Spread: il giorno del giudizio si avvicina, le agenzie di rating si pronunciano a fine ottobre, cosa rischia l’Italia

Le prime ad essere colpite sarebbero le banche, le quali andrebbero incontro a una perdita di valore proporzionale al crollo del valore delle emissioni italiane.

di Chiara Lanari, pubblicato il
Le prime ad essere colpite sarebbero le banche, le quali andrebbero incontro a una perdita di valore proporzionale al crollo del valore delle emissioni italiane.

C’è grande attesa per il giudizio di Moody’s e S&P – due tra le principali agenzie di rating a livello internazionale – sul debito pubblico dell’Italia. Si vocifera una possibile bocciatura per il nostro Paese, che avrebbe conseguenze devastanti sull’economia italiana. Un eventuale taglio del rating porterebbe infatti a un ulteriore aumento dello spread, dopo il balzo registrato nella giornata di ieri. Le cassandre attendono sulla riva del Mediterraneo, nell’attesa che si compia il destino del governo Movimento 5 Stelle-Lega Nord.

Rating Italia, i valori di oggi

Per l’agenzia S&P, l’affidabilità creditizia è pari a BBB. Secondo Moody’s il valore è Baa2. Due sigle che per tanti cittadini italiani non significheranno niente, in realtà sono molto importanti per il futuro prossimo dell’Italia. Se oggi, infatti, siamo nella fascia “Qualità media” (titolo sensibile alle circostanze avverse), un eventuale doppio declassamento da parte di Moody’s e Standard & Poor porterebbe l’Italia a un passo dal rating junk (junk letteralmente significa spazzatura). Se le tre AAA sono una chimera lontana, anche solo scendere di un altro gradino (da BBB a BB-) avrebbe potenziali effetti negativi sull’economia del nostro Paese.

Cosa rischia l’Italia

Le prime ad essere colpite sarebbero le banche, le quali andrebbero incontro a una perdita di valore proporzionale al crollo del valore delle emissioni italiane, con difficoltà nell’ottenere i rifinanziamenti da parte della Banca centrale europea. L’Italia direbbe poi addio al quantitative easing in anticipo, con la Bce che non sarebbe poi più in grado di procedere con gli acquisti a scadenza. Da qui le vendite degli operatori privati e della stessa Bce, con spread e tassi che subirebbero una nuova impennata. A quel punto l’esecutivo avrebbe come ancora di salvezza l’Esm, il fondo salva stati europeo, di fatto entrando nel terreno della Troika. Ma questa è un’altra storia.

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Argomenti: Debito pubblico italiano, Economia Italia, Spread