Spread a 170 bp e divario invariato con la Spagna. Ecco perché la crisi non è rientrata

Lo spread BTp-Bund si attesta a livelli più bassi dai picchi registrati la scorsa settimana, ma la crisi non è cessata, come conferma anche il divario immutato con i titoli spagnoli. E nelle prossime settimane, sono attesi appuntamenti importanti.

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Lo spread BTp-Bund si attesta in queste ore in leggero rialzo a quasi 170 punti base, rispetto ai 166 della chiusura di venerdì scorso. Nulla di drammatico, ma per quanto ci siamo allontanati dal picco dei 203 punti base toccati giovedì, l’allarme non è affatto rientrato. Guardando al grafico dei rendimenti, scopriamo che quelli a 10 anni dei titoli di stato italiani girano intorno al 2,54%, quelli dei Bonos spagnoli al 2,21% e quelli tedeschi sotto lo 0,9%. Pertanto, i rendimenti dei Bund sono ancora vicinissimi ai minimi storici registrati nelle sedute scorse e i titoli spagnoli continuano a rendere per la scadenza decennale 32-33 punti base in meno dei nostri. In altre parole, la distanza tra Italia e Spagna si è ampliata a nostro sfavore dai 4-5 punti in media di quest’estate a oltre una trentina.   APPROFONDISCI – Allarme spread: aumentano le distanze con Germania e Spagna. Che succede? Spread a 186 bp e cresce il divario con i Bonos. L’Italia è sotto attacco dei mercati   Non siamo ancora ai livelli di guardia, né in termini assoluti (i nostri rendimenti sono poco superiori ai minimi di sempre), né in termini relativi. I trader riterrebbero allarmante se lo spread tra BTp e Bonos si allargasse sopra ai 50 punti, indicando una fuga dei soli rendimenti italiani, rispetto ai titoli core della Germania. Il trend non è, però, confortante, anche perché nelle prossime due settimane, l’Italia dovrà passare tra due scadenze a dir poco sensibili: l’esito degli stress-test condotti dalla BCE sulle maggiori 128 banche dell’Eurozona, tra cui 15 italiane e il giudizio della Commissione europea sulla legge di stabilità per il 2015. Sul primo punto, andrebbe riconosciuto che complessivamente la situazione del nostro paese sarebbe migliore rispetto alla media. Tuttavia, a fronte di istituti molto capitalizzati, come Unicredit e Intesa-Sanpaolo, altri, come MPS, potrebbero mostrare criticità, tanto che da qualche seduta i titoli sono stati presi di mira sulla scorta di indiscrezioni non verificate. In sostanza, i mercati potrebbero tornare a prendere di mira Piazza Affari, qualora uno o più istituti italiani fossero bocciati all’esame di Francoforte. E uno dei maggiori squilibri patrimoniali di Siena è dato proprio dall’eccesso di BoT e BTp in pancia, per oltre 23 miliardi di euro.   APPROFONDISCI – MPS nella bufera: precisazioni su stress test dopo indiscrezioni di stampa   Sulla legge di stabilità, una bocciatura è probabile, perché il governo Renzi ha presentato coperture a dir poco risibili per il taglio delle tasse, giovandosi dell’innalzamento deciso unilateralmente del deficit-obiettivo dal 2,2% al 2,9% per l’anno prossimo, “liberando” così risorse per 11,5 miliardi, i due terzi del minore gettito derivante dai tagli fiscali. Non scordiamoci, infine, che lo spread BTp-Bund era sceso a inizio mese fino a 130 punti base, il livello più basso degli ultimi quasi 4 anni. In un paio di settimane siamo tornati a una trentina di punti sopra. Una lievitazione lenta (scosse a parte), ma apparentemente duratura.   APPROFONDISCI – Padoan contro Renzi sulla legge di stabilità. Lo spread lo spingerebbe alle dimissioni  

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