Spagna verso il voto anticipato a giugno, ma lo stallo politico non si sbloccherà

Re Filippo VI di Spagna ha incontrato ieri i leader dei quattro principali partiti politici presenti in Parlamento – il premier Mariano Rajoy per il Partito Popolare, il segretario socialista Pedro Sanchez, Pablo Iglesias per Podemos e Alberto Rivera per Ciudadanos – ma al termine delle consultazioni ha dovuto prendere atto che non esiste alcuna […]

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Re Filippo VI di Spagna ha incontrato ieri i leader dei quattro principali partiti politici presenti in Parlamento – il premier Mariano Rajoy per il Partito Popolare, il segretario socialista Pedro Sanchez, Pablo Iglesias per Podemos e Alberto Rivera per Ciudadanos – ma al termine delle consultazioni ha dovuto prendere atto che non esiste alcuna […]

Re Filippo VI di Spagna ha incontrato ieri i leader dei quattro principali partiti politici presenti in Parlamento – il premier Mariano Rajoy per il Partito Popolare, il segretario socialista Pedro Sanchez, Pablo Iglesias per Podemos e Alberto Rivera per Ciudadanos – ma al termine delle consultazioni ha dovuto prendere atto che non esiste alcuna maggioranza in vista per formare il nuovo governo, quando sono trascorsi più di quattro mesi dalle elezioni politiche del 20 dicembre scorso. Il sovrano ha anche annunciato che non proporrà alcun nuovo nome come premier, un passo che sancisce di fatto lo scivolamento verso elezioni anticipate, che dovrebbero tenersi il prossimo 26 giugno, a poco più di sei mesi dalle precedenti.

Formalmente, però, il Parlamento potrà essere sciolto solo dopo il decorso infruttuoso dei 60 giorni per formare un esecutivo dalla data del primo tentativo, per cui bisogna attendere lunedì 2 maggio. A dicembre, il Partito Popolare ha riportato il maggior numero di consensi e di seggi, ma non è riuscito a conquistare nuovamente la maggioranza assoluta in Parlamento, arrivando a quota 123 su 350. Al secondo posto si sono attestati i socialisti del PSOE, che hanno ottenuto solamente 90 seggi. L’estrema sinistra di Podemos, invece, è balzata al terzo posto, inseguita dai centristi pro-mercato di Ciudadanos.

Sondaggi Spagna: stallo resterà

A causa di veti incrociati tra i partiti, incompatibilità dei programmi e tatticismi negoziali, nessuna nuova maggioranza è stata possibile, nonostante il leader socialista abbia cercato di stringere un’alleanza ampia, che avrebbe dovuto comprendere Ciudadanos e Podemos, i cui programmi sono tra di loro a dir poco alternativi. Il punto è che le elezioni anticipate, stando ai sondaggi, non smuoverebbero le acque e il rischio di un nuovo stallo politico resta alto. I popolari si confermerebbero primi, ma anche a giugno mancherebbero la maggioranza assoluta dei seggi, mentre Podemos potrebbe presentarsi alleato con i comunisti e divenire la seconda forza politica spagnola con oltre 6 milioni di voti. In teoria, un rafforzamento della sinistra radicale porterebbe acqua al mulino dei socialisti, che così potrebbero vantare i numeri per formare un nuovo governo.

     

Elezioni Spagna, rischio per la moneta unica con Podemos al governo

Quanto questo scenario possa essere positivo per l’Eurozona resta da vedere. Madrid rischia di inseguire il modello Lisbona, dove nel novembre scorso si è dato vita a un governo a guida socialista, ma sostenuto da forze di estrema sinistra anti-austerity, anti-euro, anti-UE e persino contrarie alla permanenza del Portogallo nella NATO. Anche qui, a vincere le elezioni, ma senza ottenere la maggioranza assoluta dei seggi, era stato il centro-destra. Questo scenario di crisi e di potenziale stallo anche successivo al voto anticipato, mentre anche l’Irlanda del boom economico è da due mesi senza un governo, dopo che quello di coalizione destra-sinistra uscente è stato sonoramente sconfitto alle urne, provocando la quasi scomparsa dei laburisti in Parlamento e il trionfo del centro-destra all’opposizione. Il caso spagnolo non sta avendo ripercussioni negative sui mercati, anche se lo spread tra i Bonos e i Bund per la scadenza decennale è più elevato di una decina di punti base rispetto a quello BTp-Bund. Era più basso mediamente di 4-5 bp fino all’estate scorsa. L’ottimismo degli investitori, malgrado tutto, è legato alla robusta ripresa dell’economia spagnola, che cresce intorno al 3%, anche se il tasso di disoccupazione resta al di sopra del 22%, il secondo livello più alto dopo la Grecia. Che stiano sottovalutando il rischio che presto la quarta economia dell’Eurozona sia guidata da un governo rosso-rosso, inclusivo del movimento anti-austerità?  

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