Spread ai minimi da 2 mesi e volano le banche sulle aperture del governo sul deficit

Spread in caduta sotto i 300 punti sull'apertura del governo Conte alla Commissione europea per abbassare il deficit. E la Lega segna un altro punto a suo favore, mentre i 5 Stelle sulla manovra escono ridimensionati anche sul piano politico, oltre che nei consensi.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Spread in caduta sotto i 300 punti sull'apertura del governo Conte alla Commissione europea per abbassare il deficit. E la Lega segna un altro punto a suo favore, mentre i 5 Stelle sulla manovra escono ridimensionati anche sul piano politico, oltre che nei consensi.

E’ un tonfo per lo spread BTp-Bund a 10 anni alla riapertura dei mercati stamane. Il differenziale di rendimento tra i titoli italiani e quelli tedeschi per la scadenza è crollato dai 307 punti base di venerdì scorso a un minimo sotto i 281 bp oggi. I rendimenti decennali sono scesi fino al 3,18%, il livello più basso da due mesi a questa parte. Meno pronunciata la discesa dei biennali allo 0,98%. Nel frattempo, i titoli bancari a Piazza Affari trainano il listino, segnando una crescita del 5,4% e portando così l’Ftse Mib a oltre il +3%. A cosa è dovuta tanta euforia? Alle aperture del governo Conte sul deficit. Il premier ha incontrato sabato il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, e i commissari Valdis Dombrovksis e Pierre Moscovici, dopo che Bruxelles aveva annunciato una settimana fa di avere respinto la manovra di bilancio dell’Italia, paventando l’apertura di una procedura d’infrazione per debito eccessivo.

Nelle scorse ore, però, i due vice-premier Matteo Salvini e Luigi Di Maio hanno fatto sapere di essere favorevoli a una riduzione del deficit fissato al 2,4% per l’anno prossimo, pur confermando il mantenimento delle misure contenute nella legge di Stabilità, ossia reddito di cittadinanza e quota 100 sulle pensioni. Il leader della Lega ha dichiarato di “non essere fissato con i decimali”, mentre il portavoce grillino se n’è uscito spiegando che “le persone vengono prima dei numeri” e che per lui ridurre il deficit senza intaccare le misure “non sarebbe un problema”. Era quello che i mercati finanziari volevano sentire da settimane.

Cosa ha convinto la maggioranza ad attenuare i toni? Forse, la consapevolezza che tirare troppo la corda finirebbe per spezzarla e a rimetterci non sarebbe solo la UE, bensì i risparmi degli italiani. La 14-esima emissione del BTp Italia è stata un clamoroso insuccesso, con ordini raccolti tra le famiglie per appena poco più di 800 milioni, quando ci si aspettava fino a 10 volte in più. Nemmeno gli investitori istituzionali sono corsi all’acquisto, nonostante una cedola a dir poco generosa, puntandovi appena 1,3 miliardi. Più segnale di così non si potrebbe. E le famiglie – badate bene, non i soliti grandi speculatori internazionali – hanno inviato un messaggio chiarissimo al governo, cioè che va bene lottare contro l’Europa dei commissari per farsi rispettare, ma che questo non può minacciare le fatiche di una vita di lavoro. Il debito italiano non è percepito sostenibile senza la fiducia dei creditori e il governo non può ignorare il giudizio dei mercati, che in parte dipende dalla nostra capacità come Italia di mostrarci rispettosi delle regole dell’unione monetaria a cui apparteniamo, altrimenti rischiamo di apparire con un piede fuori dall’euro.

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Quali modifiche si rendono adesso necessarie per andare incontro ai commissari? Si parla già di abbassare il target sul deficit al 2%, per cui servirebbe rientrare di circa 7 miliardi. Sul come, abbiamo già scritto. Facendo partire reddito di cittadinanza e quota 100 da aprile, anziché da gennaio, già si spenderebbe sui 4 miliardi in meno. Restringendo le condizioni d’accesso alle due misure porterebbe in dote qualche altro miliardo, grazie alla riduzione della platea dei beneficiari e se, poi, per l’erogazione del sussidio non si passasse più per i Centri per l’impiego, bensì per le imprese, come chiede adesso la Lega, si risparmierebbero altri 1,2 miliardi per la riattivazione dei vecchi uffici di collocamento.

