Spot Moby-Tirrenia nella bufera: l’italianità vs lavoratori stranieri sottopagati

Lo spot della Moby-Tirrenia nella bufera per esaltare l'italianità e vantarsi di avere personale italiano. Un strategia di marketing o una botta alla concorrenza?

di Chiara Lanari, pubblicato il
Lo spot della Moby-Tirrenia nella bufera per esaltare l'italianità e vantarsi di avere personale italiano. Un strategia di marketing o una botta alla concorrenza?

Lo spot della Moby-Tirrenia sta scatenando un putiferio in rete. Quel “Naviga Italiano” che sa tanto di slogan razzista è diventato l’emblema della polemica social considerando un post elezioni che sembra aver ravvivato un certo sentimento nazionalista. La campagna pubblicitaria delle due compagnie, che sta girando sui social e sui quotidiani, fa leva appunto sull’italianità dei dipendenti ma a molti, anzi moltissimi, non è affatto piaciuta.

Una strategia di marketing o c’è di più?

La campagna, creata dall’agenzia Armando Testa, ha provocato un polverone mediatico a causa dello slogan considerato, appunto, razzista poiché sembra discriminare le altre etnie per risaltare il fatto che la compagnia ha solo il 6% di dipendenti stranieri. In una nota del gruppo si legge infatti: “Onorato Armatori ha circa 4.750 lavoratori, dei quali meno del 6% è straniero. Ed è proprio questo il messaggio che si vuole lanciare: navigare con il Gruppo Onorato Armatori vuol dire anche difendere il lavoro e la dignità dei nostri connazionali, perché una nave che batte bandiera italiana deve avere marittimi italiani, e non tanti extracomunitari sfruttati e con stipendi da fame”.

Bloccare finanziamenti pubblici alle compagnie che imbarcano personale straniero

L’insinuazione al fatto che altre compagnie assumano e sottopaghino lavoratori stranieri sembra certa, dunque non è soltanto un modo per portare avanti quel “prima gli italiani” che ormai è tanto in voga ma anche applicare una strategia per “togliere” alla concorrenza strumentalizzando questo concetto e bloccare i finanziamenti pubblici e gli sconti fiscali alle concorrenti che usano personale straniero.

”Se venissero pagati con gli stessi contratti degli italiani potremmo anche discuterne. Non vogliamo assolutamente che venga consentita l’assunzione di extracomunitari con contratti da fame, a 600 dollari al mese, come qualcuno sta già facendo. Al momento, sulle rotte nazionali non è possibile imbarcare personale extracomunitario ma la Confidarma sta facendo pressioni per ottenere una norma che liberalizzi tutto” aveva detto Vincenzo Onorato a La Stampa.

Recente, d’altronde, è la vicenda di Burgez, il fast food che sui social aveva pubblicato un annuncio di lavoro additando le italiane come scansafatiche dedite solo alla palestra e al fidanzato. Nel caso di Moby e Tirrenia invece si gioca sull’italianità e sul concetto di “garantire un lavoro alla nostra gente e alle loro famiglie e difendere la dignità dei nostri connazionali”. Una strategia di marketing che solo il tempo saprà premiare o punire. In ogni caso i social, almeno per ora, sembrano non perdonare del tutto. 

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Argomenti: Economia Italia, Social media e internet

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