'Spezzare il credit crunch con le cartolarizzazioni dei crediti

Spezzare il credit crunch con le cartolarizzazioni dei crediti

Le cartolarizzazioni dei crediti, se opportunamente regolamentate e coperte da garanzie pubbliche, possono essere per le aziende, e in modo particolare per le piccole e medie imprese (Pmi), una interessante fonte di finanziamento

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Le cartolarizzazioni dei crediti, se opportunamente regolamentate e coperte da garanzie pubbliche, possono essere per le aziende, e in modo particolare per le piccole e medie imprese (Pmi), una interessante fonte di finanziamento

Quando si parla di cartolarizzazioni dei crediti (“loan securitisation”) il pensiero corre immediatamente al 2008 e alla crisi innescata negli Stati Uniti dai cosiddetti mutui subprime. Eppure, nonostante la débâcle statunitense di inizio millennio, le cartolarizzazioni rappresentano uno degli sviluppi finanziari più interessanti degli ultimi trent’anni. Questi strumenti, se opportunamente regolamentati, possono infatti essere per le aziende, e in modo particolare per le piccole e medie imprese (Pmi), una interessante fonte di finanziamento. 

 

Cos’è una cartolarizzazione e quali sono le sue principali caratteristiche?

Iniziamo con il dire che si tratta di un’operazione relativamente complessa, che coinvolge diversi attori, e che può essere schematicamente rappresentata nel seguente modo: una banca (“originator”) cede un portafoglio di prestiti a un’entità esterna denominata Special Purpose Vehicle (“SPV”), la quale ha per unico oggetto sociale la gestione dell’operazione di cartolarizzazione; lo SPV emette obbligazioni garantite dal valore capitale e dal flusso di interessi attesi sui prestiti cartolarizzati e le colloca presso una banca di investimento che si occuperà di piazzarle presso gli investitori finali.

Di fatto, il prestito bancario viene trasformato in un titolo (con caratteristiche predefinite di rischio) che consente agli istituti di espandere la concessione dei prestiti trasferendo sul mercato secondario il rischio di credito, ottenendo in questo modo liquidità e liberando del capitale da destinare a nuovi prestiti e a nuove operazioni di cartolarizzazione.

 

I beneficiari

La cartolarizzazione è un’operazione economicamente vantaggiosa sia per l’originator sia per gli stessi investitori perché consente a quest’ultimi di investire una quota modesta dei propri risparmi a fronte di rendimenti elevati e con caratteristiche di rischio parzialmente slegate a quelle del rischio Paese (o rischio sovrano).

Vi sono inoltre benefici tangibili anche per le imprese stesse. Basti considerare che se il 5 per cento dei fondi comuni obbligazionari italiani fosse investito in questa particolare tipologia di cartolarizzazioni, si metterebbe in circolo all’economia all’incirca 17 miliardi, una cifra pari alla contrazione del credito alle Pmi nel 2012.

 

Suggerimenti per uniformare e regolamentare il mercato delle cartolarizzazione dei crediti

Per poter avviare questo processo virtuoso, e quindi espandere il mercato delle cartolarizzazioni dei prestiti alle Pmi, è però necessario contestualmente agire su più fronti.

Innanzitutto, occorre standardizzare i criteri di valutazione delle controparti. Spesso le informazioni usate dalla banca che origina il prestito non sono facilmente verificabili o presentate in maniera uniforme, il che rende difficile l’assegnazione di un rating a un pacchetto di prestiti. Alcune di queste difficoltà potrebbero essere superate consentendo l’accesso alla Centrale dei Rischi, attraverso interrogazioni ad hoc, a chi ha la responsabilità di valutare il rischio di credito dei prestiti cartolarizzati (ad esempio le agenzie di rating).

In secondo luogo, per favorire la crescita di questo mercato sarebbe opportuna, almeno inizialmente, la presenza di un soggetto pubblico (per es. la Cassa depositi e prestiti) che acquisti i prestiti dalle banche (o offra delle garanzie aggiuntive) ed operi come emittente sul mercato.

Occorrono, infine, interventi mirati a uniformare la regolamentazione delle attività di loan securitisation, disciplinando eventuali conflitti di interesse (come nei casi in cui l’originator e il proprietario dei fondi coincidano), prevedendo una serie di vincoli di liquidità e introducendo degli incentivi fiscali per coloro che deterranno questi investimenti nei propri portafoglio per un numero minimo di anni. 

 

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