Spread BTp-Bund si allarga senza drammi, ma il sereno non tornerà presto

I rendimenti dei nostri bond sono in leggera risalita oggi, lo spread con i titoli tedeschi e spagnoli pure, ma niente drammi. Eppure, c'è poco da stare sereni.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
I rendimenti dei nostri bond sono in leggera risalita oggi, lo spread con i titoli tedeschi e spagnoli pure, ma niente drammi. Eppure, c'è poco da stare sereni.

La vittoria di Donald Trump alle elezioni USA ha provocato un diffuso sell-off sui mercati finanziari di tutto il pianeta, sebbene crolli veri e propri non se ne siano visti. Mentre le borse europee cedono qualche punto percentuale, i rendimenti sovrani nell’Eurozona salgono, ma nemmeno in questo caso si stanno registrando drammi. Lo spread BTp-Bund a 10 anni è salito a 159 punti base, con i nostri BTp decennali a rendere in area 1,77-78%, ai massimi da oltre un anno. Sulla medesima scadenza, i titoli spagnoli rendono 49-50 bp in meno, segnalando un differenziale in linea con le precedenti sedute e ai livelli di due anni fa.

Tensioni sì, ma niente panic selling. E, tuttavia, non dovremmo commettere l’errore di auto-compiacersi della relativa resilienza dei nostri bond, perché l’Italia offrirà nelle prossime settimane più di un pretesto per spingere gli investitori alle vendite. Vediamo quali. (Leggi anche: Spread BTp-Bund in risalita per scarsa credibilità di Renzi e avversari)

Renzi più debole in vista del referendum

La prima conseguenza del successo del tycoon potrebbe essere un rinvigorimento delle posizioni euro-scettiche in vari stati della UE, un fatto che non deporrebbe certamente in favore del governo Renzi, quando manca meno di un mese al referendum costituzionale, per cui i sondaggi danno il “no” in testa mediamente di 3-4 punti percentuali. E poiché i mercati caldeggiano con ogni evidenza una vittoria del “sì”, che rafforzi l’esecutivo italiano, quanto accaduto nelle scorse ore in America non potrà che venire scontato negativamente sui BTp. (Leggi anche: Conti pubblici e referendum, Renzi inizia ad essere isolato)

Un altro punto di debolezza per i nostri titoli di stato risiede nelle improvvide dichiarazioni di ieri del premier Matteo Renzi, che si è speso pubblicamente in favore di Hillary Clinton (“speriamo sia femmina”). A questo punto, nonostante la retromarcia imbarazzata di Palazzo Chigi di questa mattina, è chiaro che alla Casa Bianca non ci sarà un amico del premier, così come nel 2008 con la vittoria di Barack Obama contro un John McCain, sostenuto dall’allora premier Silvio Berlusconi.

 

 

 

Deficit, scontro tra Roma e Bruxelles

Obama ha sostenuto sinora la posizione di Renzi in Europa, rafforzandola nei confronti di Bruxelles sulle richieste di flessibilità fiscale. E proprio in queste ore, la Commissione europea sta diffondendo stime per nulla felici per l’Italia, prevedendo un deficit/pil al 2,4% nel 2017 e in salita ancora al 2,5% nel 2018, quando avrebbe dovuto attestarsi all’1,2% tra due anni e tendere al pareggio di bilancio l’anno successivo, quest’ultimo ora considerato dai funzionari di Bruxelles un obiettivo non più alla portata. (Leggi anche: Conti pubblici bocciati, Renzi mai così solo)

Che cosa significa? Che Renzi non avrebbe più cartucce da sparare sul piano dei conti pubblici in Europa, anche perché la vittoria di Trump non solo gli sottrae quel sostegno ad oggi goduto contro i commissari, ma spinge questi ultimi a convincersi ulteriormente sulla necessità di non alimentare ulteriore malcontento al Nord, dove un’eventuale affermazione degli euro-scettici segnerebbe stavolta davvero la fine dell’Eurozona e della UE.

Le avvisaglie delle tensioni politiche interne all’Italia e con la UE non faranno bene ai nostri bond, anche se il peggio arriverebbe con il referendum del 4 dicembre prossimo, se Renzi dovesse perderlo e se ne dovesse seguire una fase di instabilità politica, anche se per quanto stiamo vedendo anche oggi, dopo un shock iniziale, i mercati appaiono del tutto in grado di assorbire il colpo, per quanto nel nostro caso siano i fondamentali dell’economia italiana a remare contro.

 

 

 

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Argomenti: Crisi del debito sovrano, Crisi Euro, Crisi Eurozona, Debito pubblico italiano, Economia Europa, Economia Italia, Governo Renzi, Matteo Renzi, Spread

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