono, infatti, in egual misura. Analizziamo quanto accaduto sul mercato secondario negli ultimi tre mesi. Di solito, vengono monitorati dalla stampa specialmente i BTp a 10 anni, il cui rendimento è cresciuto di 65 bp all’1,70% dalla metà di agosto.

Ma sarebbe bene allargare lo sguardo alla più vasta platea dei titoli. (Leggi anche: Rendimenti BTp ai massimi da 8 mesi)

 

 

 

Batosta sulle scadenze più lunghe

Iniziamo con quelli a più breve scadenza: i bond a un anno hanno perso in 90 giorni solo lo 0,8%. Naturale, che siano stati poco colpiti dal sell-off, trattandosi di titoli a ridosso della scadenza, i quali non avrebbero nemmeno il tempo di risentire dell’ascesa dell’inflazione, uno dei maggiori timori di queste settimane tra gli investitori.

Spostandoci sui biennali, le perdite si fanno solo appena più robuste: -1% per i BTp dicembre 2018. I quinquennali, invece, hanno ceduto l’1,9%, ma è con i titoli a 10 anni che iniziano a registrarsi grosse perdite, avendo ad oggi perso il 4,4% del loro valore. Man mano che le scadenze si allungano, anche i cali diventano più bruschi: -8,5% sui 20 anni, -12% sui 30 anni, mentre il BTp 2067, emesso soltanto il 4 ottobre scorso e ribattezzato “Matusalemme”, essendo il più longevo mai collocato dal nostro Tesoro sul mercato, ha subito un crollo di ben il 7,5% e con punte di quasi il 9% in meno di un mese.

Avevamo avvertito che con la normalizzazione dei tassi di mercato (ancora solo agli esordi), a rimetterci di più sarebbero stati i titoli a medio-lunga scadenza, risentendo maggiormente dell’accelerazione dell’inflazione ed essendo stati emessi a prezzi altissimi rispetto alla loro media storica. E così sta avvenendo, ma il peggio dovrà venire nei prossimi mesi. (Leggi anche: Sarà strage sui mercati, se l’inflazione risale velocemente)

 

 

 

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