Spread BTp-Bund ormai sotto i 100 punti. Cosa ci aspetta ancora su tassi ed euro?

Spread e rendimenti in calo per i bond dell'Eurozona, mentre l'euro si è stabilizzato al momento intorno a un cambio di 1,12 con il dollaro. Quali attese potremmo avere con l'attuazione del QE?

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Spread e rendimenti in calo per i bond dell'Eurozona, mentre l'euro si è stabilizzato al momento intorno a un cambio di 1,12 con il dollaro. Quali attese potremmo avere con l'attuazione del QE?

I rendimenti dei titoli di stato italiani a 10 anni si stanno stabilizzando nelle ultime sedute intorno all’1,35%, un nuovo minimo storico. Lo spread tra i nostri BTp e i Bund tedeschi per la medesima scadenza si è adesso ristretto sotto i 100 punti base, tornando ai livelli di 5 anni fa. Ad eccezione dei bond di Portogallo e della Grecia, il differenziale con  i titoli tedeschi è in tutta l’Eurozona al di sotto di questa soglia, a conferma che il “quantitative easing” della BCE ha consentito un’ampia convergenza, peraltro, già in atto da diversi mesi. Il QE è partito solo ieri e durerà almeno fino al mese di settembre del 2016, consistendo in acquisti di bond governativi dell’Eurozona per circa 45-50 miliardi al mese e un’altra decina di miliardi sarebbe spesa sul comparto dei titoli Abs e dei “covered bonds”.   APPROFONDISCI – Quantitative easing al via, ma chi venderà i BTp alla BCE?  

Attese sui rendimenti ed euro

A questo punto, ci poniamo la domanda se i prezzi attuali dei bond abbiano già scontato del tutto gli effetti attesi del QE o se lo hanno fatto parzialmente. In questo caso, si sovviene in aiuto l’esempio americano, dato che la Federal Reserve è stata la prima banca centrale ad avere attuato il QE, sebbene in questi anni abbia adottato ben 3 round di stimoli monetari. Ebbene, gli USA ci dicono che il QE potrebbe portare al paradosso di un rialzo dei rendimenti, una volta messo in pratica, perché è probabile che il mercato, a un certo punto, inizi a ritenere di avere più che scontato un calo dei rendimenti rispetto alla realtà. Per adesso, non sembra che vi sia in atto un’inversione di tendenza, anche perché siamo agli esordi del QE. Un altro aspetto da considerare è quale effetto avranno gli stimoli sull’euro. In meno di 10 mesi, il cambio tra euro e dollaro è scivolato del 20%, portandosi da una soglia di 1,40 a un rapporto di 1,12. Ma anche in questo caso, il dubbio è che il mercato abbia già del tutto scontato il QE o se vi siano margini per un ulteriore deprezzamento del cambio.   APPROFONDISCI – L’euro crollerà a un rapporto di 1:1 contro il dollaro? Ecco la previsione clamorosa  

Le altre banche centrali

In realtà, molto potrebbe dipendere dalla reazione della Fed, ossia dalla tempistica con la quale darà vita al rialzo dei tassi USA, oltre che dalla sua velocità. Se la stretta monetaria dovesse procedere a un ritmo più spedito di quello finora previsto dagli investitori, è assai probabile che il cambio euro-dollaro sia destinato a scendere ancora. Nel caso contrario, potremmo assistere a una risalita della moneta unica, anche temporanea. Lo stesso dicasi in relazione alle politiche monetarie delle altre banche centrali, come la Bank of England e la Bank of Japan. Anche il Regno Unito, ad esempio, si sta avviando a una stretta, mentre il Giappone dovrebbe mantenere a lungo molto accomodante la sua politica monetaria. Teniamo presente che, aldilà del ritmo della stretta USA, è un fatto che da qui ai prossimi 2 anni si registrerà una crescente divaricazione tra la Fed e la BCE, cosa che è improbabile sia stata del tutto scontata dai mercati. Ergo, l’euro potrebbe deprezzarsi ancora contro il dollaro e altre valute principali, tra cui la sterlina, mentre s’intravedono minori margini per un ulteriore abbassamento dei rendimenti dei BTp.   APPROFONDISCI – Tassi USA, arrivano segnali di una stretta a giugno. Ecco le ultimissime novità        

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Argomenti: Crisi Euro, rendimenti bond