Sul piano politico, il punto è un altro: non si poteva fare prima questo ragionamento ed evitare a noi tutti due mesi di fuoco sui mercati, che hanno incrinato la già debole fiducia di risparmiatori, consumatori e imprese, intaccando la crescita dell’economia? La domanda è retorica e la risposta ha a che vedere con l’atteggiamento del Movimento 5 Stelle in questa fase, lo stesso che ha festeggiato sul balcone di Palazzo Chigi l’innalzamento del deficit-obiettivo al 2,4%, come se fosse in sé lo scopo della propria azione. Sin dall’inizio, la Lega avrebbe desiderato un deficit al 2% per non indispettire troppo i mercati, ma i grillini hanno voluto strafare per segnalare ai propri elettori di essere capaci di spingersi oltre nella battaglia contro i commissari. Non pare siano stati premiati dagli italiani, se è vero che i sondaggi oggi li darebbero sotto il 28% con una Lega sopra il 36%. Per il governo, il consenso non solo resta alto, ma sembrerebbe crescere nel complesso; dentro la maggioranza, però, è in corso un ribilanciamento tutto a favore di Salvini e che penalizza Di Maio.

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La strategia di Salvini

Bisogna chiedersi se Salvini stia perseguendo una precisa strategia sulla manovra. Come abbiamo notato più volte, non c’è molta traccia di leghismo tra le pagine di quest’ultima, segno che il Carroccio abbia voluto lasciare ai grillini campo libero sull’economia, ottenendo in cambio copertura sui temi della sicurezza e dell’immigrazione, che non solo stanno molto a cuore agli elettori nordisti, ma hanno anche il pregio di essere a costo zero per lo stato, quindi, concretamente attuabili. E, però, sa benissimo Matteo che di sola lotta agli sbarchi clandestini non si vive a lungo. Difficile immaginare che abbia in mente di lasciare la gestione dell’economia agli alleati di governo, le cui istanze appaiono contrapposte a quelle sue. Che non abbia voluto usarli per alzare la tensione con Bruxelles, al contempo facendoli andare a sbattere? In questo modo, può cavalcare il consenso tra l’elettorato euro-scettico, ormai largamente maggioritario in Italia, senza esporsi in prima persona, se è vero che il deficit non è certo stato innalzato per lui, se non marginalmente.

C’è tutta la sensazione che Paolo Savona e la sua richiesta di riscrivere la manovra abbiano aperto una seconda fase nel governo, caratterizzata dalla presa delle redini sempre più esplicita di Salvini, dopo avere fatto sfogare Di Maio e i suoi uomini nella partita (persa) contro i commissari. Come dire, “tranquilli, adesso ci pensa papà”. Anche in un’ottica di alleanze a Strasburgo, questa mossa lo rafforzerebbe, in quanto accresce la sua credibilità come interlocutore del PPE per dopo le elezioni europee, quando verosimilmente la Lega si troverà a guidare il fronte degli euro-scettici moderati con cui i popolari dovranno e vorranno dialogare per formare la prossima Commissione e spartirsi le cariche istituzionali. A quello punta Salvini, a trovare appoggio nel nuovo corso per ottenere il supporto necessario per governare a Roma, in prima persona, con poteri più incisivi sul piano fiscale. E quando avrà la presumibile certezza matematica di riuscire a conquistare la maggioranza assoluta dei seggi in Parlamento, magari con l’aiuto di Giorgia Meloni e del suo listone di centro-destra già in rampa di lancio per le europee, farà cadere il governo Conte come una foglia ingiallita in pieno autunno travolta dal vento.

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Argomenti: austerità fiscale, Banche italiane, bond sovrani, Crisi delle banche, Debito pubblico italiano, Economia Italia, rendimenti bond, Spread