Spread BTp-Bund a 200 punti, ecco il cattivo segnale dai mercati per Draghi

Spread a 200 punti e i rendimenti dei BTp sono gli unici a crescere nelle ultime sedute, un segnale negativo per la BCE, che ha appena tagliato gli acquisti dei bond con il "quantitative easing". Di cosa hanno paura i mercati?

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Spread a 200 punti e i rendimenti dei BTp sono gli unici a crescere nelle ultime sedute, un segnale negativo per la BCE, che ha appena tagliato gli acquisti dei bond con il

Bond italiani in calo anche oggi. A inizio seduta, lo spread BTp-Bund a 10 anni saliva fino a 202 punti base, mentre al momento segnala un ripiegamento a quasi 199 bp. Resta il fatto che i rendimenti dei nostri titoli di stato siano saliti dal 2,15% di venerdì scorso al 2,26% di queste ore, mentre quelli tedeschi sono scesi dallo 0,33% allo 0,27%. Perché è importante il raffronto con l’ultimo dato della settimana scorsa? Perché da questo lunedì sono stati tagliati da 80 a 60 miliardi mensili gli acquisti di assets della BCE con il “quantitative easing”.

Il programma durerà, nelle intenzioni del governatore Mario Draghi, fino a tutto il 2017.

Non è ancora il “tapering” di cui si vocifera da mesi, bensì un compromesso trovato nel dicembre scorso all’interno del board tra “falchi” e “colombe”: sì alla proroga degli stimoli monetari, ma a un ritmo inferiore a quello innalzato un anno fa. (Leggi anche: Stretta si allontana e l’euro cede)

BTp unici bond in calo

Il segnale arrivato dal mercato in questi primissimi giorni di riduzione degli acquisti giornalieri non è tranquillizzante per l’Italia: i BTp sono gli unici bond in calo, quando persino gli Oat francesi si sono rafforzati, pur a a tre settimane dal primo turno delle elezioni presidenziali più rischiose della sua storia recente, con la candidata euro-scettica Marine Le Pen a dominare i sondaggi. I rendimenti francesi sono diminuiti da venerdì ad oggi di 5 bp allo 0,92%, così come quelli portoghesi risultano limati al 3,67%.

In sostanza, il mercato temerebbe l’Italia e i dati lo spiegano chiaramente. Ma se la reazione è questa, quale sarà in un contesto di uscita reale dalla lunga fase di accomodamento monetario nell’Eurozona? Ovvero, cosa faranno i BTp, quando la BCE inizierà a tagliare il QE progressivamente e ad alzare i tassi? (Leggi anche: Rialzo tassi BCE prima che finisca il QE)

Mercato dubita sulla permanenza dell’Italia nell’euro?

Se lo starà chiedendo anche Draghi, che avrà testato questi primi giorni per verificare la reazione dei mercati a “tapering” attuato.

Al più tardi dal prossimo gennaio, gli acquisti mensili saranno tagliati con ogni probabilità di una decina di miliardi al mese, esaurendosi entro la metà dell’anno prossimo. Prima che ciò accada, è persino ipotizzabile che Francoforte alzi i tassi overnight, attualmente al -0,4%. Negli stessi mesi, fatti gli scongiuri sull’esito delle elezioni in Francia, l’Italia sarà in campagna elettorale per il rinnovo del Parlamento e i sondaggi già indicano piuttosto limpidamente una vittoria degli euro-scettici del Movimento 5 Stelle, anche se resta da vedere chi e come avrà la maggioranza dei seggi per governare.

Tutti questi elementi iniziano forse ad essere scontati sin da ora, con i rendimenti dei BTp praticamente raddoppiati per la scadenza decennale, rispetto alla metà dell’agosto scorso. Ed emerge un calcolo interessante per capire quanto il mercato prezzi il rischio dell’uscita dell’Italia dall’euro. Lo mostra Antonio Gugliemi per Mediobanca, che cita il differenziale di rendimento tra i cds a 5 anni emessi sotto la legge del 2014 e quelli sotto la legge del 2003.

Entrambi i titoli assicurano contro il rischio default dei nostri BTp, ma i primi considerano la ridenominazione dei titoli di stato italiani in lire un evento creditizio e attualmente costano agli acquirenti l’1,94%, a differenza dei secondi, che costano l’1,26%. Il minore costo di questi ultimi di 68 bp rappresenterebbe, quindi, il rischio percepito dal mercato di un ritorno alla lira, basso in valore assoluto, ma molto più di quello di Francia e Spagna e in crescita negli ultimi mesi. Un altro indizio sulle ragioni dell’aumento dello spread. (Leggi anche: Italia fuori dall’euro, decisivi prossimi 12 mesi)

 

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