Spread BTp-Bund a 210 punti, paura per le elezioni in Francia colpisce l’Italia

Spread ai massimi da 34 mesi, i mercati finanziari appaiono nervosi sulle tensioni internazionali, ma specie per le elezioni in Francia. La confusione a Parigi cresce e a pagare sono i nostri bond più degli altri.

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Spread ai massimi da 34 mesi, i mercati finanziari appaiono nervosi sulle tensioni internazionali, ma specie per le elezioni in Francia. La confusione a Parigi cresce e a pagare sono i nostri bond più degli altri.

Spread BTp-Bund a 210 punti base con i rendimenti decennali dei nostri titoli di stato saliti a metà seduta al 2,31%, segnando un rialzo di 18 bp e un divario rispetto agli omologhi tedeschi di oltre una trentina di punti in appena un paio di settimane e ai massimi dal febbraio 2014, ovvero dall’arrivo a Palazzo Chigi di Matteo Renzi. Continuano ad aumentare anche i rendimenti degli Oat francesi, ma restando sotto la soglia critica dell’1% (a marzo erano schizzati fino all’1,12%), attestandosi allo 0,96%. In ogni caso, lo spread con i Bund si allarga a 75 bp, mentre sul tratto biennale supera i 40 bp, anche se ieri risultava salito a 56-57 bp, ai massimi degli ultimi 5 anni. (Leggi anche: Spread a 200 punti, cattivo segnale per Draghi)

La tensione sui mercati finanziari è alimentata certamente dallo scenario internazionale poco rassicurante in Medio Oriente, dopo l’attacco militare USA in Siria, ma, soprattutto, da quello in Asia, dove la Corea del Nord è arrivata a minacciare guerra all’America, costringendo la Cina a sua volta a chiarire al regime di Pyongyang di essere pronta a intervenire nel caso di superamento della “linea rossa”.

In Francia più concreto lo scenario peggiore per i mercati

A destare maggiori preoccupazioni, però, è la Francia, che tra due domeniche va al voto per il primo turno delle elezioni presidenziali. I sondaggi continuano a registrare un testa a testa tra la candidata nazionalista euro-scettica Marine Le Pen e il centrista filo-UE, Emmanuel Macron, appaiati entrambi al 23-24%. Al secondo turno, quest’ultimo vincerebbe nettamente contro la prima, ma non è detto che ci arrivi. Gli stessi sondaggi segnalano, infatti, gran confusione, man mano che ci avviciniamo all’apertura dei seggi. In forte ascesa sarebbero i consensi per il candidato della sinistra radicale anti-UE, Jean-Luc Mélénchon, dato quasi alla pari con il conservatore François Fillon, quest’ultimo partito super-favorito e al momento apparentemente escluso dal ballottaggio. (Leggi anche: Elezioni Francia, scenario peggiore per mercati prende corpo)

A spaventare gli investitori sono tre fattori su tutti: la crescita delle preferenze per candidati anti-sistema, la possibile elevata astensione, specie al secondo turno, tra l’elettorato più moderato e la scarsa solidità dei consensi per il candidato centrista.

Rischio astensione

Soffermiamoci su questi aspetti. In primis, i candidati dei due principali schieramenti storici della Quinta Repubblica (neo-gollisti e socialisti) otterrebbero insieme poco più di un quarto dei consensi complessivi. I restanti tre quarti degli elettori verrebbero rappresentati da candidati anti-establishment o perlomeno indipendenti. I socialisti, in particolare, precipiterebbero all’8-9%, un dato umiliante, arretrando al quinto posto.

Secondariamente, l’astensione è attesa nell’ordine di un buon 35% e riguarderebbe, in particolare, quell’elettorato “tradizionale”, chiaramente deluso dalle candidature dei rispettivi schieramenti e che al secondo turno, quando ogni voto potrebbe tornare utile per evitare la vittoria di un leader euro-scettico, potrebbe disertare le urne, non sentendosi rappresentato da alcun candidato ancora in corsa per l’Eliseo. (Leggi anche: Rally euro dopo elezioni in Francia, perché potrebbe durare poco)

Aumentano le chance di vittoria della Le Pen

Infine, il consenso poco solido per Macron. Secondo i sondaggi, un terzo di chi oggi risponde di volerlo votare segnala al contempo di essere disposto a cambiare idea. Ciò significa che i voti “certi” per il centrista sarebbero non più del 13-14% di quel 23-24% di cui parlano le rilevazioni, mentre per la Le Pen salgono a oltre il 20% (85% dei suoi elettori sarebbe convinto) e per Fillon a più del 15% (80% dell’elettorato sarebbe convinto).

Poiché Mélénchon punta proprio a smuovere i consensi a sinistra e a centro per sperare di approdare al ballottaggio, la sua ascesa in questi ultimi giorni di campagna elettorale farebbe presagire che possa essere ai danni proprio di Macron, rendendo più realistico lo scenario sin qui solo temuto di un ballottaggio tutto tra forze euro-scettiche. E il dubbio di molti è che arrivando al secondo turno Fillon, pur europeista e con un programma economico liberale, tra scandali legati a un lavoro pubblico presunto “fake” della moglie Penelope e lo scarso appeal che riscuoterebbe a sinistra, le chance di vittoria della Le Pen s’impennerebbero. (Leggi anche: Vince Le Pen, mercati sotto shock, che succede?)

Vendite dei BTp solo agli inizi

I nostri BTp pagano paradossalmente le tensioni francesi più degli stessi Oat, segno che la nostra economia verrebbe maggiormente colpita nel caso dell’avverarsi di qualsivoglia scenario cupo per il futuro dell’Eurozona. Oltre tutto, le elezioni politiche in Italia saranno da qui ai prossimi 10 mesi e anche nel nostro caso, i sondaggi sarebbero espliciti: a Roma non ci sarà una maggioranza euro-fila, nemmeno con le larghe intese, ma potenzialmente solo una d’impronta euro-scettica. Le vendite contro i nostri bond sarebbero ancora all’aperitivo. (Leggi anche: Adesso c’è una maggioranza sovranista)

 

 

 

 

 

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