Spread ai minimi da maggio. Ecco perchè i titoli di Stato salgono nonostante la crisi politica

Paradosso dei nostri titoli di stato: salgono nel bel mezzo di una crisi politica italiana potenzialmente devastante. Accadde la stessa cosa dopo le elezioni di febbraio

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Paradosso dei nostri titoli di stato: salgono nel bel mezzo di una crisi politica italiana potenzialmente devastante. Accadde la stessa cosa dopo le elezioni di febbraio
Spread ai minimi da maggio. Il differenziale di rendimento tra i nostri BTp decennali e i Bund tedeschi si è ristretto di quasi una ventina di punti base a 255 bp nelle ultime sedute post-Cassazione. Il titolo italiano a dieci anni rende oggi il 4,25%. Da quando è iniziato l’attacco ai nostri BTp dalla metà del 2011, solo a maggio di quest’anno si è avuto uno spread  più basso. Allora, i rendimenti a 10 anni sono scesi fino in zona 3,80%.
 
 

Spread e crisi politiche

Nulla di strano, se non fosse che lo scorso venerdì, a borse chiuse, la Cassazione abbia condannato in via definitiva il leader di uno dei principali partiti che sostengono il governo Letta delle larghe intese. Dalle 19.40 di quel giorno si discute in Italia se stiamo precipitando verso la più grave crisi istituzionale di sempre, se siamo vicini al caos più assoluto. Invece, la reazione dei mercati è stata quasi festosa. Come se nulla stesse accadendo. Non è una novità. Vi ricordate cosa accadde a febbraio, quando le elezioni politiche esitarono lo scenario peggiore, ossia di una paralisi in Parlamento? Lo spread s’impenno subito fino a quota 340 punti, salvo scendere costantemente fino ai 275 punti del 24 aprile, data in cui il presidente Giorgio Napolitano conferisce l’incarico di formare il governo ad Enrico Letta. Ma nei due mesi di caos, di incomprensione totale anche per i più avvezzi al gossip politico, lo spread si è ristretto di 65 punti.
 
 

La fiducia degli investitori

Cosa significa tutto ciò? Non fu lo spread il parametro che determinò la caduta del governo Berlusconi nel novembre del 2011, salvo impennare nuovamente in pieno governo Monti oltre 530 punti base nel luglio dello scorso anno?
La lezione che possiamo trarre è la seguente: le politiche economiche dei governi dell’Eurozona e gli accadimenti interni a ciascun suo paese sono fatti secondari per gli investitori. Essi guardano maggiormente agli scenari macro-geopolitici, a quanto succede a livello internazionale. Una crisi interna a un paese o un accadimento positivo influiscono istantaneamente sui comportamenti degli investitori, i quali, però, vendono o comprano poi con più razionalità, ossia basandosi sui dati di fatto e sugli scenari notevolmente più influenti.
Ad esempio, in questi giorni lo spread scende, perché la Federal Reserve ha confermato il QE3, allontanando di qualche mese lo spettro di una riduzione degli acquisti dei Treasuries e dei bond privati. Crisi o non crisi, i mercati confidano ancora che l’abbondante liquidità in circolazione funga da domanda sufficiente per evitare tensioni sui titoli di stato dei paesi semi-periferici dell’Eurozona. La Fed ha immesso in cinque anni 2.800 miliardi di dollari sui mercati e in tutto il pianeta l’aggregato monetario M2 è cresciuto di 22 mila miliardi di dollari, nello stesso lasso di tempo. Con tutto questo contante in giro, qualcuno comprerà i nostri titoli, no? 
 
 

Lo Spread farà parlare ancora di se a settembre

Tutto a posto? Non dobbiamo temere nulla? No. A settembre, svanito il clima vacanziero estivo, la politica italiana esploderà in tensioni che potrebbero portare alla caduta del governo Letta, mentre le elezioni in Germania decreteranno il terzo successo di fila per Angela Merkel e la Fed inizierà il suo “tapering” del QE3. Tutti fattori che spingeranno gli investitori a vendere i nostri BTp o, comunque, a una maggiore prudenza. La crisi dello spread non è finita. Torneremo a parlare presto di questa parola ignota ai più solo due anni fa.

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Argomenti: Economia Italia, Spread

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